Naturalmente la questione è andata a finire nei tribunali ed ora, dopo varie pronunce a favore del Comune di Pomezia, il Consiglio di Stato ha ribaltato la situazione, prendendo una decisione molto importante: quel dietrofront è arrivato troppo tardi e va eliminato, quindi l’assegnazione resta valida ed efficace.
Il secondo e ultimo grado della Giustizia Amministrativa ha sancito così la vittoria nettissima della società piemontese sul Comune di Pomezia.
Un appalto da 67 milioni che vale otto anni di città
La storia era nata da una gara europea bandita a fine 2021 dal Comune di Pomezia, sul finire del mandato dell’ex sindaco Adriano Zuccalà.
In palio c’era la gestione completa dell’igiene urbana a Pomezia: raccolta differenziata, trasporto dei rifiuti, altri servizi e anche la pulizia dell’arenile. Un pacchetto enorme, stimato in circa 67,5 milioni di euro per otto anni.
Dopo esclusioni e scorrimenti di graduatoria, il Comune di Pomezia era arrivato a una scelta: a dicembre 2023, sotto la Guida della nuova Giunta Felici: l’appalto era stato aggiudicato a Teknoservice per il periodo 2024-2031. A gennaio 2024 erano stati fissati impegni economici e una data chiave: il 23 gennaio 2024 come giorno del subentro.
Il nodo dei conti: quanto costa davvero il servizio
Il punto di rottura non era la raccolta in sé, erano i numeri.
Nel frattempo entravano in scena regole di settore e schemi contrattuali legati all’Autorità di regolazione (ARERA). Teknoservice aveva inviato al Comune di Pomezia un piano economico per il 2024-2025, sostenendo di averlo costruito secondo quei criteri.
Il Comune di Pomezia però aveva scelto un’altra strada, approvando un piano in Consiglio comunale e indicando costi del gestore più bassi rispetto a quelli proposti dall’azienda.
I valori erano così diventati il cuore dello scontro: 8,04 milioni (2024) e 8,43 milioni (2025) secondo il Comune, contro 10,04 milioni e 9,89 milioni “proposti” da Teknoservice: una differenza di 3,46 milioni di euro.
Sul contratto, la tensione era salita subito. Il Comune di Pomezia aveva inviato una bozza dicendo che era in linea con lo schema ARERA e che “dovrà essere sottoscritta dalle parti”, restando disponibile a valutare osservazioni tecniche arrivate “a stretto giro”.
Lo strappo: ricorso e annullamento del Comune di Pomezia
Teknoservice aveva impugnato l’atto con cui il Comune aveva approvato quel piano costi.
In sostanza, chiedeva che venisse riconosciuto un impianto economico che garantisse “la copertura integrale dei costi” e la remunerazione del capitale investito.
E qui era arrivato il colpo di scena amministrativo. A gennaio 2025 il Comune di Pomezia ha deciso di annullare in autotutela i provvedimenti con cui aveva assegnato l’appalto e impegnato la spesa: un “reset” totale della scelta fatta poco più di un anno prima.
Un sorriso più radioso col "Trattamento illuminante" in un solo appuntamento
Il Tar Lazio, ad agosto 2025, aveva dato torto a Teknoservice. L’azienda piemontese allora si era rivolta al Consiglio di Stato.
La tesi di Teknoservice e la replica del Comune, in parole semplici
La società sosteneva, tra le altre cose, che non c’era stato un vero rifiuto di firmare e che la situazione era stata resa confusa dal cambio di impostazione sui costi e sul contratto.
Il Comune di Pomezia, invece, aveva difeso la propria scelta di rimettere mano alla procedura e insistito su criticità emerse lungo il percorso.
Ma per il Consiglio di Stato, ora, il processo può essere deciso su un punto che “taglia” gli altri: il tempo.
Perché il Consiglio di Stato ribalta tutto: “serve una regola di certezza”
La Sezione Quarta ha accolto l’appello e annullato la Determina comunale di gennaio 2025 (quella che aveva annullato l’appalto).
Il motivo è netto: l’annullamento d’ufficio è arrivato oltre il limite temporale previsto per cancellare atti che danno un vantaggio economico.
I giudici scrivono che il Comune di Pomezia, annullando l’aggiudicazione del 14 dicembre 2023 con un atto del 16 gennaio 2025, ha “ampiamente superato” il termine allora vigente di dodici mesi.
Il Comune di Pomezia aveva provato a spostare il “cronometro” su un atto successivo, legato all’impegno di spesa. Ma il Consiglio di Stato non ha accettato questa lettura, chiarendo che non si può trasformare quel passaggio contabile nel perno per allungare i tempi.
L’idea di fondo è riassunta in una frase che i giudici richiamano con forza, vvero
“l’esigenza di una regola di certezza e di correttezza nei rapporti tra il potere pubblico e i privati”.
Che cosa succede adesso
Con la sentenza del 5 marzo 2026, il Consiglio di Stato annulla quindi il provvedimento con cui il Comune di Pomezia aveva cancellato l’aggiudicazione.
Non entra nel merito di tutti gli altri motivi: li considera assorbiti, perché questo basta a decidere.
In pratica, viene eliminato il “dietrofront” comunale. E la vicenda torna ora a un punto precedente, con l’amministrazione chiamata a muoversi nel solco tracciato dai giudici: non si possono riscrivere scelte così pesanti quando il tempo utile è scaduto.
Le spese legali, infine, vengono compensate: ognuno paga le proprie. Un dettaglio che racconta anche questo: la partita era complessa, ma il punto decisivo, per i giudici, era uno solo. Il calendario.
Cosa succederà esattamente ora è difficile da pronosticare. Certo la società Teknoservice potrà contrattare col Comune di Pomezia partendo ora da una posizione più forte.
Molto dipenderà dalla linea che deciderà di tenere l’amministrazione Felici: insistere sulla propria posizione o mirare a sedersi a un tavolo per trovare un accordo?
Per Pomezia sarà difficile, comunque, riuscire a chiudere la vicenda senza dover mettere mano al portafoglio, che si tratti di altre spese legali o di accordo con la società piemontese.

























