Anche Latina presenta livelli di smog ancora lontani dai nuovi standard europei che entreranno in vigore nel 2030.
Tra le province del Lazio, inoltre, Frosinone si conferma tra le peggiori in Italia per concentrazione di polveri sottili.
È quanto emerge dal rapporto Mal’Aria di Città di Legambiente, che fotografa la qualità dell’aria nei centri urbani italiani.
L’associazione ha monitorato le concentrazioni dei principali inquinanti atmosferici legati a traffico, riscaldamenti domestici e attività industriali: biossido di azoto (NO₂) e le polveri sottili PM10 e PM2.5.
I dati mostrano qualche miglioramento rispetto al 2024, ma non ancora sufficiente per raggiungere gli obiettivi che diventeranno obbligatori nei prossimi anni con l’entrata in vigore delle nuove direttive europee.
Insomma, c’è ancora molto da fare per diminuire l’inquinamento dell’aria in Italia e nel Lazio.
Roma settima in Italia per biossido di azoto
Roma si colloca al settimo posto in Italia per concentrazione media di biossido di azoto (NO₂) nell’aria. Traffico e riscaldamenti — in particolare la combustione dei motori diesel — rappresentano le principali fonti di NO₂.
Nel 2025 nella Capitale è stata registrata una concentrazione media di 28 microgrammi per metro cubo.
Come lo scorso anno, quindi, Roma rimane al settimo posto della classifica nazionale. Prima si trovano Napoli, Torino, Palermo, Milano, Como e Catania.
Un elemento positivo riguarda il rispetto dell’attuale limite normativo: in nessuna delle 104 città monitorate nel 2025, inclusa Roma, è stato superato il valore previsto per l’NO₂.
Dal 2030, però, il limite sarà abbassato a 20 microgrammi per metro cubo. E per rientrare nei nuovi parametri europei, Roma dovrà quindi ridurre le concentrazioni di NO2 del 29%.
Tra i rischi per la salute associati a elevati livelli di biossido di azoto figurano disturbi respiratori, irritazioni delle mucose e un aumento del rischio di tumori.
Inquinamento auto, la soluzione c’è (senza aspettare l’elettrico)
Il problema dell’inquinamento nelle città da NO2 è dovuto principalmente ai motori diesel. La soluzione per abbattere questo tipo di smog già ce l’abbiamo: è in commercio e sotto i nostri occhi. Eppure in pratica non viene applicata.
Parliamo del nuovo biocarburante prodotto da varie biomasse, tra cui oli vegetali di scarto (in pratica anche quelli che portiamo noi all’ecocentro) paste saponose, grassi animali e altri scarti.
Questo carburante diesel abbatte del 90% le emissioni di biossido d’azoto (NO2) e, a dispetto della credenza metropolitana che gira, non rovina i motori, anzi.
Il problema principale per cui pochissimi lo usano, però, è economico. E non perché costi di più.
Facciamo l’esempio dei distributori ENI. Il biodiesel si chiama HVOlution.

Per prima cosa sono pochi i distributori che gli dedicano una pompa (ma perché?). Poi, quasi sempre, viene assegnata una delle pompe attive nella zona “Servito” dove tutti i carburanti costano almeno il 20% di più.
È evidente che in questo modo i cittadini hanno difficoltà ad usarlo.
Le proposte di Legambiente per un’aria più pulita a Roma
Per Legambiente serve un cambio di passo rapido ed efficace. E difatti da una capitale europea ci si aspetterebbe investimenti e misure concrete per rendere la città più salubre e meno inquinata.
Poiché il traffico rappresenta la principale fonte di inquinamento a Roma, le proposte avanzate da Legambiente Lazio includono:
- rafforzamento del trasporto pubblico, con nuove linee tranviarie
- incremento degli autobus elettrici e progressiva riduzione di quelli a carburante
- ampliamento della rete metropolitana
- potenziamento della sharing mobility (auto, scooter, monopattini e biciclette elettriche)
- aumento delle piste ciclabili e delle aree pedonali
- attivazione delle telecamere per il controllo della Fascia Verde e stop ai diesel Euro 4
- introduzione di pedaggi per l’accesso alle aree centrali e più trafficate della città
- estensione dei parcheggi a pagamento anche alle auto ibride, attualmente esentate dalle strisce blu
Il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi, ha commentato:
“Andiamo velocemente verso il 2030 con le sue nuove norme da rispettare, se tutto ciò non avviene in maniera veloce e determinata ci ritroveremo con una Capitale nuovamente corresponsabile dell’ennesima sanzione comunità sulla qualità dell’aria, se invece l’Amministrazione continuerà con decisione sulla strada giusta, oltre a evitare multe europee, vivremo in una città più bella e sostenibile”.
Latina: non è tra le peggiori in Italia ma lontana dagli standard europei del 2030
Latina non è tra le peggiori città d’Italia per livelli di inquinamento e nel Lazio si colloca dopo Roma e Frosinone.
Tuttavia, i valori registrati restano ancora distanti dai nuovi limiti europei che entreranno in vigore il 1° gennaio 2030, molto più stringenti rispetto a quelli attuali.
Per questo anche Latina dovrà accelerare con soluzioni volte alla riduzione dell’inquinamento: entro il 2030 il PM10 dovrà diminuire dell’8%, il PM2.5 del 20% e l’NO₂ del 6%, per rientrare nei nuovi parametri europei.
Secondo il rapporto di Legambiente, il 53% delle città italiane supera i limiti previsti per il 2030 per il PM10, il 73% è fuori legge per i valori di polveri sottili PM2.5 e il 38% per il biossido di azoto.
La situazione nelle altre province del Lazio: Frosinone tra le peggiori in Italia
Nel Lazio, mentre Viterbo e Rieti non presentano criticità, Frosinone resta una delle realtà più critiche nella regione e in Italia.
Nel corso del 2025, sono stati registrati 55 giorni in cui è stato superato il limite giornaliero di PM10 nell’aria (di 50 µg/m³ secondo la normativa vigente) a Frosinone.
Si colloca così al quinto posto tra i capoluoghi italiani per numero di sforamenti. Nel report di Legambiente dello scorso anno, che analizzava i dati 2024, Frosinone era risultata addirittura la peggiore in assoluto tra le città italiane.
Nei prossimi quattro anni, entro il 2030, Frosinone dovrà ridurre le quantità di PM10 del 18%, di PM2.5 del 29% e di NO₂ del 7%.
Ha dichiarato Stefano Ceccarelli, Presidente del Circolo Legambiente di Frosinone:
“Il miglioramento conseguito da Frosinone rispetto alla situazione disastrosa del 2024 è incoraggiante ma non deve farci abbassare la guardia.
Ribadiamo la necessità di accendere i riflettori sui livelli delle PM2.5, le più pericolose per la salute, che sono misurati nella sola centralina di Viale Mazzini.
Ci sarà da mettere in campo misure strutturali e non episodiche sul versante delle emissioni da biomasse e da traffico veicolare”.
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