È una questione che in realtà riguarda tutte le attività, industriali, artigianali e commerciali di Aprilia.
Al centro del contendere c’è il saldo della tassa sui rifiuti per l’anno 2021, in particolare il tema della tassabilità delle aree destinate a parcheggio, coperte e scoperte, a servizio del punto vendita della catena della grande distribuzione.
Il Comune si prepara a difendere le proprie ragioni anche nel giudizio di legittimità presso la Suprema Corte, ultimo grado di giudizio. Alla Corte di Cassazione si è arrivati dopo che il Comune di Aprilia ha incassato due pronunce favorevoli, prima dalla Commissione tributaria provinciale di Latina e poi dalla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio.
In particolare, quest’ultima, con la sentenza depositata il 22 maggio 2025, ha rigettato l’appello di Esselunga, confermando la legittimità della richiesta comunale: oltre 31mila euro complessivi, di cui circa 10mila euro relativi proprio alle superfici destinate alla sosta dei veicoli.
La tassa sui rifiuti si paga anche sul parcheggio?
Nello specifico, il cuore economico della controversia è legato all’estensione delle superfici e agli importi contestati.
Per il saldo Tari 2021 il Comune di Aprilia ha richiesto complessivamente 31.709 euro: 21.550,01 euro riferiti ai 7.438 metri quadrati destinati alla vendita, somma mai messa in discussione dal punto vendita, e 10.158,99 euro relativi a circa 8.200 metri quadrati di aree di parcheggio, di cui 6.601 metri quadrati coperti e 1.603 scoperti.
È su questa seconda voce che si è innestato il contenzioso.
Secondo Esselunga, tali superfici sarebbero utilizzate esclusivamente per la sosta gratuita e il transito dei veicoli dei clienti e, in quanto tali, prive di una autonoma e apprezzabile produzione di rifiuti urbani, con conseguente esclusione dall’imposizione Tari.
Una ricostruzione che i giudici tributari non hanno condiviso, ritenendo che la destinazione a uso pubblico dei parcheggi comporti, in via presuntiva, la produzione di rifiuti e che la documentazione prodotta dalla società non sia stata sufficiente a superare tale presunzione.
Deciderà la Corte di Cassazione
La sentenza del 2025 richiama esplicitamente l’orientamento della Corte di Cassazione, che con una decisione del luglio 2024 ha stabilito come i parcheggi aperti al pubblico, anche gratuiti, siano in linea di principio soggetti a Tari, in quanto frequentati da persone e veicoli e quindi potenzialmente produttivi di rifiuti.
Spetta al contribuente, semmai, fornire una prova rigorosa contraria, ritenuta in questo caso insufficiente.
Esselunga ha visto almeno riconociuta dai giudici la compensazione delle spese, motivata dalla “novità dell’orientamento” e da una giurisprudenza definita oscillante.
Comunque la società leader nella grande distribuzione ha deciso di non fermarsi e ha proposto ricorso per Cassazione, notificato al Comune di Aprilia nel dicembre 2025. Da qui la necessità, per l’amministrazione guidata dalle tre commissarie, di organizzare la difesa.
Il Comune di Aprilia nomina un avvocato esterno
Con una Determinazione adottata il 30 gennaio 2026, la Commissione straordinaria che guida l’ente ha disposto la proposizione del controricorso, affidando l’incarico all’avvocata Francesca D’Addario, del foro di Roma.
Una scelta dettata sia dall’urgenza dei termini sia dall’impossibilità, per l’Avvocatura comunale, di seguire direttamente il procedimento a causa dell’elevato carico di lavoro.
D’Addario, peraltro, è già difensore del Comune di Aprilia in altri contenziosi analoghi pendenti in Cassazione con la stessa società, elemento che ha consentito l’affidamento diretto dell’incarico secondo il regolamento interno.
Il costo complessivo della prestazione professionale è stato fissato in 1.847,20 euro, accessori inclusi.
La decisione della Suprema Corte è infatti destinata a pesare non solo sui rapporti tra Aprilia ed Esselunga, ma più in generale sull’interpretazione della Tari applicata alle grandi strutture commerciali.
È giusto o no pagare?
La giustizia farà il suo corso, ma il cittadino di Aprilia, in particolare chi gestisce un’attività, si chiede: sono giuste queste regole di applicazione della Tari?
In linea di principio la tassa sui rifiuti dovrebbe essere proporzionale alla quantità di rifiuti prodotti. Ecco perché, ad esempio, per calcolare la cifra che deve pagare una famiglia si parte dal numero dei componenti: più persone, più rifiuti.
Ma ci sono casi in cui davvero si fa difficoltà a comprendere. Ad esempio il caso dei grandi depositi. Ad Aprilia ce ne sono tanti. Questi non effettuano alcuna lavorazione di merci, non producono in realtà alcun rifiuto. Eppure pagano cifre enormi di Tari.
La tassa così impostata sembra più una tassa di proprietà che un canone per i servizi.
E il caso dei parcheggi sembra essere un caso limite. Il Comune di Aprilia chiede più di 10mila euro per la raccolta rifiuti sull’area dei grandi parcheggi di Esselunga. Ma quali rifiuti? Forse lo scontrino che qualche cliente maleducato butta per terra appena uscito dal supermercato?
Ma quando si parla di tasse, l’onere della prova in Tribunale si capovolge. Non è il Comune a dover provare che lì vengono prodotti rifiuti, ma è l’azienda che deve provare che non ne produce.
Ma come si fa a provare che una cosa non avviene?
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