Ora la vicenda entra ufficialmente nel cuore della politica locale. La lista Valore Civico ha depositato un’interrogazione in Consiglio comunale per ottenere risposte su una chiusura che, per molti, non è solo un disservizio culturale, ma un problema di governo del territorio.
E quando un bene simbolo resta dietro un cancello, la domanda diventa inevitabilmente pubblica: chi ha lasciato che accadesse?

L’embrione dell’Italia
Il Santuario dei XIII Altari a Lavinium è un importante luogo di culto arcaico (VI sec. a.C.) che testimonia la natura federale della Lega Latina. Si pensa infatti che i tredici altari potessero rappresentare le diverse città componenti la lega dei Latini, rendendo il sito un punto di unione fondamentale.
Nelle vicinanze si trovano anche i resti dell’Heroon di Enea, un monumento funerario associato alla figura dell’eroe troiano venerato come fondatore leggendario della civiltà locale, evidenziando il legame tra mito e storia.
Una testimonianza dell’embrioe da cui si svilupparono le civiltà latine, romane, fino all’odierna idea di Italia.
Rappresenta un santuario extraurbano dedicato a culti legati alla terra e alla fertilità, con altari allineati e orientati ad Est.

Pomezia senza accesso a un suo luogo simbolo
La contestazione non riguarda soltanto l’accesso negato, ma il modo in cui la città si è ritrovata improvvisamente senza un luogo-chiave della propria narrazione.
Giacomo Castro, consigliere di Valore Civico per Pomezia, chiede motivazioni chiare.
Si legge nell’interrogazione:
“Perché nel 2025 non è stata rinnovata la convenzione che consentiva le visite? Quali iniziative sono state messe in campo per riaprire? E, soprattutto, quale tutela concreta dell’interesse pubblico è stata garantita nel frattempo?”
Il punto politico è questo: un bene culturale non può dipendere da equilibri fragili e trattative a scadenza.

Il nodo: un accesso pubblico appeso a un accordo annuale
Per anni l’apertura dei XIII Altari è stata possibile grazie a un protocollo d’intesa temporaneo, rinnovato di anno in anno, tra Comune di Pomezia, Soprintendenza competente e la società Nova Lavinium, riconducibile alla famiglia Borghese.
Un meccanismo pragmatico, nato per consentire il passaggio dei visitatori su terreni di proprietà privata.
Ma la politica oggi ne evidenzia il limite strutturale: quando l’accordo non viene rinnovato, il patrimonio smette di essere “pubblico” nella pratica. E la città resta senza alternative immediate.
La linea di Valore Civico: superare le soluzioni precarie
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Castro mette in discussione proprio il modello. Si legge sempre nell’interrogazione:
«La convenziones i è dimostrata inadeguata a garantire continuità, certezza e stabilità».
Non è solo una critica, è una proposta di rotta. Valore Civico annuncia un percorso politico-istituzionale per arrivare a strumenti più solidi, capaci di assicurare l’accesso in modo stabile e permanente.
L’obiettivo dichiarato è far entrare l’area nella piena disponibilità degli enti pubblici, così che la fruizione non sia ostaggio di rinnovi annuali.
È qui che la vicenda diventa paradigmatica: cultura e potere amministrativo si misurano sulla durata, non sulle emergenze.
Perché i XIII Altari contano davvero: identità, scuola, turismo
Dietro la disputa procedurale c’è un fatto più grande: i XIII Altari non sono un sito “qualsiasi”. Sono uno dei luoghi in cui Pomezia riconosce la propria identità, un riferimento per le scuole, un richiamo per chi cerca nel Lazio non solo mare e colline, ma anche radici.
La chiusura interrompe un circuito di visite e di narrazione territoriale che, nel tempo, aveva trovato un suo pubblico.
Castro lo sintetizza con una formula politicamente dura ma leggibile: senza quel sito, Pomezia perde attrattività e voce nel racconto culturale della regione.
Il mito di Enea e Lavinium: quando la storia resta dietro un cancello
Lavinium, nella tradizione, è legata alla figura di Enea e a un immaginario fondativo che attraversa secoli di letteratura e archeologia.
È una trama che non appartiene solo agli specialisti: è parte del capitale simbolico con cui una città si presenta fuori dai propri confini. Per questo la chiusura dei XIII Altari è più di un problema di orari e biglietti: è una frattura tra memoria e quotidianità. Valore Civico promette di seguire la vicenda “in tutte le sedi istituzionali”.
La domanda, adesso, è politica: Pomezia vuole un patrimonio accessibile per diritto o per concessione?
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