Non è una questione di “sì o no” ai tagli. È una questione di cumulabilità.
Se ogni intervento, preso da solo, è considerato sostenibile, il rischio è che molti interventi vicini nel tempo finiscano per spogliare interi versanti “a pezzi”, con tempi di ricrescita lunghi. E in questi tempi lunghi il bel paesaggio di distese di boschi che caratterizza i Castelli Romani rischia di perdersi.
Il via libera: cosa è stato autorizzato
Il provvedimento è nero su bianco. La Città Metropolitana di Roma Capitale, guidata dal sindaco Roberto Gualtieri, ha chiuso “con esito favorevole” la pratica presentata dal Comune di Lariano per un intervento forestale in località “Carmignana – Maschio di Lariano”.
La superficie indicata è 23,73 ettari. È la “superficie netta di intervento” riportata nel documento.
Il titolo richiama il Maschio delle Faete, ma la carta parla del Maschio di Lariano, noto anche come Maschio d’Ariano, nella catena dell’Artemisio: siamo sempre nel mosaico verde dei Castelli Romani, a poca distanza dalle vette più conosciute.
Dove si taglia e quanto bosco cambia volto
L’area riguarda una particella forestale chiamata “Carmignana”.
All’inizio la superficie considerata era più ampia. Poi è stata esclusa una porzione lungo piccoli impluvi e solchi naturali dove scorre l’acqua. Risultato: sono rimasti 23,73 ettari di taglio autorizzato netto, l’equivalente di circa 50 campi da calcio di serie A.
In termini pratici significa che una fetta consistente del versante vedrà cambiare aspetto. Non per sempre, dicono i documenti, ma abbastanza a lungo da segnare il paesaggio, almeno per i prossimi anni.
Non un “disboscamento”, ma un diradamento. Che però pesa.
Il testo non parla di abbattimento totale. Definisce l’intervento come “taglio colturale di diradamento” in un bosco ceduo castanile matricinato. Tradotto: è un castagneto gestito in modo che, dopo il taglio, i ceppi ributtino nuovi polloni.
Il progetto precisa che il taglio dovrebbe colpire “solo ed esclusivamente i polloni di castagno” e che vanno esclusi “tutte le piante matricine di castagno” e “tutti gli individui delle altre specie legnose” in buone condizioni.
Un’area protetta e delicata
Il documento ricorda che l’area è dentro il Parco dei Castelli Romani. E aggiunge un passaggio che conta: il bosco ricade anche nella ZSC “Maschio dell’Artemisio”, parte della rete Natura 2000, con habitat di pregio indicati nella documentazione.
Non solo. Nella zona vengono citate aree con attenzione elevata per possibili fenomeni di dissesto. E proprio per questo vengono richiamate verifiche di compatibilità e prescrizioni di cautela.
Nel linguaggio del lettore comune significa una cosa: si opera su un territorio che non è “terra di nessuno”. È un pezzo di verde tutelato. E anche quando il taglio è consentito, l’impatto può essere sensibile.
Sicurezza, fauna, residui: le regole scritte nero su bianco
Tra le prescrizioni c’è un capitolo che dice molto anche a chi non mastica burocrazia. Si richiama il rischio legato alla presenza di persone nel bosco: “escursionisti, appassionati di attività sportive, cacciatori, raccoglitori di funghi”.
Poi arrivano obblighi concreti: cantiere in sicurezza, tutela degli alberi vetusti, salvaguardia di specie protette come l’agrifoglio, niente nuove piste permanenti per esbosco, attenzione ai nidi e ai ricoveri della fauna.
E c’è un punto spesso sottovalutato: lasciare frascame e residui può essere “potenzialmente dannoso” e può “favorire eventuali incendi” o rendere più difficile lo spegnimento.
Tempi: 18 mesi per chiudere i lavori
Il cronometro parte dalla data dell’atto. I lavori dovranno essere conclusi entro 18 mesi, con possibilità di proroga entro limiti precisi.
In sostanza: non è un intervento “mordi e fuggi”. Per un anno e mezzo, quell’area potrà essere un cantiere forestale. Con tutto ciò che comporta: tagli, movimentazione, cataste, mezzi, transito.
I casi simili e il rischio dei tagli “a raffica”
Negli ultimi mesi, il tema dei tagli nei boschi dei Castelli Romani è tornato spesso sulle cronache locali.
In più ricostruzioni giornalistiche è stata descritta una sequenza di autorizzazioni tra Rocca di Papa, Lariano e Velletri, con decine di ettari coinvolti in un arco temporale ristretto e un trend che, sommato, diventa rilevante.
C’è poi l’aspetto dei controlli sul campo. Alcuni casi hanno mostrato quanto conti l’esecuzione pratica: anche un taglio autorizzato può creare criticità se gestito male, se i residui vengono lasciati in modo disordinato o se manca una vigilanza costante.
Infine, c’è il tema del paesaggio. Quando la frequenza degli interventi sale, cresce anche la richiesta di trasparenza: sapere dove si taglia, quanto si taglia e, soprattutto, come si ripristina.
Perché il rischio più grande, alla fine, non è il singolo taglio. È la somma di tanti tagli, troppo ravvicinati, su un territorio che vive di equilibrio e di tempo.
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