Gandini ha trasformato il legno in un’opera d’arte restituendo nuova vita alla roverella che rappresentava un simbolo e un ricordo condiviso per la cittadinanza di Frascati.
L’opera si intitola Falsa Veduta ed è un omaggio alla città di Frascati, scolpita nel legno di un albero che per secoli è stato testimone della storia della cittadina e dei suoi abitanti.
Il Caffè ha intervistato Andrea Gandini, che ha realizzato l’opera su richiesta del Comune di Frascati.
La realizzazione è stata sostenuta economicamente da realtà private del territorio, in un esempio di collaborazione tra pubblico e privato.
La quercia di Villa Sciarra: dall’abbattimento al progetto artistico
La roverella di Villa Sciarra era ormai pericolante.

Dopo circa 300 anni di vita, testimone dell’illuminismo, l’età napoleonica, l’Unità d’Italia e due guerre mondiali, le sue condizioni di stabilità erano compromesse e il Comune di Frascati ne ha disposto l’abbattimento.
“Una scelta dolorosa, ma necessaria, adottata esclusivamente per tutelare la sicurezza dei cittadini: le condizioni fitosanitarie dell’albero erano infatti irrimediabilmente compromesse e non era possibile valutare alternative che ne garantissero la stabilità”,
ha spiegato il Comune di Frascati in un comunicato stampa.
Vista l’importanza simbolica dell’albero per la città, l’amministrazione ha deciso di affidarne il tronco all’artista Andrea Gandini per la realizzazione di un’opera.

Ha dichiarato la Sindaca Francesca Sbardella:
“Questo intervento rispecchia pienamente il nostro modo di amministrare: rispetto della sicurezza, cura del patrimonio verde e capacità di trasformare una necessità in un’opportunità culturale.
È anche un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato, che testimonia quanto la nostra comunità sia legata ai suoi luoghi simbolo”.
I luoghi simbolo di Frascati incisi in un legno di 300 anni
Sul tronco reciso della quercia di Villa Sciarra oggi prendono forma case, scorci urbani e le tipiche ville Tuscolane che caratterizzano i Castelli Romani.
Il titolo della scultura Falsa Veduta richiama la tradizione artistica ottocentesca legata a Roma, quando i pittori in visita creavano delle vere e proprie cartoline accostando monumenti e panorami in un’unica immagine.
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Anche nella scultura di Gandini compaiono decine di edifici incisi nel legno, che restituiscono l’identità architettonica del territorio.

Andrea Gandini ha raccontato a Il Caffè:
“La quercia era davvero antica, tanto che al suo interno presentava resti di schegge di bomba, come succede spesso negli alberi dei Castelli Romani.
Il tronco aveva una forma particolare e ho scelto il soggetto in massima libertà. Ho impiegato circa tre settimane per realizzare l’opera, utilizzando scalpelli, sgorbie, motoseghe e altri attrezzi elettronici.
Per la colorazione dei tetti, ho utilizzato una tecnica giapponese che consiste nel bruciare la superficie del legno per creare uno scudo contro l’umidità e garantire una maggiore durata dell’opera nel tempo”.
L’abbattimento e la nuova opera: la reazione della cittadinanza
L’annuncio dell’abbattimento della quercia ha inizialmente suscitato stupore e qualche malumore tra i cittadini.
C’è chi su Facebook ha proposto la piantumazione di un nuovo albero e chi ha invitato il Comune di Frascati a concentrarsi su altre priorità. Una volta conclusa, però, l’opera ha conquistato consenso ed entusiasmo.
Ha raccontato Gandini a Il Caffè:
“All’inizio ho percepito un po’ di diffidenza. La cittadinanza ha sofferto per la perdita di questa quercia secolare, che era un simbolo, ma l’albero era ormai instabile e pericolante.
Superata la diffidenza iniziale, però, l’opera è stata molto apprezzata. Oltretutto, la scultura si trova di fronte a due scuole e nelle settimane di realizzazione c’era un bel via vai di ragazzi che hanno seguito i lavori giorno dopo giorno”.
Per alcuni cittadini, quella quercia rappresentava un frammento di vita personale.
“Una vecchietta che ho incontrato mentre lavoravo al tronco mi ha raccontato che lei e suo marito si sono dati il loro primo bacio sotto quella quercia”.
Andrea Gandini, dal garage di casa all’arte di strada
Andrea Gandini non ha ancora trent’anni, ma si è già affermato nel panorama artistico romano e nazionale.
Ad oggi riceve richieste da comuni, istituzioni e privati, senza abbandonare l’arte di strada, che continua a praticare scolpendo tronchi urbani.

Ha dichiarato:
“Ho iniziato a scolpire nel garage di mio padre. Un giorno ho notato un tronco tagliato in strada e ho capito che quello che per molti era uno scarto poteva diventare una risorsa.
Le mie opere sono soprattutto tra le strade di Roma: in città ce ne sono circa settanta. Poi ne ho realizzate altre in tutta Italia e anche all’estero, in Ungheria e in Inghilterra. Mi piace lasciare un segno nello spazio pubblico”.
“È il legno a suggerirmi il soggetto da intagliare”
Andrea Gandini ha realizzato centinaia di opere, tra strada, collezioni private e richieste da enti pubblici. Alla domanda su come sceglie i soggetti da rappresentare, ha risposto a Il Caffè:
“È il tronco che mi suggerisce cosa realizzare. Tutto dipende dal legno, dai suoi pregi e difetti, dalle sue caratteristiche.
A Macerata, ad esempio, ho lavorato su un cipresso dell’Himalaya, uno degli ultimi in Europa: era molto antico e bellissimo ma completamente cavo all’interno.
Perciò ho dovuto progettare una scultura che seguisse la forma naturale del tronco. Anche in quel caso ho realizzato una Falsa Veduta della città”.

Tra le opere più imponenti, ne ricorda una realizzata a Grottaferrata, a Villa Grazioli:
“È alta circa 17 metri ed è stata una delle prime che ho realizzato per un privato”.

Conclusa Falsa Veduta a Frascati, Andrea Gandini è già al lavoro a San Cesareo per una nuova scultura. Ma già non vede l’ora di atterrare a Parigi, dove un nuovo tronco è pronto a trovare una seconda vita.
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