È questa, in soldoni, la linea più chiara che emerge dalla nuova programmazione della rete ospedaliera 2026-2028 approvata dalla Regione Lazio il 12 marzo.
Un piano sanitario che ridisegna il ruolo dei presìdi della Asl Roma 6 e prova a distribuire meglio servizi, posti letto e reparti sul territorio.
In particolare, per Frascati sono previste l’attivazione di pneumologia e lungodegenza.
Per Velletri l’attivazione della geriatria.
Per l’Ospedale dei Castelli l’attivazione della TIN, cioè la Terapia intensiva neonatale e dell’otorinolaringoiatria, oltre all’aumento dei posti letto per vari reparti.

Ospedale dei Castelli a 319 posti letto, il presidio che cresce davvero
Il segnale più forte riguarda il NOC di Ariccia. L’Ospedale dei Castelli è il presidio che, sulla carta, riceve il rafforzamento più evidente. Non solo per l’apertura di nuovi reparti, ma per l’aumento di molte aree strategiche.
La Terapia intensiva neonatale è una delle novità più significative. Lo è perché introduce una funzione delicata e decisiva per i neonati più fragili. Accanto a questa compare l’otorinolaringoiatria, altro tassello che amplia l’offerta.
Ma il piano non si ferma qui. La Medicina generale passa da 44 a 66 posti letto. La Neurologia sale da 5 a 10 posti letto. La Terapia intensiva cresce da 10 a 21. Aumentano anche Ortopedia, Urologia e Oncologia.
Nella programmazione 2026-2028 l’ospedale arriva a 319 posti letto complessivi.
Il messaggio è chiaro: l’Ospedale dei Castelli viene considerato il presidio cardine della rete ospedaliera della Asl Roma 6. Un ospedale chiamato ad assorbire più ricoveri, più intensità di cura e una quota maggiore di bisogni che finora tendevano a spostarsi altrove.
Velletri, più geriatria e più identità territoriale
Se l’Ospedale dei Castelli cresce in ampiezza, il nosocomio di Velletri cresce soprattutto in identità.

La scelta simbolo è l’attivazione della geriatria con 16 posti letto.
Non è un dettaglio, è una scelta che fotografa il bisogno reale di un territorio con una popolazione che invecchia e con molti pazienti fragili, spesso con più patologie contemporaneamente.
Nel piano regionale il Paolo Colombo vede aumentare anche
- la Medicina generale, che passa da 27 a 34 posti letto,
- l’Ortopedia che sale da 10 a 14,
- la Medicina d’urgenza che passa da 6 a 8
- l’Unità coronarica che compare con 4 posti letto.
È un rafforzamento che non punta a trasformare Velletri in un grande polo chirurgico, ma a farne un ospedale più utile nella gestione clinica quotidiana, nell’urgenza e nella cura dell’anziano.
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Bisogna annotare però che ci sono anche reparti che vengono rimodulati.
La Chirurgia generale scende da 14 a 11 posti letto. Il Day hospital multispecialistico e il Day surgery vengono ridotti.
Il senso di questa operazione è piuttosto leggibile. Velletri viene reso meno dispersivo e più coerente con una missione precisa. Meno frammentazione, più area medica e più assistenza rivolta ai pazienti che hanno bisogno di continuità, stabilità e ricoveri mirati.
Frascati, la svolta verso pneumologia e lungodegenza
Anche l’ospedale di Frascati cambia in modo netto. Qui la Regione Lazio sceglie una strada diversa da quella dell’espansione generalista. L’ospedale San Sebastiano viene orientato verso un ruolo più definito.

Il documento regionale prevede infatti l’attivazione di Pneumologia e Lungodegenza.
Due parole che, lette insieme, spiegano bene la nuova funzione del presidio. Frascati dovrà servire di più nella fase successiva all’emergenza, nel recupero clinico, nelle patologie respiratorie e nella presa in carico di pazienti che non hanno più bisogno del massimo livello di intensità, ma non possono ancora essere dimessi.
I numeri confermano questa direzione. La Lungodegenza passa da zero a 21 posti letto.
La Pneumologia da zero a 8 posti letto.
Ma vengono avviato o potenziati anche altri importanti reparti.
La Terapia intensiva compare con 6 posti letto.
Nasce anche la Medicina d’urgenza con 7 posti letto.
La Medicina generale sale da 29 a 50.
Nella programmazione complessiva Frascati arriva a 166 posti letto.
È una trasformazione importante, perché fa del presidio un nodo essenziale per alleggerire la pressione sugli altri ospedali e per gestire meglio il passaggio tra fase acuta e post-acuta.
In questo quadro, alcuni reparti restano ma non rappresentano il cuore della nuova missione.
La Chirurgia generale resta a 16 posti letto. L’Ortopedia resta a 15.
L’asse vero si sposta però verso area medica, supporto respiratorio e degenza prolungata.
È il tipo di riorganizzazione che la Regione Lazio sintetizza quando parla di “favorire la prossimità delle cure” e di spostare parte della risposta sanitaria verso il setting di post-acuzie.
Un piano che traccia la rotta, ma ora servono gli atti concreti
Un ultimo nodo, però, resta aperto ed è forse il più concreto di tutti.
Perché nuovi reparti, più posti letto e strutture rafforzate significano anche più personale e più risorse.
Non bastano gli annunci, se poi non arrivano medici, infermieri e coperture economiche adeguate.
È su questo che si misurerà la credibilità del piano: non solo sulle promesse, ma sulla capacità di affiancare alla nuova rete ospedaliera una vera pianta organica, assunzioni sufficienti e fondi aggiuntivi per far funzionare davvero ospedali, Case della Salute e ospedali di comunità.





















