Esistono scrittori che raccontano storie e scrittori che costruiscono mondi. Alfredo Vassalluzzo, romano d’adozione, docente di Letteratura Italiana, appartiene, senza dubbio, alla seconda categoria. Con il suo romanzo, “Gargoyle“, pubblicato da Sensibili alle Foglie e ispirato ai due anni trascorsi dall’autore come insegnante in un carcere maschile, non si limita a consegnare ai lettori una trama avvincente, ma svela una dote che solo i grandi educatori possiedono: la capacità di rendere trasparente la complessità dell’animo umano.
La prima qualità che colpisce in Vassalluzzo è il rigore geometrico della sua narrazione. Da insegnante abituato a trasmettere il valore della forma e del metodo, l’autore infonde nelle sue pagine una precisione strutturale rara. In “Gargoyle”, la scelta della polifonia non è un semplice orpello stilistico, ma una necessità etica: per raccontare la verità, occorrono più voci, più prospettive, più sguardi che si incrociano. “La conoscenza è democratica” afferma Vassalluzzo “non avrebbe senso una conoscenza dettata da un unico punto di vista. Ogni cosa va inquadrata da diverse prospettive e ogni prospettiva ce la farà apparire diversa. La verità sta nella polifonia”. Questa alternanza di punti di vista riflette una profonda padronanza dei tempi narrativi, permettendo al lettore di immergersi in un ritmo che non concede pause, pur mantenendo una lucidità analitica costante.
Il cuore pulsante del romanzo di Vassalluzzo risiede nella sua capacità di nobilitare temi spesso ignorati dalla narrativa contemporanea. L’autore ha l’intuizione geniale di elevare la burocrazia e i suoi meccanismi a motore del conflitto drammatico. La burocrazia, non solo provoca il dramma, ma lo accompagna, lo osserva beffarda dall’alto vedendolo consumare sotto lo sguardo impotente del personaggio. Nelle mani dell’autore, il codice e la norma diventano lo specchio in cui l’etica individuale si scontra con la rigidità del sistema. È qui che emerge la sua dote di osservatore: la capacità di scovare l’umanità laddove sembra esserci solo gelida procedura. “La burocrazia” commenta Vassalluzzo “non è un animale mitologico ma è fatta da esseri umani che incarnano il pensiero burocratico, lo rendono reale, sfida quotidiana che, per alcune categorie di persone, diventa invincibile e assurda”.
Attraverso figure archetipiche e reali come Sandro e Ling, l’autore esplora il tema del doppio con una sensibilità che scava sotto la superficie. Non ci sono eroi senza macchia, ma esseri umani definiti dalle loro mancanze, dai loro segreti e dalla loro ricerca di senso. Questa capacità di introspezione psicologica trasforma il romanzo in un’esperienza trasformativa per il lettore, che si ritrova a interrogarsi sulle proprie zone d’ombra. “Sono le stesse zone d’ombra sperimentate su me stesso fin dal primo giorno di insegnamento in carcere. Fin da subito è emersa una necessità profonda di rapportarmi agli altri sottolineando le diversità e le similitudini e, alla fine, le seconde sono state molto più numerose delle prime” conclude Vassalluzzo.
In definitiva, l’autore di Gargoyle dimostra che la grande letteratura non ha bisogno di artifici per essere potente. La sua scrittura è asciutta, precisa, densa di significato; è la voce di chi sa che ogni parola ha un peso e ogni silenzio una direzione. Vassalluzzo non scrive solo per intrattenere, ma per educare lo sguardo, confermandosi come una delle firme più originali della sua generazione.



















