Niente giri di parole: respinge l’idea di un braccio di ferro su rimpasti, deleghe o atti specifici e racconta, dal suo punto di vista, una rottura consumata in Comune senza preavviso e senza confronto politico nelle sedi istituzionali.
Nell’intervista entra nel merito delle dimissioni dell’assessore al Bilancio Alberto Rossotti, delle presunte dinamiche “sovracomunali” che avrebbero pesato sulla crisi e dell’“elefante nella stanza” — il Piano regolatore — che, dice, si ferma ancora una volta insieme all’amministrazione.
Un racconto che riapre domande pesanti: chi ha deciso davvero la caduta? E soprattutto, a chi conviene un lungo commissariamento fino alla vigilia del 2027?
“Qual è stato l’ultimatum vero che le hanno posto Mazza e Vinciguerra prima di firmare con l’opposizione: rimpasto, deleghe, urbanistica, atti specifici? Quando gliel’hanno detto, e lei cosa ha rifiutato?””.
“Me lo chiedete spesso: quale ultimatum mi hanno posto Mazza e Vinciguerra prima di firmare? Rimpasto? Deleghe? Urbanistica? Atti specifici?
La risposta è semplice e devastante: nessuno.
Non c’è stato nessun ultimatum. Non c’è stata nessuna richiesta. Non c’è stato nessun confronto.
Abbiamo una riunione di maggioranza ogni settimana, consiglieri e assessori seduti allo stesso tavolo, dove ci confrontiamo sui temi politici più delicati. In quella sede non sono mai emersi diktat, non ci sono mai stati niet alle proposte, non è mai arrivata nessuna richiesta formale o informale che lasciasse presagire quello che stava per accadere.
Questo è il punto che i cittadini di Grottaferrata devono capire bene: non hanno posto condizioni. Non hanno chiesto nulla. Non hanno dato la possibilità di rispondere, di discutere, di trovare una soluzione. Sono passati direttamente all’azione, scavalcando ogni sede istituzionale, compresa quella massima che è il Consiglio Comunale”.
La domanda allora non è cosa ho rifiutato io. La domanda è: perché non hanno voluto darmi la possibilità di rispondere? Tutto premeditato?”
“Rossotti si dimette e poi l’atto arriva in Comune: qual è il nodo concreto dello scontro—PNRR/organizzazione dirigenziale, bilancio, appalti, altro? Ci dice qual è la decisione precisa su cui non avete trovato accordo?
“Vi rispondo con i fatti. L’unico tema su cui si stava aprendo un confronto — e sottolineo: un confronto, non uno scontro — riguardava un’opportunità offerta dal PNRR: strutturare in forma organizzata l’Ufficio Tecnico con una figura dirigenziale. Una discussione ancora in itinere, non una decisione presa, non un atto firmato. Un ragionamento aperto, come se ne fanno in ogni amministrazione seria.
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Questo, almeno per quanto mi consta, sarebbe il vulnus. Una discussione non ancora conclusa.
Sul bilancio? La delega era piena, totale, nelle mani di Rossotti. Era lui il responsabile politico. Nessuna segnalazione è mai arrivata, nessuna lagnanza, nessun campanello d’allarme.
Sugli appalti? Gli uffici li gestiscono nella loro piena autonomia funzionale. Nessuna interferenza, nessuna pressione, nessuna richiesta anomala mai segnalata.
Quindi permettetemi di riformulare la domanda: se il bilancio era suo, se gli appalti li gestivano gli uffici in autonomia, se l’unica questione aperta era una discussione sul PNRR ancora in corso — qual era la vera ragione delle dimissioni?
Questa è la domanda a cui Rossotti deve rispondere ai cittadini di Grottaferrata. Non a me. A loro.”
“Lei parla di ‘dinamiche politiche sovracomunali’ e di ‘stanze ben precise’: quali? Partiti, livelli (provinciale, regionale), nomi e obiettivo politico in vista del 2027?”
“Me lo chiedete direttamente e vi rispondo altrettanto direttamente: non farò nomi. Non perché non sappia, ma perché non è questo il momento e non è questo il luogo.
Quello che posso dire, e che chiunque conosca la politica dei Castelli Romani sa perfettamente, è che Grottaferrata non esiste in una bolla. Le elezioni del 2027 si avvicinano. I tavoli si apparecchiano con anticipo. Le caselle si spostano prima che il gioco inizi ufficialmente.
Quello che è accaduto qui non è nato a Grottaferrata. Non è nato in Consiglio Comunale, non è nato in Giunta, non è nato in nessuna delle sedi istituzionali in cui questa amministrazione ha lavorato ogni settimana per quattro anni. È nato altrove. In ambienti che guardano al territorio in modo diverso da come lo guardiamo noi: non come una comunità da servire, ma come un perimetro da presidiare.
Chi sono? A quale livello agiscono? Provinciale, regionale? Lascio a voi le conclusioni. I fatti parlano da soli: un assessore che si dimette senza aver mai sollevato un problema nelle sedi istituzionali, due consiglieri che firmano senza aver mai posto una condizione, un atto notarile depositato con una tempistica chirurgica. Peraltro in un periodo preciso che immobilizza al Commissariamento della città per oltre 15 mesi. Questo non è un moto spontaneo. Questa è un’operazione chirurgica.
Quello che posso aggiungere è una cosa sola: chi pensa di usare Grottaferrata come pedina su una scacchiera più grande ha sottovalutato i cittadini di questa città. E lo scoprirà nel 2027.”
“È vero che il nuovo PRG è stato il detonatore? Se sì: che cosa avrebbe cambiato davvero e chi si è sentito penalizzato. È disposto a spiegare i passaggi che hanno portato allo strappo?”
“Il Piano Regolatore Generale. L’elefante nella stanza, come dite voi.
Ve lo dico con la stessa onestà con cui ho sempre parlato ai cittadini di Grottaferrata: non so dirvi con certezza se il PUCG è stato il detonatore. Non ho la prova. Non ho il documento. Non ho la telefonata registrata.
Quello che so è che questa amministrazione ha fatto un lavoro serio, forse il più serio degli ultimi vent’anni su questo tema.
Siamo partiti dal lavoro propedeutico costruito con rigore e spirito di servizio dall’Assessore Silvia Santini e successivamente dall’Assessore Roncati. Abbiamo poi raggiunto una fase avanzata grazie al contributo altamente professionale del dirigente tecnico Andrea Trinca, affiancato dall’Istituto Nazionale di Urbanistica.
Ma c’è un elemento che distingue questo PUCG da tutti i precedenti e che tengo a sottolineare con forza: non lo abbiamo costruito a porte chiuse. Lo abbiamo costruito con i cittadini. Abbiamo aperto il processo alla partecipazione attiva della comunità, raccogliendo osservazioni, suggerimenti, istanze dai quartieri, dalle associazioni, dalle persone. Un PUCG condiviso, non calato dall’alto. Perché il territorio appartiene a chi lo vive, non a chi lo gestisce.
Un percorso lungo, difficile, fatto nel rispetto delle regole e con un obiettivo chiaro: trovare un equilibrio vero tra protezione del territorio, esigenze dei cittadini e sviluppo sostenibile.
Oggi quel lavoro si ferma, anche a causa della “confusione” creatasi tra il ruolo politico dell’Assessore arch. Roncati e quello di carattere tecnico del Dirigente, ovvero la difficoltà di riconoscere da parte dell’Assessore il perimetro dell’azione politica da quella tecnica.
Per la ennesima volta nella storia di Grottaferrata, il Piano Regolatore si blocca con la caduta di un’amministrazione.
Coincidenza? Atto politico volontario? Non sta a me dirlo.
Quello che posso dirvi è questo: i valori che hanno guidato la nostra impostazione erano chiari e pubblici. Equilibrio, tutela del territorio, sviluppo sostenibile. Se questi valori hanno dato fastidio a qualcuno — a qualcuno che magari aveva interessi diversi sull’uso del territorio, sulla destinazione delle aree, sulle cubature — non posso saperlo.
Ma le domande le potete fare anche voi. A chi? A chi aveva qualcosa da perdere da un PUCG moderno. E fatto insieme ai cittadini.”
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