Al centro della protesta una frase che riassume il nodo della vicenda:
“Attendiamo notizie dal Comune”.
Le ragioni della mobilitazione: una lettera inviata e rimasta senza riscontro
La scelta di scendere in strada, spiegano i residenti, nasce da un percorso precedente e più formale.
Nelle settimane scorse è stata inviata una lettera al Comune e al sindaco di Castel Gandolfo per chiedere chiarimenti sull’intervento e sui passaggi amministrativi che lo hanno reso possibile.
Nel documento i cittadini parlano apertamente di una comunicazione rimasta “lettera morta”. E l’assenza di risposte, sostengono, ha reso necessario un gesto pubblico.
Il sit-in viene così presentato come un tentativo di riaprire un canale di confronto, chiedendo tempi certi, atti consultabili e una ricostruzione trasparente dell’iter.
Salute e prossimità alle abitazioni: le domande che restano aperte
La lettera mette in fila le preoccupazioni più immediate, a partire dalla vicinanza dell’impianto alle case. I residenti segnalano che nelle immediate prossimità vivrebbero anche persone con patologie oncologiche e portatori di pacemaker.
Non è un’argomentazione tecnica, ma un richiamo alla prudenza e alla necessità di informazioni verificabili.
Chiedono che l’amministrazione chiarisca quali controlli siano previsti, quali enti siano competenti per le verifiche e se siano disponibili misurazioni o valutazioni documentate. L’obiettivo dichiarato è spostare la discussione su dati e procedure, evitando che resti nel campo delle percezioni.
Paesaggio, vincoli e impatto urbano: la richiesta di verifiche puntuali
Accanto al profilo sanitario, i cittadini richiamano l’impatto visivo e paesaggistico dell’infrastruttura, ritenuto rilevante in un’area residenziale.
Nel testo si citano vincoli sul territorio, incluso quello idrogeologico, come elementi che imporrebbero un livello di attenzione maggiore.
Da qui la domanda di fondo: perché proprio quel punto e con quali valutazioni?
I firmatari chiedono di sapere se la scelta del sito discenda da una pianificazione comunale, da indicazioni tecniche o da esigenze dell’operatore, e quale spazio abbia avuto la tutela del contesto urbano.
Comitato, raccolta firme e confronto istituzionale: “palo adagiato a terra”
La mobilitazione, spiegano, ha preso forma anche attraverso un Comitato di quartiere e una raccolta firme allegata alla lettera.
I cittadini riferiscono inoltre un tentativo di confronto tramite Tiziano Nutile, consigliere di maggioranza, senza però arrivare a un esito risolutivo.
Nella ricostruzione contenuta nel documento, il palo sarebbe stato solo temporaneamente smontato e “adagiato a terra”, senza che ciò equivalga a una rimozione definitiva. Un elemento che alimenta l’incertezza sul futuro dell’intervento e rafforza, dicono, la necessità di una posizione ufficiale dell’amministrazione.
Dopo il presidio, l’intervento di Marco Moresco e il tema del “Piano Antenne”
Al sit-in ha partecipato anche Marco Moresco, già consigliere ad Albano Laziale e da tempo attento ai temi dell’elettrosmog.
In un post social, Moresco racconta di essersi recato in via Torretta nonostante la pioggia per essere vicino ai residenti e sostiene che molti cittadini percepiscano una concentrazione elevata di impianti nella zona.
Il punto che solleva è la pianificazione.
Secondo Moresco, un Piano Antenne efficace dovrebbe disciplinare l’installazione degli impianti da parte degli operatori, prevenendo criticità e garantendo una cornice di regole comprensibile alla comunità. Nel messaggio ringrazia anche Marta Toti per la presenza e la disponibilità al confronto.
Cosa chiedono ora al Comune: atti, criteri di scelta e un incontro
La conclusione dei residenti è una richiesta operativa: un riscontro scritto e un appuntamento con l’amministrazione di Castel Gandolfo per chiarire, in tempi brevi, la situazione.

Nel documento affermano di aver appreso dell’esistenza di un Piano Antenne predisposto dall’ufficio tecnico tra gennaio e febbraio e chiedono se il sito di via Torretta rientri tra quelli individuati, con quali motivazioni e con quali garanzie.
In attesa di risposte, la protesta del 14 febbraio viene letta come un passaggio di responsabilità civica: riportare la questione sul terreno della trasparenza amministrativa, dove – sostengono – si decide davvero il confine tra infrastrutture necessarie e tutela del territorio.
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