In soldoni, attorno a questi due pozzi Acea vengono istituite regole più rigide su cosa l’uomo può fare (e non fare) nei terreni che li circondano. È quanto ha deciso la Regione Lazio con una Determinazione ufficiale a fine gennaio.
Parliamo, in particolare, del pozzo Acea Palaggi di Genzano e del pozzo Peschi a Grottaferrata. Sono due pozzi ubicati rispettivamente nell’area sud e in quella nord dei Castelli Romani.

La decisione consegue la partita dell’acqua potabile, sempre più rara, con la falda che si abbassa in modo feroce a a causa della crisi idrica che sta colpendo l’area sud di Roma, esattamente come i laghi Albano e Nemi.
Due pozzi sotto scudo regionale
La novità in arrivo, per Palaggi (Genzano) e Peschi (Grottaferrata), non è costituita da un “lavoro pubblico” visibile, ossia – in senso stretto – dall’avvio di ruspe, ma di attività di perimetrazione di un’area di tutela in cui verrà interdetta, a forza, ogni attività umana.
Entrambi i pozzi sono infatti in aree scarsamente abitate, per questo oggi abbastanza al riparo da rischi di inquinamento umano. Ci si vuole garantire che in futuro non venga toccato questo equilibrio.
Il perimetro di tutela scatterà, dal punto di vista pratico, tra febbraio e marzo, giusto il tempo di completare le pratiche burocratiche.
In concreto, l’area di salvaguardia serve a ridurre i rischi di contaminazione (scarichi, attività incompatibili, pressioni urbanistiche) intorno ai punti in cui si trovano i due pozzi Acea.
Genzano: il pozzo Acea Palaggi “messo in sicurezza” sulla mappa
Per Genzano il punto è il Pozzo Palaggi: un’infrastruttura che incide direttamente su rubinetti e pressione idrica.

L’area di salvaguardia non promette “più acqua”, ma promette più controllo su ciò che accade attorno alla fonte, perché una falda fragile non può permettersi incidenti o inquinamenti.
E infatti la tutela della Regione Lazio arriva mentre il territorio discute da mesi di prelievi, siccità e tenuta delle riserve sotterranee dei Castelli Romani.
Questo pozzo, nel 2012, è stato colpito da un grave fenomeno di contaminazione da arsenico, poi limitata con l’apposizione di appositi filtri.
Grottaferrata: Pozzo Peschi, tempi certi e resa immediata
Con l'implantologia computer guidata, alternativa meno invasiva alla classica
A Grottaferrata il Pozzo Peschi è già stato al centro di interventi concreti di Acea.
Nel 2024 la società di gestione idrica ha realizzato un impianto di degassificazione per riportare l’acqua nei parametri di potabilità.

L’intervento ha permesso l’eliminazione dell’anidride carbonica in eccesso, in modo da poter rendere utilizzabile una fornitura di circa 8 litri al secondo di acqua potabile.
Dalla tutela dei pozzi al collasso dei laghi: stessa falda, stesso rischio
Palaggi e Peschi non si trovano su Marte: sono tasselli dello stesso sistema idrico dei Castelli Romani, sotto stress estremo.
Sul Lago di Nemi, su cui affacciano il comuni di Genzano e Nemi, l’allarme è diventato persino “visibile” da satellite: in due anni la linea dell’acqua sarebbe arretrata fino a 44 metri, secondo ricostruzioni e confronti su immagini.
A pochi chilometri, il Lago Albano mostra cali rapidi e continui: l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale ha installato un teleidrometro per monitorare il livello proprio perché la tendenza è ormai strutturale.
Per leggere i dati del teleidrometro del Lago Albano in tempo reale CLICCA QUI.
Prelievi, controlli e la domanda che torna sempre: perchè Acea ha carta bianca?
Qui si incastra la domanda che inquieta comitati, sindaci e cittadini: chi decide quanta acqua si può togliere e con quali verifiche pubbliche?
La discussione è esplosa dopo che il nostro giornale ha reso noto in un articolo che Acea potrà proseguire i prelievi di acqua dai laghi Albano e Nemi per alimentare 11 Comuni per i prossimi due anni, senza alcuno stop o limite.
E mentre i livelli dei laghi scendono, cresce la sensazione — sul territorio — che la governance dell’emergenza arrivi sempre “dopo”, quando i metri di spiaggia sono già comparsi.
Inceneritore Acea e “acqua privata”: il punto di rottura
Il capitolo più politico, infine, della crisi idrica, è quello dell’inceneritore Acea in programma a Roma-Santa Palomba, ma proprio al confine con Albano, Ardea e Pomezia.

Il progetto di Acea per raffreddare l’impianto brucia-rifiuti con acqua da 4 pozzi e acqua del depuratore (che andrebbe invece utilizzata per l’agricoltura) ha trasformato la crisi idrica in un braccio di ferro istituzionale e politico.
La tutela di carta e l’acqua che “sparisce”
Proteggere i pozzi dei Castelli Romani ha senso solo se quella protezione è coerente con il resto del sistema idrico.
Altrimenti rischia di trasformarsi in un rito amministrativo: un perimetro disegnato bene, pubblicato e poi svuotato nei fatti da scelte che vanno in direzione opposta.
Il paradosso è questo. Da una parte la Regione Lazio avvia procedure per delimitare aree di salvaguardia, dall’altra, però, si dà un imprimatur con parere positivo (datato 15 ottobre 2025) al bilancio idrico dell’inceneritore che sarà raffreddato con acqua pubblica pescata da quattro pozzi della falda idrica dei Castelli Romani.
Se è così, il messaggio che passa è devastante: l’acqua si difende finché non serve a qualche “interesse maggiore”.
L’acqua del depuratore serve all’agricoltura
E poi c’è l’altra acqua: quella del depuratore di Santa Maria in Fornarola. Anche l’acqua depurata è una risorsa preziosa, con una crisi idrica di questo livello.

Quest’acqua dovrebbe e potrebbe essere usata per l’agricoltura, al momento alimentata da pozzi in falda.
Dirottare l’acqua del depuratore all’inceneritore, trattandola come una comodità accessoria anziché come una leva di resilienza territoriale, significa scegliere chi vince e chi perde.
E a perdere — quasi sempre — sono gli usi diffusi, quelli che tengono in piedi i campi, il paesaggio, e la tenuta economica locale.
Alla fine la domanda è semplice, e fa male: a cosa serve “salvare” quei due pozzi, se poi si legittima un modello che consuma tutta la falda proprio quando si dice si dice di volerla proteggere?
Se la tutela è reale, deve valere anche quando dà fastidio. Se non vale allora, è solo scenografia: una salvaguardia a favore di fotografia, non di futuro.
Per citare scritture molto più importanti delle nostre: perché si mette mano alla pagliuzza, quando si fa di tutto per non accorgersi della trave?
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