In particolare avrebbero dovuto impiegare quei fondi per potenziare l’abbandono selvaggio dei rifiuti e combattere quindi gli ‘zozzoni’ del lancio del sacchetto in luogo pubblico.
La Città Metropolitana di Roma Capitale ha infatti formalizzato la revoca il 22 febbraio con un atto dirigenziale che chiude l’iter avviato a fine 2024.
La motivazione è netta: non è stata presentata la documentazione progettuale richiesta, inclusi gli atti di approvazione dell’amministrazione comunale.
Cosa dovevano fare Albano e Ardea
La revoca arriva con una Determinazione dirigenziale ‘provinciale’ e riguarda contributi già assegnati, ma condizionati a un passaggio decisivo: la consegna di una proposta progettuale completa, approvata dagli organi comunali competenti, con relazione, quadro economico e cronoprogramma.
Senza quel pacchetto, l’istruttoria non può chiudersi e le risorse non diventano spesa effettiva. È su questo snodo, più politico che tecnico, che la Città Metropolitana ha scelto di fissare una linea.
Albano Laziale: 40 mila euro legati alla videosorveglianza
Per Albano Laziale il perimetro economico è netto e ruota attorno alla videosorveglianza: 13mila euro per la gestione dei sistemi (parte corrente) e 27mila euro per l’acquisto (conto capitale).
In totale 40mila euro pensati per sostenere strumenti di controllo e presidio che, nella strategia complessiva, si intrecciano con la gestione dei rifiuti: telecamere e monitoraggio come argine agli abbandoni e come supporto alle regole della differenziata, soprattutto nelle aree più esposte a conferimenti impropri.
Ardea: contenitori e sistemi di controllo, contributi revocati
Su Ardea la revoca riguarda due interventi distinti: 2mila euro per l’acquisto di contenitori destinati alla raccolta differenziata e 8mila euro per l’acquisto di sistemi di videosorveglianza. La cornice è la stessa: rafforzare la dotazione materiale e, insieme, la capacità di controllo.
Ma anche qui l’iter si è fermato sul medesimo punto: la documentazione progettuale richiesta non è arrivata nei termini e nelle forme previste. Risultato: contributi revocati e risorse rimesse in disponibilità.
Un anno di passaggi amministrativi e solleciti
Il percorso nasce da una delibera metropolitana che, a fine 2024, aveva messo in campo un pacchetto di interventi a sostegno della differenziata. Nei mesi successivi la ex Provincia aveva comunicato ai Comuni l’assegnazione dei fondi e contestualmente aveva richiesto l’invio degli atti progettuali.
Più avanti, con i tempi che si allungavano, era arrivato un sollecito formale: la richiesta era quella di completare l’istruttoria e rendere i progetti “cantierabili” anche sul piano amministrativo. In assenza dei documenti, la macchina si sarebbe fermata: non per scelta politica di merito sui progetti, ma per impossibilità di procedere.
Che fine fanno i ‘soldi persi’
Con la revoca, la Città Metropolitana dispone ora la comunicazione ai Comuni di Albano e Ardea dell’esecutività dell’atto e ricolloca le somme nel circuito contabile dell’ente.
Sullo sfondo, resta un passaggio istituzionale rilevante: l’intenzione di chiedere alla Regione Lazio il mantenimento dei fondi nel bilancio metropolitano, trattandosi di risorse vincolate a interventi sulla raccolta differenziata.
Il messaggio, per Albano e Ardea, è tutto nelle regole della filiera: i fondi seguono i progetti, ma i progetti devono arrivare completi, approvati e pronti a essere valutati. E i due Comuni non hanno adempiuto a quanto loro richiesto per ottenerli.
A rimetterci maggiormente sono i cittadini di Albano e Ardea: per loro nessun miglioramento del servizio e anche il rischio di dover intervenire sul bilancio comunale.
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