In pratica si tratta di un impianto che riuscirebbe a soddisfare il fabbisogno (medio) di energia elettrica di circa 15mila famiglie.
L’autorizzazione è stata firmata dalla Città metropolitana di Roma Capitale il 5 marzo, dopo il precedente passaggio favorevole della Regione Lazio sul fronte ambientale.
L’impianto, denominato “Velletri 19.2”, sorgerà in un’area che si trova lungo via di Nettuno, a nord di Campoverde, in un contesto di terreni agricoli, e si inserisce in una zona già al centro dell’attenzione anche per la vicinanza al biogas in costruzione nell’area di Cinque Archi.
Nell’area è presente anche una piccola area industriale/artigianale.

Le dimensioni del progetto
I numeri spiegano bene la portata dell’intervento. Il progetto prevede un impianto da 23.212,80 kWp in corrente continua, con una potenza massima di immissione in rete di 19.200 kW.
Sarà suddiviso in quattro lotti, organizzati in due aree recintate. I moduli previsti sono 37.440, tutti monocristallini da 620 watt.
Saranno montati su strutture mobili, i cosiddetti tracker, che seguono il sole durante il giorno, come dei girasole, per aumentare la resa energetica.
La superficie complessiva dell’intervento è indicata in 25,91 ettari. L’area effettivamente recintata sarà di 21,55 ettari.
Di questi, 13 ettari saranno occupati direttamente dai pannelli, in resto da opere collegate.
Le cabine tecniche occuperanno 610 metri quadrati, mentre è prevista anche una fascia verde di mitigazione con oliveto intensivo su circa 10.778 metri quadrati. È un dettaglio non secondario, perché fotografa l’impatto reale del progetto sul paesaggio e sul suolo.
Ricapitolando: i 26 ettari dovrebbero essere impegnati per circa 13 ettari dai pannelli fotovoltaici, per 20 ettari da un uliveto e il resto per strutture collegate.
Dove sorgerà l’impianto
Il sito scelto si trova nel territorio di Velletri, a poche centinaia di metri dai confini con i territori dei comuni di Aprilia e Cisterna. Siamo in una zona a nord rispetto al centro abitato di Campoverde, con accesso dalla strada provinciale via di Nettuno. Il documento descrive la zona come un’area di terreni agricoli.

Allo stesso tempo precisa che, secondo gli strumenti urbanistici richiamati nell’atto, le strutture dell’impianto ricadranno in una zona classificata come D2, cioè destinata ad attività industriali e artigianali.
In altre parole, il progetto si colloca in un’area dove convivono il paesaggio agricolo e una destinazione urbanistica produttiva.
È questo uno dei punti più delicati della vicenda. Perché il cuore della notizia non è solo il via libera a un nuovo impianto da fonti rinnovabili. È anche il fatto che una struttura di queste dimensioni vada a inserirsi in una zona che, agli occhi di chi vive il territorio, viene percepita come campagna di pregio e che già oggi è segnata da altri progetti energetici.
Nel fascicolo vengono richiamate anche relazioni agronomiche e documenti sulle produzioni agricole di pregio, segno che il tema del valore agricolo dell’area è stato presente nell’istruttoria.
Chi ha autorizzato l’opera
L’autorizzazione finale è contenuta in una Determinazione dirigenziale della Città metropolitana di Roma Capitale, firmata il 5 marzo.
Prima ancora, la Regione Lazio aveva espresso il 29 maggio 2025 un giudizio favorevole di compatibilità ambientale, con prescrizioni e condizioni da recepire nei passaggi successivi. La società proponente è la RNE4 Srl, con sede a Milano.
L’atto riassume il senso della decisione in modo molto netto: alla fine della conferenza dei servizi, gli enti coinvolti hanno espresso posizioni di assenso oppure non hanno formulato un dissenso motivato.
Da qui il via libera al progetto. È il punto in cui la macchina amministrativa si chiude e la notizia diventa concreta: il maxi impianto può essere costruito.
Il nodo della vicinanza con il biogas
Sul piano politico e territoriale, il dato più sensibile resta la concentrazione di impianti energetici nella stessa area.
Il provvedimento sul fotovoltaico non entra nel merito del biogas in costruzione, ma la vicinanza geografica tra i due interventi rende inevitabile un ragionamento più ampio sull’equilibrio della zona di Cinque Archi e via di Nettuno.
È qui che la vicenda esce dalle carte e tocca la percezione concreta dei residenti: non un singolo progetto isolato, ma un pezzo di territorio che cambia volto.
Per questo il caso è destinato a far discutere. Da una parte c’è l’obiettivo della transizione energetica, dall’altra c’è la sensazione, molto più immediata, di una campagna che vede moltiplicarsi impianti e infrastrutture.
Il documento prova a rassicurare su alcuni aspetti tecnici. Sottolinea, per esempio, che i pannelli saranno montati su pali infissi nel terreno, senza grandi opere in calcestruzzo, così da limitare le trasformazioni del suolo e facilitare la futura dismissione.
Ma il punto politico e urbanistico resta tutto qui: quanto può reggere quell’area, e quale modello di sviluppo si sta disegnando per una delle porte agricole di Velletri.
Le opere connesse e la durata dell’impianto
Il progetto non riguarda solo i pannelli. Sono previste anche due cabine di consegna, due cabine locali utenti e una rete di collegamento interrata lunga circa 10,85 chilometri per portare l’energia prodotta fino alla cabina primaria di Velletri. Una volta realizzate, le opere di connessione passeranno nella disponibilità di e-distribuzione.
C’è poi un altro dato che aiuta a capire il peso dell’investimento: la società ha previsto un costo di oltre 2,46 milioni di euro per la futura dismissione e il ripristino dei luoghi, somma che dovrà essere garantita con una cauzione.
L’autorizzazione, inoltre, è agganciata a un diritto di superficie della durata di 31 anni, con possibilità di proroga. Non si tratta quindi di un intervento temporaneo in senso stretto. È un impianto pensato per restare sul territorio per decenni.
Una decisione che pesa sul futuro della zona
Il via libera al “Velletri 19.2” segna dunque un passaggio importante.
Non solo per la dimensione dell’impianto, ma per il luogo in cui andrà a collocarsi.
Il provvedimento parla di area idonea e di compatibilità ambientale con prescrizioni. Ma fuori dalle formule amministrative resta una domanda molto concreta: come cambierà quel tratto di territorio tra via di Nettuno, Campoverde e la zona di Cinque Archi, già interessata da altri grandi interventi energetici?
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