Ieri mattina Comune e Agenzia del Demanio sono entrati insieme dentro Palazzo Key per un sopralluogo tecnico che potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase: non demolizione, ma ristrutturazione.
Il progetto di ristrutturazione di Palazzo Key è frutto di un accordo tra il Comune di Latina e l’Agenzia del Demanio, che finanzierà i lavori e poi utilizzerà quegli spazi. Questo permetterà al Demanio di risparmiare sugli affitti passivi, che oggi pesano per circa 3 milioni di euro annui, soprattutto per le sedi giudiziarie.
Il sopralluogo a Palazzo Key tra Comune di Latina e Demanio
Al sopralluogo a Palazzo Key, per il Comune di Latina era presente l’assessore all’Urbanistica Annalisa Muzio. Con lei i tecnici comunali e quelli del Demanio. Obiettivo: verificare lo stato conservativo dell’edificio e avviare una relazione preliminare sui possibili interventi.
«L’incontro, con i tecnici del Demanio insieme ai tecnici del Comune, ha avuto l’obiettivo di verificare lo stato conservativo dell’edificio per avviare una relazione preliminare sui possibili interventi da realizzare sull’immobile», ha spiegato Muzio.
Palazzo Key: una cicatrice nel cuore di Latina da trasformare in risorsa
Il passaggio non è solo tecnico. È anche politico, come ha spiegato l’assessore Muzio: «Si tratta di una tappa fondamentale, un primo incontro operativo in vigenza del Piano città sottoscritto con il Demanio, che punta a fare diventare il Key una risorsa per la comunità e non più una “cicatrice” nel pieno centro della nostra città».
Una parola, “cicatrice”, che sintetizza la percezione diffusa. Palazzo Key è visibile da quasi ogni punto del centro. Per decenni è stato il simbolo di ciò che Latina non è riuscita a diventare. Un progetto incompiuto. Una decisione mai presa fino in fondo.
La struttura regge, niente demolizione: ma minimo 20 milioni di euro di ristrutturazione
Dal sopralluogo è emerso un dato decisivo. La struttura portante regge. I rinforzi realizzati circa vent’anni fa hanno garantito la stabilità dell’edificio. Non sarà necessaria la demolizione e ricostruzione.
La strada indicata è quella della ristrutturazione. Un intervento complesso e costoso. Le prime stime parlano di almeno 20 milioni di euro. Una cifra considerata prudente, forse al ribasso.
«La collaborazione tra istituzioni è essenziale per trasformare situazioni di degrado in occasioni di rigenerazione e riqualificazione urbana restituendo alla città spazi sicuri e funzionali», ha aggiunto l’assessore.
Il nodo ora è trovare le risorse e definire la destinazione futura dell’immobile. Funzioni pubbliche? Spazi misti? Servizi? Il Piano città dovrà dare una direzione concreta.
Le “torri di Latina” registrano il cambiamento della città
Palazzo Key fu fatto edificare nel 1966 dalla famiglia Cucchiarelli. Il progettista era l’architetto Vittorio D’Erme. I lavori furono affidati all’impresa di costruzioni Sante Palumbo.
All’epoca rappresentava un segno di modernità. Una torre di 13 piani, alta 42 metri. Per anni ha ospitato attività commerciali, in particolare un grande negozio-esposizione di mobili. L’attività è andata avanti fino al 1981. Poi è iniziato il declino.
Negli oltre quarant’anni successivi l’edificio è stato progressivamente svuotato. Le pareti esterne, diventate pericolose, sono state smontate. È rimasto lo scheletro in cemento. Un involucro nudo. Esposto alle intemperie e al tempo.
Nel frattempo la città è cambiata. A ridisegnare il profilo urbano è arrivata la Torre Pontina, alta 128 metri. Tre volte il Key. Eppure il vecchio palazzo continua a imporsi nello sguardo. Nonostante tutto.

Tra vicende giudiziarie e promesse mancate
Palazzo Key a Latina è stato coinvolto in una lunga serie di vicende giudiziarie. Ha attraversato passaggi di proprietà, contenziosi, ipotesi di intervento mai concretizzate. È stato il cruccio costante delle amministrazioni che si sono succedute dagli anni Ottanta a oggi.
Ogni sindaco ha dovuto fare i conti con quel gigante incompiuto nel cuore della città. Ogni volta si è parlato di rilancio, di recupero, di abbattimento. Nulla è mai davvero partito.
Il sopralluogo di ieri segna almeno un cambio di passo formale. Comune e Demanio lavorano insieme, dentro un quadro definito dal Piano città. La scelta di non demolire riduce l’incertezza. Ma la partita è solo all’inizio.
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