Dopo il via libera della Giunta comunale alla costruzione su un terreno compreso tra viale Kennedy, via G. Spada e via Ovidio Franchi, si è sollevato il malcontento di molti residenti: troppo cemento e poco verde, senza un reale ascolto delle esigenze della cittadinanza.
La Giunta, guidata dalla sindaca Emanuela Colella, ha approvato lo schema il 15 gennaio, ma manca ancora la firma della convenzione notarile.
C’è ancora spazio, secondo i cittadini, per chiedere modifiche migliorative.
Per questo il Comitato NO Cemento si sta mobilitando con l’obiettivo di negoziare varianti al progetto e riconquistare aree verdi e maggiore vivibilità per il quartiere.

Il progetto scoperto da Il Caffè e la controproposta dei residenti
All’inizio dell’anno, la Giunta comunale ha dato il via libera alla costruzione su circa 23.000 metri quadrati di vigna agricola tra viale Kennedy, via G. Spada e via Ovidio Franchi.
Il progetto prevede una grande area commerciale, con poche abitazioni e molti negozi, un parcheggio pubblico e campi da padel.

Un intervento che, secondo il Comitato, risponde poco ai bisogni di un quadrante già fortemente urbanizzato e con scarsa presenza di verde.
Ha raccontato un membro del Comitato NO Cemento a Il Caffè:
“Proprio da un articolo di questo giornale siamo venuti a conoscenza del progetto e della sua approvazione. Alcuni di noi che vivono in questa zona hanno raccolto maggiori informazioni e si sono subito attivati, costituendo il Comitato NO Cemento”.
Questo l’articolo de Il Caffè che ha parlato per la prima volta del nuovo progetto dopo la pubblicazione sull’Albo Pretorio di Ciampino:

Il Comitato, che ha già raccolto l’interesse di decine di cittadini di Ciampino, ha elaborato in maniera pragmatica e tempestiva una controproposta progettuale, con l’obiettivo di riequilibrare il rapporto tra superfici commerciali e spazi verdi.
Il ruolo del Comune e il “permesso convenzionato”
L’intervento prevede un permesso di costruire convenzionato: una procedura urbanistica che consente al Comune di stipulare un accordo diretto con il privato, proprietario del terreno.
Si tratta di uno strumento che accelera i tempi sia per il costruttore sia per l’amministrazione, che può ottenere più rapidamente opere e infrastrutture.
Tuttavia, sottolinea il Comitato, proprio in questa fase il Comune dovrebbe tutelare il bene pubblico, negoziando interventi realmente utili alla collettività.
Ha dichiarato il Comitato a Il Caffè:
“In un’area già densamente urbanizzata, un nuovo polo commerciale non risponde alle priorità dei cittadini. Il Comune dovrebbe concordare una quota maggiore di verde o servizi pubblici come un parco, un’area cani o spazi di aggregazione e non ulteriori parcheggi e negozi.
Al momento l’area verde prevista è nelle percentuali minime di legge”.
Di fatto, dei 4.000 metri quadrati ceduti come “verde”, più della metà sarebbero destinati a quattro campi da padel privati con spogliatoi e non a parco pubblico.
Il paradosso del rischio idrogeologico
Solo un giorno dopo che il Comune di Ciampino ha dato l’ok alla costruzione sul terreno, lo stesso Comune ha chiesto lo stato di calamità naturale per dissesti idrogeologici. Infatti, a seguito delle piogge cadute tra il 4 e il 6 gennaio 2026, ci sono stati allagamenti in diverse zone della città e scuole chiuse.
Il paradosso, sostengono i cittadini, è evidente: si cementificano terreni drenanti mentre si riconosce l’emergenza idrogeologica.

Secondo i rapporti di ISPRA e Legambiente, il consumo di suolo e la nuova edificazione su terreni agricoli aggravano la crisi idrica, riducono la capacità di drenaggio e contribuiscono al fenomeno delle isole di calore urbane.
Eppure, il progetto approvato dal Comune di Ciampino prevede solo 74 alberi (circa uno ogni 200 metri quadrati) e una vasca di laminazione da 1.350 metri cubi: numeri che il Comitato giudica insufficienti.
Ciampino può permettersi altro cemento?
Ciampino detiene un triste primato: è tra i comuni con la più alta percentuale di consumo di suolo nel Lazio. Secondo dati ISPRA 2016, oltre il 41% del territorio risulta già urbanizzato.
Un’ulteriore edificazione, secondo il Comitato, rischia di peggiorare la situazione: più traffico verso Roma, maggiore inquinamento, aumento delle isole di calore con rischio di raggiungere temperature torride nei mesi estivi e ulteriore impermeabilizzazione del terreno.
Il quadrante è inoltre già interessato da nuovi insediamenti produttivi e logistici lungo via Lucrezia Romana e via Appia Nuova, con un progressivo aumento della pressione urbanistica.
In una relazione del Comitato si legge:
“Fassa Bortolo ha inaugurato il suo polo logistico su via Lucrezia Romana nel 2025, di fianco alla stazione dei Carabinieri di Viale Kennedy, a meno di 200 metri dalla vigna, è in fase di fine cantiere un parcheggio privato per mezzi pesanti oltre le 35 tonnellate, mentre lungo Via Appia Nuova proliferano capannoni per materiali edili”.

Le richieste del Comitato NO Cemento
Poiché il permesso di costruire definitivo non è ancora stato firmato, per il Comitato esiste ancora margine per intervenire. In una relazione, così come sul nuovo sito del Comitato, i cittadini hanno indicato alcune azioni concrete che il Comune potrebbe attivare, tra cui:
- aumentare gli spazi verdi del progetto dal 17% al 50% dell’area, sostituendo i campi da padel con del verde fruibile dalla cittadinanza e raddoppiando il numero di alberi;
- aumentare la superficie drenante ad almeno 9.500 metri quadrati e creare un rain garden in grado di filtrare acque piovane dai parcheggi e ridurre l’isola di calore;
- avviare una variante urbanistica per ridurre o azzerare le nuove edificazioni su suolo libero e tutelare la fascia di Viale Kennedy come verde pubblico non edificabile;
- rinegoziare il permesso di costruire convenzionato imponendo obblighi più stringenti al privato;
- pubblicare integralmente gli atti e avviare un confronto pubblico prima dell’apertura delle attività commerciali.
In poche parole, l’obiettivo dichiarato dal Comitato NO Cemento (a cui è possibile aderire o chiedere informazioni scrivendo a [email protected]) non è fermare il progetto, ma piuttosto aprire un dibattito pubblico sul futuro urbanistico di Ciampino e sull’equilibrio tra sviluppo e qualità della vita.
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