In concreto, il giudice dice due cose: il “cuore” dell’attacco è infondato e il resto è inammissibile perché ripropone contestazioni già bocciate.
Risultato: l’amministrazione può proseguire con la sua linea (almeno per il momento) e l’azienda è stata anche condannata a pagare 4.000 euro di spese legali.
La sentenza è stata pubblicata a fine gennaio. La prima sentenza che confermava la bontà della linea del Comune di Pomezia risaliva a agosto 2025, ma la stessa società aveva presentato un nuovo ricorso, ora respinto.
Il punto politico e pratico è semplice: il Comune di Pomezia ha scelto una soluzione tampone, limitata nel tempo, per evitare buchi nel servizio, mentre la partita principale del bando resta dibattuta in Tribunale. E questa soluzione è stata giudicata corretta dai giudici.
Il maxi appalto da 74 milioni: l’origine della saga
Il vero “macigno” resta appunto il bando pluriennale: un appalto complessivo da 74.234.458,10 euro (Iva compresa), pensato per coprire:
- raccolta differenziata,
- trasporto rifiuti,
- igiene urbana
- pulizia dell’arenile
Un bando che copre otto anni, con cronologia indicata 2022-2029 (secondo varie ricostruzioni).
L’amministrazione pometina guidata dalla sindaca Veronica Felici ha rivendicato la correttezza delle proprie mosse dopo aver annullato l’aggiudicazione precedente, ma aprendo un fronte legale durissimo.
La questione è ancora nei tribunali
Dopo la sentenza “di Ferragosto” 2025 che aveva già dato ragione al Comune di Pomezia su un primo round, la seconda decisione consolida la sensazione di una linea giudiziaria favorevole all’ente.
Ma la storia non è finita: resta l’attesa dell’esito davanti al Consiglio di Stato. E, soprattutto, resta il rischio che la lunga guerra legale continui a produrre costi indiretti, incertezza e tensione politica.
Il nodo vero: il contratto mai sottoscritto
La genesi della contesa risale in realtà al 2021, quando è stato indetto il maxi bando di gara. All’epoca il primo cittadino era l’ex sindaco Adriano Zuccalà, attuale capogruppo in Regione Lazio del M5S.
La società ricorrente, classificatasi inizialmente al terzo posto, è stata dichiarata vincitrice dopo che le prime due classificate erano state escluse in seguito a una sentenza del Consiglio di Stato.
Nonostante l’aggiudicazione definitiva e l’impegno di spesa da parte del Comune di Pomezia, non è mai stato siglato il contratto.
Un sorriso più radioso col "Trattamento illuminante" in un solo appuntamento
La ragione risiede in un disaccordo sul Piano Economico Finanziario (PEF) del servizio, che la società aggiudicataria aveva ritenuto insufficiente a coprire i costi, chiedendo una revisione alla luce delle nuove disposizioni dell’Autorità di regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA).
A causa di questa impasse, il Comune di Pomezia ha deciso di annullare l’aggiudicazione, aprendo così la battaglia legale.
La posizione del Comune di Pomezia e il ricorso della società
Il Comune di Pomezia ha motivato il suo annullamento sostenendo che la società vincitrice si fosse rifiutata di sottoscrivere il contratto.
Ha inoltre citato presunte lacune nei requisiti tecnici e morali della società, evidenziate da un’indagine giudiziaria in un’altra regione che coinvolgeva un ex dirigente.
Questa mossa ha spinto l’azienda a impugnare la decisione davanti al TAR del Lazio, denunciando l’illegittimità dell’annullamento. Il ricorso è stato depositato in giudizio in data 3 marzo 2025. Dopo pochi mesi, ad agosto, i giudici hanno respinto le pretese del privato.
Ora questa seconda sentenza, respinge ancora le ragioni della società ricorrente.
L’ultima parola spetterà però ai giudici del Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado della Giustizia. Il verdetto è atteso entro il 2026.
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