Un cittadino, tramite i suoi avvocati Paolo Clarizia, e Andrea Bonanni, ha chiesto al TAR del Lazio di annullare l’autorizzazione che in pratica il Comune di Ardea ha rilasciato con il suo silenzio-assenzo.
Nel procedimento sono coinvolti anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la Regione Lazio, l’Arpa e le società del settore, tra cui Site e Iliad Italia.
Il Comune di Ardea in silenzio e l’antenna procede
A trascinare l’ente locale davanti al TAR è M.S., un cittadino, che ha impugnato l’autorizzazione rilasciata dal Comune di Ardea “per silentium” il 9 aprile 2025, oltre a una lunga serie di atti connessi: dai verbali della Conferenza di servizi ai pareri ambientali dell’Arpa Lazio, fino alle valutazioni su eventuali vincoli paesaggistici.
Tutto il procedimento, però, si muove nell’incertezza poiché il Comune di Ardea non si è costituito in Tribunale, la società telefonica, la Iliad, ha depositato praticamente il minimo indispensabile e lo stesso cittadino non ha potuto depositare atti specifici, in quanto pur avendone fatto richiesta al Comune di Ardea, non li ha ancora ottenuti.
Il Tribunale bacchetta il Comune di Ardea
I giudici, vista la mancanza degli atti, si sono quindi trovati davanti a una situazione in cui è oggettivamente difficile prendere una decisione.
A settembre del 2025 hanno quindi chiesto:
“l’acquisizione dal Comune di Ardea di una dettagliata relazione sulla vicenda dedotta in contenzioso, avendo cura di prendere posizione sui fatti affermati e sulle doglianze formulate nel ricorso, depositando gli atti e la documentazione ivi richiamata e comunque ritenuta pertinente, entro 60 giorni dalla comunicazione”.
Ma nella seduta di fine gennaio 2026 il Tribunale ha dovuto constatare nuovamente che il Comune ardeatino non aveva prodotto ancora nulla.
A questo punto il TAR ha deciso di dare altri 60 giorni di tempo per fornire finalmente la relazione istruttoria senza la quale il procedimento resta in stallo.
I giudici, probabilmente stizziti dall’atteggiamento del Comune di Ardea hanno sottolineato che l’Ente dovrà “prendere posizione”, non continuare a ‘scappare’ come fatto fino ad ora. Questo perché eventuali suoi atti devono poter avere la possibilità di essere impugnati da parte di un cittadino.
L’udienza per il prosieguo è stata fissata al 9 giugno 2026.
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