Gli ultimi giorni hanno consolidato tre candidature per la conquista di palazzo Savelli, sede del Comune di Albano Laziale, che oggi appaiono certe: Massimo Ferrarini per il centrodestra unito, Luca Andreassi con una nuova lista civica costruita “in proprio”, e Massimiliano Borelli come candidato sostenuto, al momento, principalmente dal Partito Democratico.
Ferrarini e il centrodestra: il vantaggio della coalizione unita
Sul fronte del centrodestra la partita è stata impostata con anticipo e metodo: Ferrarini guida una coalizione compatta, con i principali partiti nazionali allineati (Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega) e un lavoro di avvicinamento al mondo civico (molte le liste a suo sostegno) che punta ad ampliare il bacino oltre la tradizionale area di riferimento.
La linea politica è chiara: presentarsi come alternativa ordinata, in grado di offrire stabilità amministrativa e una filiera politica riconoscibile. In una competizione frammentata, la percezione di unità può trasformarsi in un vantaggio reale, soprattutto nelle prime settimane di campagna elettorale.
Andreassi: la rottura interna e la scelta della corsa “da solista”
Più complesso, e per certi aspetti più ‘narrativo’, il percorso di Andreassi. Ex vicesindaco della giunta Borelli uscente, ha scelto una candidatura autonoma, lanciata pubblicamente con una lista civica dal nome evocativo: “Vedrai la differenza”.
È una mossa che parla a due pubblici: da un lato chi chiede discontinuità e un profilo meno “di apparato”; dall’altro un elettorato riformista che teme l’ennesima resa dei conti interna al centrosinistra.
Andreassi si colloca così in una zona alternativa al centrosinistra che negli ultimi 15 anni ha governato (con lui) la città di Albano: dentro la storia amministrativa recente, ma fuori dall’assetto politico che quella storia l’ha sostenuta.
Borelli riparte dal PD: l’investitura dell’uomo di partito
Borelli si presenta con un tratto istituzionale e di partito: candidatura formalizzata, sostegno pieno del PD, presenza della dirigenza, europea, nazionale e regionale a confermare che Albano è una partita strategica.
È un capitale importante, perché offre struttura, radicamento e capacità organizzativa. Al suo fianco, si è schierata anche l’Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), oltre a varie liste civiche.
Ma è in ogni caso evidente che la sua candidatura nasce dopo una frattura politica evidente e, per convincere, dovrà trasformare quella frattura in un racconto credibile.
La domanda sottotraccia, per gli elettori più esigenti, resta la stessa: com’è finita davvero la stagione di governo e cosa garantisce che non si ripeta lo stesso copione?
Il passaggio istituzionale: una crisi che ha cambiato i rapporti di forza
La competizione non è solo una somma di nomi: è l’effetto di una crisi politico-istituzionale che ha accelerato la fine di un ciclo.
Il venir meno di una maggioranza coesa, le frizioni interne, gli strappi consumati in aula e fuori hanno progressivamente eroso la tenuta dell’amministrazione uscente.
Da lì nasce l’attuale scenario: un centrosinistra che si presenta diviso e un centrodestra che prova a capitalizzare la fase, proponendosi come alternativa pronta.
In questo quadro, la campagna elettorale sarà anche un referendum implicito su come Albano è stata governata negli ultimi anni.
Nicola Marini: il grande assente che può cambiare lo schema
La prima grande incognita porta il nome di Nicola Marini.
Dieci anni da sindaco (2010-2020), poi presidente del Consiglio comunale (2021-2025), figura che ha segnato in profondità l’architettura politica cittadina.
Dalla caduta dell’ex sindaco Borelli di ottobre appare defilato, lontano dalla ribalta mediatica e dalle dinamiche politiche, ma è difficile immaginare che una personalità di quel peso resti definitivamente fuori dalla partita.
Le ipotesi che circolano sono due: una candidatura con una lista civica di sinistra alternativa a Borelli, visto il il Pd di Albano lo ha espulso – oppure, scenario più dirompente, un’intesa con il centrodestra.
Bisognerà poi anche vedere quanto del suo elettorato lo seguirà effettivamente nella scelta che opererà.
Finché non scioglieranno questi nodi, ogni equilibrio resta provvisorio.
L’Altra Albano: verso un candidato sindaco autonomo
Altra grande incognita: la lista civica L’Altra Albano, sostenuta dall’ex consigliere comunale Salvatore Tedone e dalla consigliera regionale Alessandra Zeppieri.
Negli ultimi passaggi la distanza da Borelli e dal PD è stata rivendicata in modo netto, con toni che lasciano poco spazio a mediazioni.
Politicamente, dopo uno strappo così esplicito, l’ipotesi più plausibile è una candidatura autonoma alla guida della lista o della coalizione che le ruota intorno.
Le voci sullo stesso Tedone come possibile candidato sindaco restano tali, per il momento: non ci sono certezze, ma il solo fatto che l’ipotesi venga discussa segnala un dato: a sinistra la frammentazione potrebbe non essere finita.
Il punto politico: la partita vera è nel campo progressista
Oggi Albano sembra una corsa a tre con due variabili capaci di cambiare tutto.
Ferrarini parte con l’ordine di una coalizione già definita. Andreassi e Borelli, invece, si muovono in un campo che deve ancora stabilire confini e priorità. Marini e L’Altra Albano sono i due snodi che possono trasformare la competizione: o ricomporre pezzi dispersi, o moltiplicare ulteriormente i candidati, rendendo decisiva la capacità di arrivare al ballottaggio e poi aggregare.
In mezzo, un elettorato che chiederà soprattutto una cosa: chiarezza sugli assetti e concretezza su programmi e scelte politiche, a cominciare dal temuto inceneritore Acea di Santa Palomba.
Leggi anche: Albano, stop al deposito edile abusivo: il Tribunale conferma l’ordine di demolizione del Comune





















