Nei giorni scorsi il Comune di Ardea ha informato la cittadinanza dell’invio degli avvisi, richiamando la normativa nazionale, il vigente Regolamento CUP e la delibera di Giunta comunale n. 76 del 31 maggio 2023 con cui è stata approvata la tariffa del canone per i passi carrabili.
Il Comune di Ardea: i passi carrabili devono essere regolarizzati
Nel comunicato si precisa che, ai sensi dell’articolo 49 del regolamento “Passi carrabili e accessi a raso”, sono considerati passi carrabili i manufatti costituiti da listoni di pietra o altro materiale, ovvero da intervalli lasciati nei marciapiedi o da modifiche del piano stradale finalizzate ad agevolare l’accesso dei veicoli alla proprietà privata.
Per “manufatto” si intende un’opera visibile e misurabile, idonea a facilitare l’accesso, realizzata su suolo pubblico o su suolo privato gravato da servitù di pubblico passaggio.
Tali accessi, qualora presenti, sono soggetti al canone e devono essere autorizzati ai sensi dell’articolo 22 del Codice della Strada e del regolamento comunale.
In caso di manufatti non autorizzati, il Comune invita a procedere alla regolarizzazione, per evitare anche l’applicazione di sanzioni.
Errori nei calcoli dei passi carrabili: i cittadini di Ardea contestano gli avvisi
Ma alla linea dell’amministrazione si contrappone la posizione dell’Associazione Nuova California 2004, che ha inviato una richiesta formale di chiarimenti e di sospensione in autotutela degli avvisi relativi alle annualità 2023-2024.
Nella lettera, indirizzata all’Ufficio Tributi del Comune di Ardea, il presidente Piero D’Angeli parla di «profili di manifesta illegittimità» che imporrebbero un immediato intervento dell’ente.
L’associazione richiama i principi dello Statuto del contribuente e la giurisprudenza in materia di autotutela tributaria, sottolineando che l’amministrazione avrebbe il potere-dovere di annullare atti impositivi viziati quando emergano errori evidenti o carenze nei presupposti.
Tre, in particolare, i punti contestati.
Il primo riguarda la presunta carenza dei presupposti impositivi: secondo l’associazione, numerosi accessi oggetto di tassazione sarebbero “a raso”, privi di manufatti, tagli di marciapiede o modifiche strutturali del suolo pubblico tali da configurare un’occupazione effettiva di spazio pubblico.
In questi casi, si sostiene, non vi sarebbe superficie sottratta all’uso collettivo e quindi mancherebbe il presupposto del canone.
Il secondo profilo attiene agli errori nella determinazione della superficie imponibile: sarebbero state riscontrate metrature non corrispondenti alla reale ampiezza degli eventuali manufatti presenti, con possibili errori di calcolo.
Infine, la violazione del principio di motivazione: gli avvisi, si legge nella richiesta, non indicherebbero in modo puntuale i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche alla base dell’imposizione, né la documentazione tecnica e fotografica utilizzata per gli accertamenti.
La richiesta: sospensione immediata
Da qui la richiesta di sospensione immediata della riscossione in attesa della definizione del procedimento di autotutela e di chiarimenti sui criteri tecnici adottati per distinguere gli accessi soggetti al canone da quelli esenti, sulle modalità di misurazione delle superfici e sui riferimenti regolamentari applicati.
Parallelamente, l’associazione ha annunciato la predisposizione di un modulo per la sospensione del pagamento in autotutela, invitando i cittadini che ritengano ingiusto l’avviso ricevuto a rivolgersi alla sede di via delle Meduse, a Tor San Lorenzo, per assistenza nella compilazione e nell’invio tramite PEC.
Il nodo, ora, è tutto nella risposta dell’amministrazione.
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