È questo il quadro ancora emergenziale che emerge dagli Ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno, dove nelle ultime settimane diverse pazienti del reparto di ginecologia si sono viste annullare gli interventi già calendarizzati, senza soluzioni alternative immediate.
Un segnale che riaccende l’attenzione sulle difficoltà strutturali dell’ospedale e sulla tenuta complessiva dei servizi sanitari offerti al territorio di Anzio e Nettuno.
Cronica carenza di personale medico all’ospedale di Anzio e Nettuno
A intervenire è Emanuela Droghei, consigliera regionale del Partito Democratico, che parla di una situazione «grave» e tutt’altro che episodica:
«Quanto sta accadendo non può più essere liquidato come un caso isolato. L’annullamento degli interventi comunicato alle pazienti all’ultimo momento è il segnale evidente di una sanità lasciata senza una guida e senza una programmazione adeguata».
Secondo Droghei, a pesare è soprattutto la cronica carenza di personale medico, aggravata dalla dipendenza da cooperative esterne e dall’assenza di soluzioni alternative in caso di emergenza:
«Scelte sbagliate che finiscono per scaricare il loro peso sulle cittadine e sui cittadini. Donne che attendono settimane per un intervento non possono essere trattate come numeri, né lasciate nell’incertezza fino all’ultimo minuto», sottolinea.
SOS Rianimazione
Ma il nodo più critico, per la consigliera Dem, resta la rianimazione: un reparto annunciato da mesi come prossimo all’apertura e che, nei fatti, risulta ancora chiuso:
«Parliamo di un servizio fondamentale per la sicurezza dell’ospedale e dell’intero territorio che continua a non essere operativo nonostante promesse e passerelle istituzionali».
Il rischio, secondo Droghei, è quello di una sanità governata più dalla comunicazione che dai servizi reali.
«Siamo di fronte a un modello fatto di annunci e inaugurazioni sulla carta, mentre i problemi strutturali restano irrisolti. La distanza tra comunicazione e realtà è ormai inaccettabile».
La richiesta di chiarimenti alla Regione
Da qui la richiesta di chiarimenti alla Regione Lazio:
«Ha il dovere di spiegare cosa stia accadendo, quali siano i tempi certi per l’attivazione della rianimazione e come si intenda garantire la continuità delle attività chirurgiche senza scaricare i disservizi sui pazienti».
Perché, conclude la consigliera,
«la sanità pubblica non si governa con gli slogan: servono personale stabile, strutture funzionanti e rispetto per chi ha diritto a cure tempestive e sicure. Su questo continueremo a incalzare la Giunta, dentro e fuori le istituzioni».
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