Il progetto è finanziato con 360mila euro messi a disposizione dalla Regione Lazio nell’ambito della programmazione delle opere pubbliche.
L’obiettivo dichiarato è la manutenzione e la bonifica delle aree a verde del lago, con interventi di pulizia, messa in sicurezza e ripristino della fruibilità.
Cosa significa davvero “bonifica”
Il termine scelto — bonifica — merita però un approfondimento. In un contesto ambientale può indicare la rimozione di rifiuti, la pulizia del sottobosco, il taglio di alberature pericolanti, la sistemazione dei percorsi.
In un’area archeologica, tuttavia, ogni movimento di terra o utilizzo di mezzi meccanici richiede particolare cautela.
L’assistenza archeologica rappresenta una tutela formale, ma resta la domanda di fondo: quali saranno nel dettaglio le lavorazioni previste? E in che misura incideranno su un sito già fragile?
Un sito più antico di Roma
Il Villaggio delle Macine non è un semplice affaccio sul lago. È un insediamento palafitticolo dell’età del Bronzo, con una datazione compresa tra il XX-XIX secolo a.C. e il XVII-XVI secolo a.C. (media età del bronzo). Datato circa quattromila anni fa fu dunque precedente alla fondazione di Roma.

Il nome deriva dalle numerose macine litiche rinvenute nell’area, testimonianza di una comunità stabile e organizzata.
Situato nel contesto dei Colli Albani, rappresenta una delle evidenze più significative della preistoria laziale. L’abbassamento del livello del lago negli anni ha progressivamente esposto i resti, rendendoli visibili ma anche vulnerabili.
Cosa sono le “macine litiche”
Le macine litiche (dal greco “lithos”, che significa “pietra”) sono antichi strumenti in pietra utilizzati fin dalla preistoria (in particolare dal Neolitico) per frantumare, macinare e polverizzare cereali, sementi, ghiande o altri alimenti, trasformandoli in farina o farinata.

Venivano realizzate con rocce dure, spesso di natura vulcanica (basalto, lava) o arenaria, necessarie per ottenere farina senza contaminarla con troppi detriti.
Degrado e ritardi: si poteva intervenire prima?
L’esposizione prolungata dovuta all’abbassamento del livello del lago Albano ha favorito il degrado.
Il passaggio dall’ambiente subacqueo all’aria aperta ha accelerato la compromissione dei materiali organici e lignei.
È qui che emerge il nodo critico: un piano di manutenzione programmata, avviato anni fa, avrebbe forse limitato i danni?
Intervenire oggi con un’operazione straordinaria rischia di apparire come una risposta tardiva, più orientata al recupero dell’immagine e della fruibilità che alla prevenzione sistematica.

Fruibilità contro conservazione
La riqualificazione dell’area può certamente restituire sicurezza e accessibilità ai cittadini.
La zona degli 11 Scogli è frequentata e necessita di manutenzione ordinaria del verde. Tuttavia, quando la tutela del paesaggio si intreccia con la conservazione archeologica, l’equilibrio è delicato.
Rendere più “leggibile” e ordinato un sito non deve tradursi in una semplificazione eccessiva o, peggio, in una perdita ulteriore di tracce materiali.





















