Il Comune di Castel Gandolfo ha quindi avviato la variante urbanistica straordinaria necessaria per far avanzare e ampliare a dismisura pontili e passerelle presenti nel Centro Olimpico attivo sulle sponde del lago Albano e necessari agli atleti per salire sulle canoe, vale a dire per ripristinare la messa in acqua delle imbarcazioni, un gesto semplice reso impossibile però a causa del ritiro dell’acqua determinato dalla drammatica crisi idrica.
L’acqua del lago arretra alla velocità della luce e la spiaggia diventa sempre più lunga e inquietante. L’atto municipale è datato 30 gennaio 2026.
Il Centro Olimpico del Lago Albano rischia di restare con le canoe a secco
In concreto, per evitare che il Centro Olimpico resti senza l’acqua, con le canoe a secco e sia costretto a sospendere le attività degli atleti, non basta una manutenzione ordinaria.
Serve un atto autorizzativo specifico e in variante del Comune di Castel Gandolfo (un nulla osta in deroga) che consenta di modificare pontili e passerelle su area demaniale lacustre.
Il fatto stesso che si debba ricorrere a un titolo “straordinario” segnala che l’adattamento non è marginale: è una risposta strutturale a un arretramento drammatico e costante della linea d’acqua.
E qui si vede l’effetto domino della crisi idrica feroce che sta travolgendo i Castelli Romani.
Un problema idrogeologico diventa costo pubblico e privato, spinge a nuove opere, aumenta pressione sull’ecosistema e apre un conto economico e ambientale che cresce insieme ai metri di lago che scompaiono sotto i nostri occhi.

La mossa del Comune di Castel Gandolfo: salvare l’alaggio
Tradotto dal burocratese significa che l’amministrazione di Castel Gandolfo ha avviato il percorso per ottenere i via libera necessari al progetto richiesto dal Centro Olimpico, tra l’altro in corso di ristrutturazione coi fondi PNRR, soldi che rischierebbero di essere gettati al vento in caso di stop alle attività a causa della crisi idrica.
L’obiettivo dichiarato è semplice e concreto: riportare in funzione l’“alaggio”, cioè quel gesto banale e decisivo – barca in acqua, barca fuori acqua – che senza profondità dell’acqua diventa un’impresa impossibile.
Quando un centro sportivo deve “inseguire” l’acqua, con la spiaggia che si allunga sempre di più e sempre più velocemente causa siccità, non è più solo un problema di sport.
La pioggia regala una tregua, ma è solo una ‘illusione’
Nel racconto della crisi idrica, i Castelli Romani hanno smesso da tempo di parlare per metafore.
Secondo segnalazioni e comunicati rilanciati da stampa locale e comitati, i livelli del Lago Albano e del Lago di Nemi avrebbero superato la soglia di emergenza, con una perdita stimata di decine di milioni di metri cubi d’acqua.
Sono dati attribuiti a fonti associative, ma anche ai dati del teleidrometro dell’AUBAC (Autorità di Bacino), quindi la fotografia è coerente con l’allarme sul territorio.
Con le continue e intense piogge di questo ultimo periodo il lago segna un aumento del livello che torna però solo alle misure dello scorso agosto. Ma sappiamo purtroppo per esperienza che riperderà molto velocemente quei centimetri che le piogge gli stanno regalando.

È facile, osservando il grafico, vedere l’effetto delle intense piogge: quando piove il livello si alza velocemente, ma appena smette di piovere, il bilancio idrico torna in negativo a causa degli intensi prelievi idrici. Ne è prova il livello stesso del lago, che ricomincia immediatamente a calare.
Risultato: per invertire davvero la rotta non si può certo sperare in una Italia inondata da piogge intense senza interruzione per 12 mesi l’anno, dove bisogna agire è sul bilancio idrico, diminuendo i prelievi dall’intera falda dei Castelli Romani.
Alcune realtà ambientaliste hanno infatti puntato il dito su prelievi Acea e sulle perdite della rete idrica, citando percentuali di dispersione molto alte negli ultimi anni.
Un tema che, al netto delle polemiche, indica una cosa chiara – se l’acqua si perde prima di arrivare ai rubinetti, la falda paga due volte.
Il crescendo finale: i pontili “infiniti” come simbolo di un collasso
Mentre si preparano passerelle più lunghe per far scivolare le canoe degli atleti nazionali e olimpici dove prima bastavano pochi metri, la comunità si ritrova a fare i conti con una risorsa che non è più garantita.
Anche le istituzioni locali hanno acceso i riflettori con incontri pubblici e promesse di interventi e finanziamenti, segno che l’emergenza non è più confinata ai barcaioli o agli atleti.
Ma la domanda resta politica prima che sportiva: quanto potremo ancora allungare i pontili prima che diventi evidente che l’attività sportiva non è più praticabile in quello storico sito olimpico?

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