Il Comune di Pomezia ha inserito l’intervento nel nuovo programma triennale delle opere pubbliche, a fine 2025, con un impegno da 200mila euro l’anno per il triennio appena iniziato. È un passaggio che conta perché sposta la difesa costiera dal capitolo delle intenzioni a quello delle scelte: soldi, calendario, priorità.
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Il mare che avanza e la spiaggia che arretra
Dietro quei numeri c’è una realtà che i residenti di Torvaianica conoscono fin troppo bene: in inverno la linea di costa arretra, in estate si cerca di recuperare, e intanto ogni mareggiata “mangia” metri di arenile e mette in crisi strutture e attività.
Non è un allarme astratto: in passato le mareggiate hanno colpito anche punti delicati come l’approdo dei pescatori, con danni economici e stop forzati. Negli ultimi anni il racconto si è ripetuto tra erosione, stabilimenti stressati e infrastrutture vulnerabili.
La strategia “reef ball”: frangere l’onda prima che frantumi la riva
La risposta di Pomezia al problema dell’erosione costiera sul litorale di Torvaianica punta su una difesa più “intelligente” delle classiche barriere a vista: strutture sommerse frangiflutto in stile “reef balls”. Dove previsto inoltre, elementi come pali permeabili capaci di dissipare energia senza trasformare il mare in un muro.
Il principio è semplice: far rompere e scaricare la forza dell’onda più al largo, così che a riva arrivi un moto ondoso meno distruttivo.
È un approccio ispirato ai sistemi naturali di barriera, pensato per gestire l’erosione in modo più graduale e compatibile.
Non solo protezione: un progetto che parla anche di ecosistema e turismo
Le “reef balls” non sono solo opere di difesa: sono moduli cavi (con aperture) progettati per diventare, col tempo, micro-habitat.
La letteratura e i progetti internazionali le descrivono come strutture in calcestruzzi studiati per l’ambiente marino, usate in molte aree del mondo non solo come protezione ma anche per favorire biodiversità e ripopolamento.
Tradotto: se funzionano, possono proteggere la spiaggia e allo stesso tempo mantenere più “vivo” il tratto di mare, con un potenziale effetto indiretto su fruibilità e attrattività turistica (la vera economia del litorale, stagione dopo stagione).

Tempi e costi: 200mila euro l’anno fino al 2028, e la corsa contro i prossimi inverni
Il quadro economico dell’intera operazione è chiaro: tre tranche da 200mila euro nel triennio 2026-2028.
Il documento non entra nei dettagli esecutivi — quelli arrivano con i progetti e le autorizzazioni — ma la direzione è tracciata: mettere in mare una difesa capace di reggere l’urto delle prossime stagioni di mare grosso.
Nel mirino del progetto “reef balls” ci sono i tratti più esposti del litorale di Pomezia, come l’area verso Campo Ascolano e zone di Torvaianica già segnate dall’erosione.
Se il cronoprogramma terrà, il 2026 sarà l’anno della messa a terra tecnica; dal 2027 in poi, quello del “test” sul campo. E il mare, purtroppo, non aspetta.
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