Non un annuncio in pompa magna, ma una mossa concreta, che mette in sicurezza autorizzazioni e continuità produttiva. La nuova titolarità passa a Favillini Pharmaceutical Packaging Group S.p.A., che prende il testimone di Interpack S.p.A. dopo un’operazione societaria di fusione per incorporazione: cambia il nome sulla carta, ma soprattutto cambia la traiettoria industriale del sito.
La società mostra numeri in forte crescita: 45 milioni di € di fatturato nel 2024, oggi 3 stabilimenti che occupano 270 dipendenti.
Dietro l’operazione c’è anche il fondo Arcadia SGR, che investe in piccole e medie imprese.
La “terza gamba” italiana: Livorno, Liscate e ora anche Pomezia
Il gruppo che entra in scena è un player strutturato nel packaging secondario per farmaceutico: astucci e materiali stampati che accompagnano il farmaco, dove precisione e conformità contano quanto la velocità.
L’assetto industriale racconta l’espansione. Tre presidi in Italia: la sede sotirca di Livorno, quella di Liscate (Milano) acquisita nel 2024 e ora Pomezia
Un profilo da “colosso” del settore, con un posizionamento che mira a coprire l’intera filiera produttiva in modo sempre più integrato.
L’arrivo a Pomezia, in questo quadro, suona come una scelta di campo: presidiare Roma Sud, un’area importantissima per il settore farmaceutico, per intercettare domanda, volumi e nuove opportunità.
Il packaging che “regge” il farmaco e un pezzo di Roma sud: perché qui può scattare la domanda di lavoro
Il packaging farmaceutico non è solo cartone. È tracciabilità, standard, controlli, tempi stretti, processi che devono reggere audit e verifiche. Significa stampa, fustellatura, incollaggio, controllo qualità, gestione dei materiali e – sempre più – competenze tecniche e di processo.
È anche per questo che l’ingresso di un gruppo forte può generare un’onda lunga: se i volumi si consolidano e l’integrazione industriale accelera, lo stabilimento laziale potrebbe aver bisogno di nuova forza lavoro in loco, dai profili produttivi a quelli tecnici, fino alle funzioni di logistica e supply chain. In queste filiere, quando la macchina riparte, difficilmente si ferma al primo giro.
Roma Sud “farmaceutica”: quando l’attrattività nasce dall’ecosistema
Poi c’è il contesto. Pomezia non è una casella qualsiasi sulla mappa industriale del Lazio: è un territorio che negli anni ha attratto e trattenuto una presenza significativa del chimico-farmaceutico e delle attività collegate.
Ed è proprio questa densità a rendere l’area appetibile anche per chi lavora “dietro le quinte” del farmaco.
Dove ci sono stabilimenti, linee produttive, ricerca e supply chain, nasce automaticamente un bisogno costante: avere vicino fornitori affidabili, tempi di consegna ridotti, capacità di risposta rapida. Il packaging, in questa logica, non arriva come un corpo estraneo: arriva come un tassello mancante.
L’effetto domino: indotto, fornitori, servizi e competenze
Ed è qui che la storia si accende davvero. Un gruppo del packaging che si stabilizza non porta solo macchine e commesse: porta indotto. Manutenzioni, trasporti, servizi tecnici, consulenze, formazione, certificazioni, subforniture.
In altre parole: lavoro che si distribuisce lungo la catena e che tende ad allargarsi nel tempo, soprattutto quando l’ecosistema è già predisposto ad assorbire crescita.
E in un’area dove convivono più presenze industriali del farmaceutico, la domanda non è tanto se qualcosa si muoverà, ma dove si apriranno i colli di bottiglia: tecnici di linea, controllo qualità, operatori specializzati, figure di magazzino evoluto. Il packaging è l’ultimo miglio del farmaco: quando cresce, trascina tutto il resto.
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