Quella che doveva essere una domenica di festa per il recupero della sfilata dei carri, saltata il 7 febbraio per maltempo, si è trasformata in un vero e proprio caso diplomatico tra il Comune di Latina e la Curia vescovile.
Al centro della contesa: il rispetto della Quaresima ma soprattutto una presunta “autorizzazione” che, a quanto pare, non è mai esistita.
La versione del Comune di Latina: “C’era il via libera della Curia”
Tutto nasce dalle parole dell’assessore Gianluca Di Cocco. Di fronte alle critiche di chi storceva il naso per coriandoli e maschere in pieno periodo quaresimale, l’assessore ha scelto la via dei social per rassicurare i fedeli.
In un post su Facebook Di Cocco ha scritto: «Il Comune ha ritenuto opportuno richiedere preventivamente l’autorizzazione e il coinvolgimento della Curia Vescovile». Ha inoltre aggiunto che la Chiesa, comprendendo le cause di forza maggiore, avrebbe concesso il proprio «benestare» a una festa pensata esclusivamente per i bambini.
Un’operazione di “diplomazia del coriandolo” che sembrava aver chiuso la pratica, derubricando l’evento a momento comunitario condiviso.
Il “dietrofront” della Curia: “Nessun permesso, parole non vere”
La replica della Curia, però, è arrivata come un fulmine a ciel sereno, con una nota dai toni gelidi che smentisce categoricamente la ricostruzione dell’amministrazione di Latina.
La Diocesi ha negato di aver mai concesso alcun benestare:
«Non è mai stato “concesso” alcun parere favorevole o permesso all’evento. Di conseguenza la dichiarazione di “benestare” deve intendersi non vera».
L’occasione è stata utile anche per ricordare che
«la cordiale e comprensiva collaborazione per il bene comune che esiste tra istituzioni diverse deve sempre avvenire nel rispetto reciproco delle proprie autonomie, rispetto che la Diocesi di Latina ha sempre mantenuto verso gli enti istituzionali e locali. Cordialità e comprensione che, specie nelle normali interlocuzioni correnti, non può e non deve essere fraintesa e tantomeno curvata fino a dare interpretazioni fuorvianti alla cittadinanza».
La frase può risultare criptica, ma vuol semplicemente dire che la Curia, nel rispetto dell’autonomia del Comune di Latina, non ha messo bocca sulla sfilata in periodo quaresimale. Questo non vuol dire però che abbia espressamente dato un suo benestare ufficiale. Insomma, l’imprimatur della Curia non c’è stato. C’è stata una semplice silenziosa tolleranza.
Si è trattato di un fraintendimento: le scuse dell’assessore
A seguito della nota della Curia, l’assessore di Cocco è intervenuto nuovamente con un post su Facebook per chiarire che si è trattato di un fraintendimento, assumendosene le responsabilità:
«Alla luce di quanto precisato dalla Curia, riconosco di aver interpretato in modo non corretto il contenuto delle interlocuzioni avvenute nelle settimane precedenti con riferimento alla sfilata dei carri allegorici. Me ne assumo pienamente la responsabilità. Non vi è mai stata, né è stata mia intenzione rappresentare, l’esistenza di un benestare formale da parte della Curia, che come chiarito non è stato concesso».
La Curia non ha mai dato un benestare formale, ma non ha nemmeno opposto un veto. Questa tolleranza è stata dunque male interpretata quale consenso formale, ha riconosciuto l’assessore:
«L’errore è stato esclusivamente di valutazione nell’aver ritenuto che il clima di dialogo potesse configurare un’autorizzazione, circostanza che non sussisteva».
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