I giudici hanno infatti respinto le contestazioni di alcuni residenti della zona che erano contrari. È stata così confermata la validità della delibera che dà il via libera alla lottizzazione “Cartabrutta” e ai nuovi servizi per il territorio.
I 35 nuovi edifici in via di costruzione occuperanno un’area ampia quasi 80mila metri quadri, situata nei pressi di via Marinetti e via Quattrucci.
I giudici hanno confermato la piena legittimità dell’iter che porterà alla nascita di un nuovo complesso residenziale da circa mille abitanti.
Nonostante le accese proteste e i ricorsi presentati da alcuni proprietari terrieri della zona di via del Casalaccio, il Tribunale ha stabilito la correttezza delle procedure seguite dal Commissario.
I giudici hanno stabilito anche che l’interesse allo sviluppo del quadrante ha la precedenza, aprendo di fatto i cantieri dopo oltre dieci anni di attesa.
Bisogna infatti ricordare che la lottizzazione fu approvata mentre alla guida di Grottaferrata c’era un Commissario prefettizio non un’amministrazione eletta.
La vittoria del Consorzio e lo sviluppo del territorio
Il cuore di questa contesa riguardava la lottizzazione proposta dal Consorzio Cartabrutta. Un piano che non prevede solo case, ma anche un potenziamento della rete viaria locale.

Per i giudici, il progetto non è un “attacco al territorio”, ma una coerente attuazione delle scelte urbanistiche già tracciate dal Piano Regolatore.
La decisione conferma che il meccanismo dei comparti edilizi, dove i privati collaborano per trasformare un’area, è valido anche quando comporta sacrifici minimi per chi non aderisce direttamente al consorzio di costruzione.
Espropri e viabilità: il bene pubblico prevale
Uno dei punti più caldi riguardava il ricorso di alcuni cittadini che si opponevano alla cessione di circa 200 metri quadrati di terreno:
“i due ricorrenti, non facenti parte del Consorzio Cartabrutta, per effetto del piano di lottizzazione avrebbero subìto l’espropriazione di una parte del terreno di loro proprietà, di superficie pari a 209,43 mq., per la quale era previsto l’utilizzo per l’ampliamento della sede stradale di via del Casalaccio”.
La sentenza chiarisce che l’esproprio di piccole porzioni di terra per realizzare opere pubbliche, come appunto la nuova viabilità, è un atto legittimo e necessario.
I giudici hanno ritenuto che i proprietari fossero stati adeguatamente informati e che la “sottrazione” di spazio fosse funzionale a un miglioramento complessivo del traffico e della sicurezza per tutta la comunità di Grottaferrata.
L’ambiente è salvo: pareri e verifiche confermati
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Sul fronte ambientale, uno dei cavalli di battaglia dei ricorrenti, il Tribunale ha espresso un parere netto. Tutte le certificazioni ottenute negli anni – dai pareri archeologici a quelli della Regione Lazio sulla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) – sono state considerate ancora valide ed efficaci.
Nonostante l’area si trovi vicino al perimetro del Parco dei Castelli Romani, la sentenza sottolinea che “il parere favorevole di conformità paesaggistica” e le verifiche idrauliche sono stati condotti con il rigore necessario. Escludendo rischi di dissesto o danni all’ecosistema locale.
Tempi lunghi ma procedure regolari
I ricorrenti avevano puntato il dito anche contro l’eccessiva durata del procedimento, iniziato nel 2011 e conclusosi solo nel 2022.
Per i giudici, però, il tempo trascorso non ha invalidato gli atti. Al contrario, il lungo iter è stato necessario proprio per raccogliere tutti i complessi nulla osta richiesti, dai Beni Culturali all’Acea per la gestione delle risorse idriche.
La sentenza mette nero su bianco che non ci sono state “modifiche sostanziali” tali da dover ricominciare tutto da capo. Il progetto approvato è lo sviluppo naturale di quello adottato anni fa.
Una nuova vita per il quadrante sud
Con questo verdetto, comunque, Grottaferrata si prepara ad accogliere nuovi residenti e, soprattutto, nuove infrastrutture. La lottizzazione Cartabrutta non viene più vista come una minaccia, ma come un’opportunità di modernizzazione.
Il Tribunale ha infatti riconosciuto la razionalità delle scelte tecniche sulla viabilità di “Tipo F” e sulla gestione dei pesi insediativi. Il quartiere si farà, e con esso arriveranno i fondi per le urbanizzazioni primarie che i residenti della zona aspettavano da tempo, chiudendo una stagione di incertezza legale che durava da troppo tempo.
Ma la storia è conclusa?
Lascia un po’ interdetti, però, la dichiarazione finale dei giudici per spiegare il rigetto del ricorso:
“Non risultano, invero, atti espropriativi né vincoli preordinati all’esproprio. Non sussiste pertanto, nella fattispecie, un interesse idoneo a rendere
ammissibile l’azione esercitata.Stante la carenza di interesse a ricorrere, l’atto introduttivo del giudizio va dichiarato inammissibile”.
In pratica i giudici dicono ai ricorrenti che ancora non è stato fatto l’atto d’esproprio. Quindi non possono opporsi in questo momento, perché non sono parte in causa.
E, da profani quali siamo, ci sembra però che se ti stanno portando via 200 mq di terreno e costruendo una grossa strada attaccata alla tua casa è difficile sostenere che non sei parte in causa e il tuo ricorso è inammissibile.
E proprio l’inammissibilità apre spesso le porte a un ulteriore ricorso, cioè al Consiglio di Stato, che non giudica nel merito, ma sì nelle procedure.
In ogni caso l’atto d’esproprio (ora ci sarebbe solo un vincolo) a un certo punto dovrà essere operativo. Anche in quel caso potrebbe riaprirsi la porta a un nuovo ricorso ai tribunali.





















