La Città Metropolitana di Roma Capitale ha infatti avviato la procedura pubblica per il rinnovo della concessione a favore del polo industriale Colgate Palmolive situata a cavallo tra i Comuni di Anzio e Nettuno: un passaggio che, di fatto, riapre il dossier sotto la lente del territorio.
Date chiave: quando (e come) “dire la propria”
Qui conta più la sostanza che le formule: c’è una finestra temporale precisa in cui chiunque abbia interesse può farsi sentire. Il calendario è già scritto: pubblicazione dell’avvio dal 9 febbraio 2026 al 10 marzo 2026, e poi un periodo in cui gli atti sono consultabili.
Riporta infatti il documento di “Rinnovo concessione di derivazione di acqua pubblica” della Città Metropolitana di Roma Capitale, risalente allo scorso 4 febbraio:
“La domanda di concessione di derivazione, unitamente ai documenti ad essa allegati sarà disponibile presso il Servizio 2 del Dipartimento III della Città Metropolitana di Roma Capitale in via Ribotta n° 41/43 per la durata di 15 giorni dal 11/03/2026 al 25/03/2026 a disposizione di chiunque intenda prenderne visione, negli orari di apertura al pubblico”.
Purtroppo, evidentemente, tali documenti non saranno pubblicati on line dalla Città Metropolitana di Roma, rendendo molto più difficile l’accesso e visione dei documenti a cittadini, associazioni e comitati territoriali che magari intendano visionarli e/o presentare osservazioni nei termini di legge.
E non si capisce il perché di questa complicazione, che fa diventare un accesso agli atti (obbligatorio per legge) una specie di tracciato a ostacoli.
Invece di tenere un impiegato impegnato per gestire la documentazione a chi ne faccia richiesta, non sarebbe stato più economico, funzionale e moderno pubblicare in line i PDF della documentazione?
Sei pozzi e una domanda semplice: quanta acqua può reggere la falda?
Il punto cruciale di questa vicenda non è tecnico: è politico e ambientale.
La richiesta riguarda una derivazione complessiva fino a 20 litri al secondo per uso industriale, con un impianto che si appoggia su pozzi collocati nell’area tra i due Comuni di Anzio e Nettuno.
In gioco non c’è solo la continuità produttiva, ma anche la percezione – molto diffusa tra i residenti – che la falda sia una risorsa da maneggiare con prudenza, specie in periodi di stress idrico e cambiamento climatico.
È qui che la partecipazione pubblica può pesare: leggere le carte, chiedere limiti, monitoraggi, garanzie reali è un diritto dei cittadini.
Dal “permesso ponte” alla procedura: cosa è cambiato nelle ultime settimane
Fino a ieri il racconto dominante era un altro: l’azienda poteva continuare a prelevare acqua solo in via provvisoria, dentro una finestra a tempo e con paletti stringenti.
In precedenza, la Città Metropolitana aveva anche comunicato all’azienda un vero e proprio ultimatum: 12 mesi per chiudere il rinnovo e per risolvere le pendenze economiche, con la minaccia implicita di conseguenze pesanti in caso di mancata regolarizzazione.
Pendenze di cui non si fa alcun accenno in questo nuovo documento.
Non significa che il tema sia sparito: significa che, in questa fase, non viene “messo in chiaro” al grande pubblico.
Perché questa storia riguarda tutti: lavoro, ambiente e trasparenza
La vicenda non è “contro” o “pro” un’azienda: è una cartina di tornasole del rapporto tra industria e risorse pubbliche.
Da un lato, lo stabilimento è un pezzo di economia locale e nessuno vuole scenari di stop.
Dall’altro, l’acqua sotterranea è un bene collettivo e il territorio chiede certezze: quanta acqua sarà prelevata, con quali controlli, e con quale affidabilità complessiva.
La vera novità è che ora il confronto esce dalle stanze e diventa pubblico: chi vuole, può entrare nel merito. Anche se, purtroppo, per farlo sarà costretto a perdere una giornata per poter leggere i documenti, salvo diversa comunicazione della Città Metropolitana di Roma.
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