La Determinazione n. 196 del 17 febbraio approva l’avviso per le manifestazioni di interesse: si tratta del passaggio “preliminare” che mette in moto la gara vera e propria.
Sullo sfondo c’è un dato secco: l’attuale concessione è in scadenza, e l’amministrazione deve rimettere in corsa il servizio.
Nei mesi scorsi, era già stato riavviato anche il ristorante, dopo un lungo stop.
Scadenze e percorso di gara
Il calendario, almeno nella sua prima tappa, è già scritto: gli interessati hanno tempo fino al 1° marzo 2026 (ore 23:59) per inviare la manifestazione di interesse via PEC.
Poi si passerà alla procedura ristretta: verranno selezionati gli operatori da invitare e la competizione si svolgerà sul MePA, con Richiesta di Offerta gestita da Consip S.p.A..
L’aggiudicazione seguirà il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (qualità/prezzo). A presidiare il percorso, come RUP, la Alessia Vultaggio.
Che cosa dovrà offrire il nuovo gestore
Il “progetto” non è una maxi-riqualificazione, ma un tassello di servizio pubblico ben definito: un locale comunale da 51 mq (più magazzino da 9,23 mq) destinato soprattutto a dipendenti e visitatori del complesso.
Si parla di somministrazione di bevande, dolce e salato, piccola ristorazione.
In capo al concessionario ricadono anche allestimento, manutenzione, pulizia, utenze e rispetto delle norme di settore. La concessione durerà 6 anni, con possibilità di rinnovo per altri 6 (senza automatismi).
Perché un bar in Comune è anche politica urbana
Un punto ristoro “dentro” gli uffici non è solo un servizio accessorio: è un micro-spazio di comunità, dove si incrociano file agli sportelli, appuntamenti, attese, colloqui.
È qui che l’istituzione si fa quotidianità: un caffè prima di un certificato, un panino tra un cambio di residenza e una pratica edilizia. Senza considerare l’enorme utilità per chi in quegli uffici lavora.
La scelta di rimettere a gara la gestione, con regole digitali e trasparenti, racconta un’impostazione: valorizzare il patrimonio comunale senza trasformarlo in un costo fisso, e al tempo stesso garantire continuità a un servizio “di prossimità” per chi vive il palazzo.
Non è un caso che “Selva dei Pini” torni spesso nelle carte e nei bandi.
Nei mesi scorsi si è parlato del ristorante nel parco: una struttura più grande, immersa nella Riserva naturale della Sughereta di Pomezia, che è stata affidata a Kiwimiao srls dopo una gara, con riapertura attesa a ridosso dell’estate.
Canone, durata e “posta in gioco”: cosa succede adesso
Il canone annuo a base d’asta è fissato a 3.600 euro, calcolato — scrive l’ente — sull’andamento storico della gestione.
Una cifra che, letta insieme alla durata, punta a rendere sostenibile la concessione e a evitare gare “di facciata”.
Il valore stimato per i primi sei anni è 21.600 euro (e 43.200 con rinnovo).
Ora la palla passa al mercato: arrivare in tempo con la manifestazione d’interesse, chiedere chiarimenti entro i termini, valutare il sopralluogo e prepararsi alla fase successiva su MePA. In altre parole: la macchina riparte, e con essa un piccolo presidio di socialità dentro il Municipio.























