Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per il Lazio ha respinto il ricorso presentato dall’azienda agricola Tenuta Calissoni Bulgari contro la Regione Lazio e la società proponente Frales, del gruppo Altissimi.
Secondo i giudici, le autorizzazioni rilasciate dalla Regione Lazio sono legittime e il procedimento che ha portato al via libera dell’impianto è stato svolto correttamente.
La sentenza è stata emessa dalla sezione di Latina del TAR, che ha esaminato il ricorso presentato dall’azienda agricola che dista poco più di 500 metri dall’area della discarica.

Il progetto della discarica di Aprilia
La discarica prevista ad Aprilia è un impianto destinato allo smaltimento di rifiuti non pericolosi provenienti dal trattamento dei rifiuti urbani.
Il progetto prevede la realizzazione dell’impianto in più fasi, con tre lotti che saranno costruiti e gestiti in tempi successivi.
L’area interessata è ampia oltre 58mila metri quadrati. La parte principale sarà occupata dalle vasche destinate a contenere i rifiuti, mentre altre porzioni saranno utilizzate per viabilità interna, servizi e aree verdi.

La capacità complessiva dell’impianto supera il milione di metri cubi.
Si tratta quindi di una struttura di grandi dimensioni, progettata per ricevere scarti provenienti dagli impianti che trattano i rifiuti urbani indifferenziati e che non possono essere recuperati in altro modo.
Una discarica per l’autosufficienza di Latina
Uno degli elementi centrali emersi nel procedimento riguarda la situazione della gestione dei rifiuti nella provincia di Latina.
Da diversi anni infatti l’area non dispone di una discarica attiva.
Questo significa che gli scarti dei rifiuti trattati devono essere trasportati fuori provincia o addirittura fuori regione, con costi più elevati e maggiori difficoltà organizzative.
Nel corso della conferenza dei servizi diversi enti tecnici hanno evidenziato proprio questo problema.
La realizzazione di una discarica nel territorio provinciale servirebbe infatti a garantire l’autosufficienza nella gestione dei rifiuti, principio previsto dalla normativa ambientale.
Proprio questa esigenza è stata uno degli elementi presi in considerazione nella valutazione complessiva del progetto.
I pareri degli enti coinvolti
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Il progetto è stato esaminato nel corso di una lunga conferenza dei servizi alla quale hanno partecipato numerosi enti pubblici. Tra questi la Regione Lazio, la Provincia di Latina, ARPA Lazio e la ASL.
Diversi organismi tecnici hanno espresso pareri favorevoli, spesso accompagnati da prescrizioni e condizioni da rispettare nella realizzazione e nella gestione dell’impianto.
In particolare ARPA Lazio ha indicato le modalità di monitoraggio e controllo ambientale da adottare. Anche la ASL ha espresso indicazioni relative agli aspetti sanitari, come l’impatto degli odori e il controllo delle emissioni.
La Provincia di Latina ha espresso parere favorevole sugli aspetti legati alla tutela del territorio e alle risorse idriche.
Non tutti gli enti però erano favorevoli. Il Comune di Aprilia ha espresso contrarietà al progetto, segnalando criticità legate alla viabilità e alla variante urbanistica necessaria per realizzare l’impianto.
Anche la Soprintendenza ha espresso perplessità legate al contesto paesaggistico dell’area.
Il ricorso dell’azienda agricola
Contro le autorizzazioni rilasciate dalla Regione Lazio ha presentato ricorso l’azienda agricola Tenuta Calissoni Bulgari, che si trova nelle vicinanze del sito scelto per la discarica.
Secondo la società ricorrente, il progetto presenterebbe diversi problemi.
Tra le principali contestazioni:
- la scelta dell’area ritenuta non adeguata
- i possibili rischi ambientali e per le acque sotterranee
- la presenza in zona di attività agricole e di apicoltura
- le criticità della viabilità locale
- la contrarietà espressa dal Comune di Aprilia
La società ha inoltre sostenuto che la Regione Lazio non avrebbe motivato adeguatamente la decisione di autorizzare l’impianto nonostante i pareri contrari di alcune amministrazioni.
La decisione dei giudici
Il Tribunale Amministrativo ha esaminato tutte le contestazioni ma ha ritenuto il ricorso infondato.
Secondo i giudici, la valutazione di impatto ambientale e le autorizzazioni rilasciate dalla Regione Lazio sono il risultato di un procedimento complesso e di una istruttoria approfondita.
Il TAR ricorda nella sentenza che le decisioni in materia ambientale comportano un ampio margine di discrezionalità da parte dell’amministrazione.
Non si tratta infatti di semplici verifiche tecniche, ma di scelte che devono bilanciare diversi interessi pubblici, tra cui tutela dell’ambiente, gestione dei rifiuti e sviluppo del territorio.
Proprio per questo motivo il giudice può intervenire solo quando emergono errori evidenti, decisioni irragionevoli o gravi carenze nell’istruttoria.
Nel caso della discarica di Aprilia, secondo il tribunale, questi elementi non sono stati riscontrati.
Più che bocciare quanto affermato dai ricorrenti, i giudici sembra abbiano in realtà voluto “lavarsene le mani”, rimandando alla politica il compito di assumersi tutte le responsabilità.
Le prescrizioni ambientali
Un aspetto importante della decisione, infatti, riguarda le numerose prescrizioni imposte dalla Regione Lazio.
La valutazione di impatto ambientale ha stabilito decine di condizioni da rispettare durante la realizzazione e la gestione dell’impianto.
Tra queste ci sono misure per il monitoraggio delle acque sotterranee, controlli sulle emissioni odorigene e interventi per limitare l’impatto sul territorio circostante.
Secondo il Tribunale proprio queste prescrizioni dimostrano che le criticità segnalate durante il procedimento sono state prese in considerazione e affrontate.
Come sottintendere da parte dei giudici: i pericoli ci sono, ma pare che la Regione li abbia valutati, applicando le contromisure che hanno ritenute necessarie.
Il nodo del vincolo paesaggistico sparito e “col buco”
Durante il contenzioso è emerso anche un ulteriore elemento: l’area della cosiddetta “campagna romana” di Aprilia è stata successivamente dichiarata di notevole interesse pubblico dal Ministero della Cultura.
Il Tribunale ha però chiarito che questo vincolo è stato introdotto dopo il rilascio delle autorizzazioni per la discarica:
“il vincolo sopravvenuto non rileva e non è opponibile alle precedenti autorizzazioni”.
Per questo motivo non può essere utilizzato per contestare la legittimità delle decisioni già adottate.
Non viene però preso in considerazione il fatto che il vincolo esisteva prima del progetto della discarica, è stato fatto scadere dalla Soprintendenza e poi reintrodotto. E proprio in quel lasso di tempo in cui non c’era alcun vincolo la discarica ha ottenuto le autorizzazioni in Regione Lazio.
Non viene considerato nemmeno il fatto che l’area di Sant’Apollonia, dove è la nuova discarica, aveva nel primo vincolo (quello fatto scadere) una doppia valenza, sia paesaggistica che di valore storico culturale, a causa della presenza del casale dell’800 (poi completamente demolito).
Ma a febbraio 2025 la Soprintendenza l’ha fatto scadere, caso unico in Italia.

E nella nuova versione del vincolo, quella attuale approvata dopo l’autorizzazione della discarica, l’area coperta aumenta da circa 2.200 ettari chiesti dal Comune di Aprilia a quasi il doppio, ma con un “buco”.
E il buco, cioè l’area non coperta dal vincolo è proprio quella di Sant’Apollonia, declassata a pregio paesaggistico inferiore e quindi con la possibilità di farci una discarica.
I giudici hanno scritto 47 pagine, una sentenza lunghissima, ma hanno deciso che questi fatti non avevano valenza tale da influire sulla loro decisione.




























