Un dehors, spesso denominato “pergotenda”, è uno spazio esterno di un locale (bar, ristorante, gelateria) attrezzato con tavolini e sedie chiuso da piccole strutture leggere e smontabili. Non possono essere usati parti in muratura.
La struttura permetterà di aumentare il confort dei clienti, anche nelle stagioni meno calde.
Il dehors sarà installato nell’area tra l’attuale edificio e la strada, via dei Cappuccini. Un’area che fino ad oggi d’estate è stata sfruttata con tavolini e semplici ombrelloni, ma che può accogliere turisti solo nelle giornate più calde.

Grazie al dehors, tali posti saranno disponibili per molti più giorni durante l’anno. Probabilmente, almeno stando ai disegni, il dehors porterà anche un miglioramento dal punto di vista estetico.
Bisognerà vedere come verrà inserito rispetto agli alberi presenti in maniera piuttosto folta.
La Soprintendenza non si esprime
Il provvedimento è arrivato mentre il Comune di Albano Laziale è in gestione commissariale, guidato dal commissario Filippo Santarelli, dopo la caduta dell’ex sindaco Borelli di ottobre scorso.
Il via libera per il nuovo dehors con cui il noto hotel, ristorante e anche bar potrà utilizzare anche l’area esterna anche d’inverno, quindi, ha avuto luogo molto velocemente e con il solo assenso del Comune commissariato.
Difatti la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici non ha risposto nei termini di legge alla richiesta di un parere da parte del Municipio e quindi il Comune di Albano si è avvalso del diritto di silenzio – assenzo.
Il permesso riguarda anche altri piccole variazioni come modifiche a scale ed elementi di arredo.

Ok lampo per il dehors: l’autorizzazione paesaggistica
Il via libera prende forma in un atto preciso: l’autorizzazione paesaggistica del Comune di Albano n. 12 firmata il 19 febbraio dall’architetto Alberto Gemma:
“Oggetto: installazione di un “dehor” (pergotenda) nella corte esterna di un fabbricato a destinazione turistico-ricettiva in Via dei Cappuccini”.
L’istanza risulta protocollata dal noto hotel il 23 dicembre 2025: tra domanda e determinazione sono passati appena 58 giorni, una scansione piuttosto rapida per un intervento in area tutelata da vincolo paesaggistico. Un esempio di burocrazia veloce.
Un’area vincolata: qui decide anche il paesaggio
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Il cuore della vicenda sta infatti nel perimetro dei vincoli. Il provvedimento colloca l’immobile in un’area sottoposta a tutela paesaggistica ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, richiamando l’articolo 134 e, soprattutto, l’effetto del D.M. 29 agosto 1959.
In pratica, anche interventi “leggeri” sugli spazi esterni vengono valutati per l’impatto visivo e per la coerenza con il contesto panoramico. È questo passaggio a rendere l’autorizzazione un atto ad alta attenzione amministrativa.
Procedura semplificata e tempi della Soprintendenza
L’intervento ha viaggiato sul binario della procedura semplificata prevista dal D.P.R. 31/2017.
Nel testo si ricostruisce un passaggio chiave: l’8 gennaio 2026 il Comune di Albano ha trasmesso la documentazione e la relazione tecnica alla Soprintendenza e comunicato l’avvio del procedimento.
Da quel momento, sono trascorsi 20 giorni senza che sia arrivato il parere vincolante. L’iter è quindi prosegue sulle spalle del solo Comune di Albano e si chiuso con l’autorizzazione, chiarita però come valida “ai soli fini paesaggistici”.
Cosa cambia sul posto: solo strutture leggere e rimovibili
Il “Sì” non è una carta bianca. Le prescrizioni sono nette.
Le installazioni esterne devono essere facilmente amovibili — pedane, paratie laterali frangivento, elementi ombreggianti o altre coperture leggere — e senza parti in muratura o strutture stabilmente ancorate al suolo.
C’è poi un secondo paletto, che incide sulla trasformazione degli spazi: non dovranno aumentare le superfici esterne pavimentate. Una formulazione che mira a evitare che l’allestimento diventi, di fatto, una modifica permanente del suolo e del fronte esterno.
Comune commissariato: la cornice politica dell’atto
Sul tavolo, insieme al vincolo paesaggistico, c’è la fase istituzionale. Dopo la nomina del commissario prefettizio, Filippo Santarelli, e lo scioglimento del Consiglio comunale, l’amministrazione ordinaria procede attraverso gli uffici.
In questa cornice, gli atti amministrativi proseguono lungo la catena tecnica: l’autorizzazione paesaggistica è firmata dal responsabile del servizio e viene impostata come atto istruttorio indispensabile, ma non sufficiente, per arrivare all’esecuzione delle opere.
I prossimi passaggi: edilizia, controlli e ricorsi
Il documento lo esplicita: l’autorizzazione paesaggistica non costituisce titolo edilizio.
Prima di qualunque cantiere servirà la verifica di conformità urbanistico-edilizia e l’assenza di opere illegittime sull’area, oltre all’eventuale presenza di usi civici o altri gravami.
L’efficacia dell’autorizzazione è quinquennale: scaduto il termine, occorrerà un nuovo passaggio.
Restano infine le tutele ordinarie: è ammesso ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio entro 60 giorni o ricorso straordinario entro 120 giorni.
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