Con l’ultimo aggiornamento pubblicato dal Masaf (Ministero dell’agricoltura, sovranità alimentare e foreste) sono 28 le nuove eccellenze di tutto il Lazio che entrano nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT).
Il Lazio sale così a 520 PAT e si conferma seconda regione d’Italia per numero di prodotti. In testa c’è la Campania, con 614 prodotti.
I nuovi ingressi rappresentano territori, comunità e saperi artigianali che da almeno 25 anni custodiscono metodi di lavorazione tramandati nel tempo, secondo quanto previsto dalla normativa nazionale.
Cosa sono i PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali)
I Prodotti Agroalimentari Tradizionali sono alimenti le cui tecniche di lavorazione, conservazione e stagionatura sono tramandate da almeno 25 anni, in modo omogeneo e conforme alle consuetudini locali.
La normativa prevede per questi prodotti la possibilità di accedere a deroghe igienico-sanitarie specifiche, come l’utilizzo di locali storici o attrezzature tradizionali, per salvaguardarne l’autenticità e la microflora autoctona, garantendo al tempo stesso sicurezza e salubrità.
Ogni anno il Ministero dell’Agricoltura pubblica l’elenco aggiornato dei PAT, divisi per Regione e per categoria: bevande analcoliche, distillati e liquori; carni (e frattaglie) fresche e loro preparazioni; condimenti; formaggi; grassi (burro, margarina, oli); prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati; paste fresche e prodotti della panetteria, della biscotteria, della pasticceria e della confetteria; prodotti della gastronomia; preparazioni di pesci, molluschi e crostacei e tecniche particolari di allevamento degli stessi; prodotti di origine animale (miele, prodotti lattiero caseari di vario tipo escluso il burro).
I due nuovi prodotti della provincia di Latina inseriti tra i PAT
I due nuovi prodotti della tradizione agroalimentare della provincia di Latina inseriti nei PAT sono le polpette di alici di Sperlonga e la cipiccia (nota anche come cepeccia o scalogna).
La Cipiccia è una piccola varietà di cipolla particolarmente saporita, aromatica e leggermente più pungente della cipolla comune, pur mantenendo una dolcezza delicata. È diffusa nel Lazio meridionale, tra le province di Latina e Frosinone.
È molto apprezzata in cucina, in particolare in frittate (ottima con gli asparagi), nel baccalà in umido o accompagnata ad alici. Anticamente, veniva consumata in zuppe con pane raffermo, specialmente durante la Quaresima.
Le polpette di alici alla sperlongana sono invece una ricetta tipica della tradizione marinara di Sperlonga. È un piatto che si preparava nelle case dei pescatori, che destinavano alla vendita il pescato più pregiato e tenevano per sé il più modesto pesce azzurro.
Si preparano tritando alici, buccia di arancia, alloro, pane ammollato nel succo di arancia. Il tutto si impasta con uovo, pangrattato e pinoli tostati, e si formano delle polpette che vengono infarinate e fritte. Si servono infine con un sugo di pomodoro.
Altri prodotti tipici del territorio pontino
Tra gli altri prodotti della provincia di Latina che già da tempo sono nell’elenco dei PAT troviamo, tra gli altri: i carciofi di Sezze, la carne di bufala, il guanciale e il prosciutto dei Monti Lepini al maiale nero, il prosciutto di Bassiano, la salsiccia al coriandolo di Monte San Biagio, il prosciutto cotto al vino di Cori, l’aceto di kiwi dell’Agro Pontino, il fiordilatte dell’Agro Pontino, la burrata di bufala.
Nell’elenco troviamo ancora: l’olio extravergine di itrana, il cocomero pontino, le fragole di Terracina, la ciambella scottolata e i bastoncini mandorlati di Cori, le crostate di visciole di Sezze, le crespelle di Maenza, la tiella di Gaeta, la trippa di mare e la parmigiana di palette di fico d’India dell’Isola di Ponza.
Per l’elenco completo di tutti i prodotti Agroalimentari Tradizionali del Lazio clicca qui.
I 28 nuovi PAT del Lazio
I 28 nuovi PAT del Lazio inseriti nell’elenco, divisi per categorie, sono i seguenti:
Carni fresche e preparazioni:
- Coppa Marmosedio (RI);
- Poérelli (RI);
- Salsiccia di fegato alla fiamignanese (RI).
Formaggi:
- Caciotta Cepranese (FR);
- Pecorino di Roiate / Roiatese (RM).
Paste fresche e prodotti da forno:
- Cantamessa Cepranese (FR);
- Ciammellitti con l’alchermes / Ciammellitti di Santa Margherita (RM);
- Ciammellocco di Sant’Antonio (RM);
- Maccaruni cu gli féri (FR);
- Pagliette (FR);
- Pane di Canterano (RM);
- Pizza “doce” di Colle San Magno (FR);
- Pizza ‘nfrasca (RI);
- Tozzi neri / Gli tozze di Colle San Magno (FR).
Prodotti della gastronomia:
- Cici co’ li gnocchitti (RI);
- Crostini di regagli (RI);
- La Frionza di Colle San Magno (FR);
- Marritti (RI);
- Pallocche a carne fujita (RI);
- Peperone ripieno di Piedimonte San Germano (FR);
- Polpette di alici di Sperlonga (LT);
- Ravioli dolci con l’alchermes di Castelchiodato (RM);
- Sfrittu e caciu (RI).
Di origine animale:
- Ricotta calda con siero (RI).
Vegetali:
- Castagna rossa di Capolaterra (RI);
- Cipiccia / Cepeccia / Scalogna (LT–FR);
- Tartufo di Canterano (RM);
- Topinambur (Lazio).
I 520 PAT del Lazio: testimonianza di un comparto agroalimentare e di una tradizione ricchissima
Con i nuovi ingressi, il quadro complessivo dei 520 PAT regionali è composto da:
- 113 prodotti vegetali;
- 216 tra paste fresche, dolci e prodotti da forno;
- 68 carni fresche e salumi;
- 50 formaggi;
- 10 preparazioni di pesce;
- 33 prodotti della gastronomia;
- 9 oli monovarietali e burro;
- 8 prodotti di origine animale (miele e ricotte);
- 9 distillati e bevande analcoliche;
- 4 condimenti.
Con i suoi 520 Prodotti Agroalimentari Tradizionali il Lazio, secondo solo alla Campania, si rivela una regione dal patrimonio agroalimentare tra i più strutturati e ricchi del Paese.
Oltre ai PAT, il Lazio può infatti contare su 16 DOP e 14 IGP nel comparto food, 4 DOP dell’olio e un IGP, oltre a un settore vitivinicolo che comprende 3 DOCG, 27 DOC, 6 IGT e 37 vitigni autoctoni censiti.
Un quadro che testimonia la solidità delle filiere regionali e la capacità del territorio di coniugare tradizione, qualità certificata e competitività sui mercati nazionali e internazionali.
Il caso della pinsa romana
L’anno scorso tra i PAT del Lazio ha fatto la sua entrata la pinsa romana. Un caso clamoroso di un prodotto recente, frutto di una trovata di marketing, diventato prodotto tipico della tradizione laziale.
L’inserimento della Pinsa Romana nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tipici del Lazio ha sancito la “tipicizzazione” di un prodotto che in realtà non proviene da una tradizione regionale antica, bensì è un prodotto di recente invenzione.
Ne abbiamo parlato diffusamente qui: Quel segreto che pochi sanno sulla Pinsa Romana diventata prodotto “tipico” del Lazio
Dietro i PAT ci sono storia, tradizione, cultura
I Prodotti Agroalimentari Tradizionali non sono semplicemente prodotti agroalimentari, ma sono espressione della storia, della cultura e della tradizione di un territorio.
È quanto ha dichiarato l’assessore all’Agricoltura, alla Sovranità Alimentare e al Bilancio della Regione Lazio, Giancarlo Righini, nel commentare l’inserimento dei 28 nuovi prodotti:
«I PAT non sono soltanto prodotti, ma espressione di storia, cultura e lavoro: tutelarli significa rafforzare le nostre filiere, sostenere le imprese agricole e artigianali e rendere più competitivo il sistema agroalimentare regionale, nel segno della qualità e della sovranità alimentare».
Dello stesso avviso è Masimiliano Raffa, Presidente di Arsial, l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio che svolge l’attività di ricognizione e aggiornamento dei PAT su tutto il territorio regionale:
«Ogni nuovo Prodotto Agroalimentare Tradizionale riconosciuto è un pezzo di identità che viene tutelato e valorizzato. Dietro questi 28 nuovi ingressi ci sono comunità, piccoli produttori, famiglie e territori che hanno saputo custodire saperi antichi e trasformarli in valore economico e culturale».


























