Ora i cittadini devono fare attenzione che i vari enti coinvolti valutino molto bene tutte le possibili conseguenze e non si ‘nascondano’ dietro silenzi quanto mai inappropriati.
Le richieste dell’azienda: +688%
Non è ancora un via libera all’ampliamento, ma è un passaggio che pesa, perché dice una cosa semplice: il dossier non è più fermo. Al contrario, è tornato a una fase in cui le amministrazioni coinvolte iniziano a mettere nero su bianco i loro orientamenti.
La nuova richiesta presentata dall’azienda, ricostruita nei documenti già emersi nel 2025, punterebbe a una crescita molto forte della capacità di trattamento: da 5.500 tonnellate annue a 37.840.
Tradotto, un aumento del 688%. Non una semplice limatura. Ma un salto di scala netto, che cambierebbe in modo evidente il peso dell’impianto nel quadrante industriale di Pomezia.
Il legame con la pratica già finita in archivio
Il punto chiave, oggi, è proprio questo: la pratica che sembrava essersi fermata non è scomparsa. La scorsa estate il progetto era stato di fatto bloccato e archiviato, dopo un percorso già complicato. Poi la società è tornata a farsi avanti. E ora il procedimento è di nuovo in cammino.
Il nuovo atto lo dimostra in modo chiaro. La Regione Lazio ha infatti convocato la prima seduta della Conferenza di Servizi per il progetto di “modifica sostanziale” dell’impianto di recupero rifiuti non pericolosi nel Comune di Pomezia.
E la Città metropolitana ha risposto organizzando il proprio fronte interno e nominando il dirigente che parlerà per conto dell’ente.
In altre parole, il dossier non riparte da zero. Riprende il filo di una richiesta già discussa nel 2025. Con una differenza sostanziale: ora il progetto è tornato abbastanza avanti da richiedere una posizione formale e unitaria da parte delle amministrazioni coinvolte.
Vicino alla Riserva, come già nel caso Ecosystem
La questione si inserisce in un quadro più ampio. Nel settore dei rifiuti, a Pomezia, non c’è soltanto il caso Ecosystem.
Anche questo impianto si trova vicino alla stessa area delicata della Solfatara. Ed è proprio questa vicinanza a rendere la vicenda particolarmente sensibile sul piano pubblico.
Per i residenti e per chi conosce quella zona, il tema non è mai stato solo tecnico.
Il nodo è il rapporto tra attività industriali e un contesto ambientale fragile.
Il fatto che un impianto già esistente possa aumentare in modo così marcato le quantità trattate riporta al centro una domanda che nel territorio circola da tempo: quale concentrazione di rifiuti può ancora reggere quell’area?
Cosa dice davvero l’ultimo atto
L’atto firmato dalla Città metropolitana non entra nel merito finale dell’autorizzazione, però fotografa un avanzamento importante.
Dice che la Regione Lazio ha aperto la fase della Conferenza di Servizi. Dice che esistono autorizzazioni e valutazioni di competenza metropolitana da esaminare. E dice anche che, prima di arrivare al parere finale, è stato richiesto un approfondimento sulla compatibilità territoriale del progetto.
Sono elementi che raccontano una fase meno rumorosa, ma decisiva. Quella in cui il progetto smette di essere solo una carta presentata da un’azienda e diventa una pratica concreta, da valutare pezzo per pezzo negli uffici e nei tavoli istituzionali.
La partita torna aperta
Il dato politico e territoriale, alla fine, è questo: il centro rifiuti a pochi passi dalla Riserva è tornato in corsa.
Dopo lo stop della scorsa estate, il progetto di ampliamento da 5.500 a 37.840 tonnellate non è uscito di scena. Anzi, si riaffaccia adesso in una fase nuova e più concreta.
E per Pomezia si riapre una partita che riguarda non solo un singolo impianto, ma il modello di sviluppo di un’intera area.
Da una parte le esigenze produttive, dall’altra la pressione crescente su un territorio già esposto, dove il tema dei rifiuti continua a incrociare ambiente, salute e qualità della vita.

























