Lo spazio “occupato da concessioni” passa dal 27,91% del 2025 al 43,48% del 2026 dell’intero lungomare di Torvaianica. Così è riportato nelle Tabelle allegate al Piano di gestione arenili.
Per chiarezza verso il lettore riportiamo i dati presenti sulle tabelle per il 2025 e per il 2026.

I documenti poi proseguono elencando il numero di stabilimenti balneari, bar e chioschi, che risultano essere sempre 43, esattamente gli stessi nel 2025 e nel 2026.
È questo il quadro che emerge dall’ultimo report del Comune di Pomezia sullo stato delle concessioni autorizzate al 31 dicembre 2025 (rispetto all’anno precedente) approvato con determinazione dirigenziale del 27 febbraio n. 248.
Ma in realtà i numeri non sono proprio chiari.
I numeri che non tornano
Se andiamo infatti a leggere in maniera accurata il resto dei dati contenuti in queste tabelle, ci accorgiamo che ci sono somme che non tornano.
Ad esempio, sono riportati i 43 stabilimenti balneari di Torvaianica e la quantità di metri lineari di spiaggia che ognuno occupa. Facciamo il totale tra i due anni e il numero è costante, senza variazioni. Ma nei numeri che abbiamo appena riportato sopra le variazioni in realtà ci sono e sono ‘pesanti’.
Non siamo proprio riusciti a comprendere quale debba essere la lettura esatta di questi numeri.
Cala la spiaggia libera
Sotto la voce “Arenile libero certificato per la pubblica fruizione”, tra i dati del 2025 e quelli del 2026, il numero di metri lineari diminuisce enormemente, passando dai 5.980 del 2025 a 4.698 del 2026. Praticamente vengono a mancare 1.282 metri lineari di spiaggia libera. Che fine hanno fatto?
Anche qui è difficile capire. Possiamo solo notare che tra i due anni c’è un calo importante anche dei metri lineari totali di “arenili fruibili per finalità turistico ricreative”.
Quella parte persa (non si sa perché) potrebbe riguardare proprio le spiagge libere. Ma i numeri ancora non corrisponderebbero.
Potrebbe essere anche che nulla è cambiato e si tratta solo di una differente classificazioni di vari parti dell’arenile. Non lo sappiamo.
Insomma, più indaghiamo e più la confusione aumenta. Sicuramente ci mancano altri dati importanti, ma il cittadino deve essere messo in grado di leggere e comprendere questi dati. Se ciò non avviene c’è una responsabilità da parte dell’amministrazione comunale.
Un sorriso più radioso col "Trattamento illuminante" in un solo appuntamento
La politica dovrebbe partire da qui: rendere più trasparenti e leggibili i dati che riguardano il proprio territorio.
Parcheggi, accessi e mobilità
Se parliamo dunque di aumento di spiaggia occupato da concessioni, c’è un tema che a Torvaianica si collega immediatamente: i parcheggi.
Ogni metro di spiaggia valorizzato porta più persone. E più persone significano più auto, più consegne, più traffico, più tensione nei punti caldi. Il parcheggio, ormai, è un bene raro.
E quando non basta, a rimetterci non sono solo i residenti. Ci rimettono anche gli operatori turistici e ricettivi che puntano su qualità e permanenza, non sul “mordi e fuggi”.
Se la costa cresce come motore economico, la città deve reggere l’urto. Servono scelte, servono aree di sosta pensate, servono collegamenti e percorsi chiari, servono controlli e regole che siano applicate, non annunciate.
Altrimenti si crea una contraddizione: più spiaggia organizzata, ma un contesto che resta fragile.
Il pubblico rincorre, il privato corre
Un altro elemento, meno evidente ma politicamente pesante, è la differenza di passo tra pubblico e privato.
Gli stabilimenti balneari, per forza di cose, programmano, investono, si attrezzano, devono lavorare.
Il lato pubblico, invece, spesso arriva in ritardo: gestione delle spiagge libere, sicurezza, servizi minimi, decoro e per l’appunto parcheggi.
E questo produce una percezione che alla lunga diventa politica: il privato funziona, il pubblico rincorre. È una narrazione pericolosa, perché sposta il baricentro del consenso e lascia i cittadini con l’idea che i problemi siano inevitabili.
Non lo sono. Dipendono da come si governa la crescita.
Sul litorale, la stabilità conta. Perché la stagione balneare non inizia a giugno: inizia mesi prima, con programmazione, atti, controlli, pianificazione.
Quando la struttura organizzativa è variabile, quando le competenze si spostano, quando gli incarichi cambiano, il rischio è sempre lo stesso: si procede a scatti.
E la costa non perdona gli scatti. Perché d’estate tutto si amplifica: un ritardo diventa caos, un vuoto diventa conflitto, un’assenza diventa degrado.
La sfida politica del 2026
La stagione 2026 consegna un dato chiaro: la spiaggia in concessione aumenta. È un segnale di valorizzazione economica, e va riconosciuto come tale. Ma la domanda che conta è quella che viene dopo.
Qual è il ritorno per la comunità?
Non in teoria, ma nella vita quotidiana: parcheggi, viabilità, accessi, sicurezza, pulizia, servizi anche fuori dai cancelli degli stabilimenti.
Se la risorsa naturale pubblica viene sfruttata di più, allora i benefici devono essere visibili anche per chi quella costa la vive tutto l’anno.
Il mare può essere il motore. Ma un motore senza infrastruttura scalda e si rompe. E a pagare, alla fine, sono sempre gli stessi: i residenti e gli operatori seri, quelli che sul turismo costruiscono davvero, non solo per tre mesi.






















