Il Comune di Ariccia ha messo nero su bianco un intervento da 410mila euro dentro il Programma triennale 2026-2028. Lo stanziamento è previsto interamente nell’anno 2026, anche se non vengono chiarite le fonti di finanziamento.
La scelta è stata varata dalla Giunta comunale in una apposita seduta alla fine del 2025. Il progetto dovrebbe partire già entro quest’anno; la macchina amministrativa si muove ora, i cantieri — se tutto fila — ad inizio 2027.
Lavori a seminterrato e vasche della riabilitazione
Non è un semplice ritocco cosmetico. L’intervento, come indicato nella scheda lavori, riguarda la manutenzione straordinaria e ristrutturazione del piano seminterrato e delle piscine riabilitative del poliambulatorio.
Tradotto, significa riportare in efficienza spazi e impianti che per anni sono stati un simbolo (e un nervo scoperto) della struttura.
Perché quelle piscine contano
Le piscine non sono “lusso” o un elemento ludico, ma uno strumento clinico. In acqua si riducono carichi e dolore, si recuperano movimenti e autonomia, soprattutto in ortopedia e neurologia. È la logica dell’idrokinesiterapia: una tradizione che ad Ariccia ha radici profonde, tanto da comparire persino in documentazione storica.
Nell’archivio dell’Istituto Superiore di Sanità ci sono immagini del 1952 che ritraggono esercizi in piscina per la deambulazione all’Istituto di Ariccia. Anche oggi la struttura è legata a percorsi riabilitativi territoriali dell’ASL Roma 6.

Una struttura nata per curare i bambini: dalle prime pietre alla “missione” anti-polio
Per capire il peso della notizia bisogna tornare indietro.
La prima pietra dell’ospedale venne posata nel 1909 e l’attività iniziò nel 1915. Negli anni successivi la struttura si ampliò e si orientò sempre più verso l’ortopedia e la riabilitazione, con terapie allora d’avanguardia.
Negli anni Trenta, in piena emergenza poliomielite, lo Stato puntò su un centro specializzato: nel 1936 ad Ariccia venne inaugurato l’Istituto chirurgico ortopedico “Principe di Napoli”, diretto dal prof. Luigi Martino Spolverini.
Dal prestigio al ridimensionamento: quando lo Spolverini ha iniziato a perdere pezzi
Poi, come spesso accade nella sanità dei territori, sono arrivati i tagli, le riorganizzazioni, gli spostamenti di reparti.
Dal 2010 si è parlato apertamente di chiusure e trasferimenti della riabilitazione verso altre strutture, con proteste e preoccupazioni locali. A metà decennio sono emerse notizie sul ridimensionamento dei posti letto e dello storico assetto ospedaliero.
In questo contesto, rimettere mano alle piscine significa riaccendere un pezzo identitario: non nostalgia, ma servizi concreti.
La posta in gioco nel 2026: servizi, reputazione e controllo pubblico
Il punto politico è tutto qui: 410mila euro concentrati in un’unica annualità sono una scelta netta, che impegna l’amministrazione a produrre risultati visibili.
Se i lavori partiranno e si chiuderanno nei tempi, lo Spolverini potrà recuperare una funzione che lo ha reso famoso: la riabilitazione “anche in acqua”, utile non solo ad Ariccia ma a un bacino più ampio dei Castelli Romani.
Se invece slitterà, resterà l’ennesima promessa su una struttura che la comunità vive da sempre come patrimonio collettivo.
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