A fotografare il disastroso quadro del territorio delle Salzare ad Ardea è la trasmissione televisiva Fuori dal Coro.
In questi giorni, a un anno dal primo servizio , il programma di Rete 4 ha nuovamente inviato una troupe per verificare se e cosa fosse cambiato nel frattempo. La risposta, sul campo, è stata amara. Poco o nulla sembra diverso.
Minacce e paura alle Salzare: «Qui rischi la macchina bruciata»
Il clima alle Salzare è pesante. Chi vive o frequenta la zona chiede l’anonimato. La paura è concreta.
«Tu discuti con una persona? Devi temere che il giorno dopo avrai la macchina bruciata», racconta un intervistato. Nessuno vuole esporsi. Nessuno vuole comparire in video.
La troupe televisiva lo sa bene. Un anno fa aveva subito minacce, inseguita e aggredita con un lancio di sassi. «Vi stanno aspettando che vi ammazzano», urlavano agli inviati. In quei giorni la tensione era altissima, anche perché alcune ville abusive erano state abbattute dopo anni di inerzia.
Molti residenti avevano puntato il dito contro la trasmissione. «A Mario Giordano (il conduttore, ndr) la famiglia gli scoppierà», aveva detto qualcuno davanti alle telecamere.
Oggi il clima non è più esplosivo come allora. Ma la paura resta. E il silenzio è ancora più fitto.
Case abusive e nessuno che se ne va
Le Salzare sono un’area enorme, 706 ettari tecnicamente di proprietà del Comune di Ardea. Un territorio vastissimo dove nel tempo sono sorte centinaia di costruzioni abusive. Alcune sono state abbattute. Molte sono ancora lì.
Nonostante tutto sia formalmente irregolare, nessuno sembra avere intenzione di andarsene. Le case restano. Le persone pure. La sensazione è quella di un limbo permanente, dove le regole esistono solo sulla carta.
Un anno fa l’area era stata posta sotto sequestro per inquinamento ambientale. Un provvedimento importante. Ma sul terreno la realtà racconta altro.
Il disastro ambientale delle Salzare: discariche a cielo aperto e roghi tossici
Le Salzare continuano a essere usate come una gigantesca discarica abusiva. Ovunque cumuli di rifiuti. Elettrodomestici, materiali edili, plastica, amianto. E soprattutto auto.
Decine, centinaia di carcasse di veicoli abbandonati. Molti vengono dati alle fiamme. I roghi tossici sono una presenza costante. Altre auto sembrano essere state lasciate da poco, ancora integre, in attesa di fare la stessa fine.
In una vallata si estende un vero cimitero di macchine bruciate. Una distesa di lamiere nere e contorte. Nessuno ha mai rimosso quei rifiuti. I sigilli apposti dopo il sequestro, secondo quanto mostrato dalla trasmissione, sono stati staccati. E si continua a scaricare immondizia come se nulla fosse.
È un circuito che si autoalimenta. Si scarica. Si brucia. Si torna a scaricare.
Il sindaco di Ardea: «Bonificare le Salzare costa 10 milioni, non li abbiamo»
Interpellato dalla trasmissione, il sindaco di Ardea non ha negato la gravità della situazione. «Le discariche sono sempre le stesse», ha ammesso. Poi ha indicato il nodo principale: «Bonificarle costa dieci milioni di euro, soldi che non abbiamo».
Una cifra enorme per un Comune con risorse limitate. Il risultato è lo stallo. Le aree restano contaminate. I rifiuti non vengono rimossi. Gli abbattimenti procedono a rilento. E il territorio resta in balia dell’illegalità.
Nel frattempo, a pagare sono i cittadini. Chi vive nelle zone limitrofe respira fumi tossici. Chi prova a denunciare ha paura.
«Non è possibile – dice un residente – che non si trovi il sistema di prendere queste persone». È uno sfogo. Ma è anche la fotografia di un senso di impotenza diffuso.
I 706 ettari comunali sono diventati un territorio dove lo Stato appare distante.
Un anno dopo il primo servizio televisivo, la domanda resta la stessa: cosa è cambiato davvero? Sul terreno, tra le carcasse di auto e i cumuli di rifiuti, la risposta sembra scritta nella polvere e nel fumo nero dei roghi. Poco. Troppo poco.






















