Il 5 marzo, il Comune di Pomezia aveva già subìto un precedente stop, dopo la battuta d’arresto incassata al Consiglio di Stato sul maxi appalto da 67 milioni di euro e otto anni di durata con i giudici che hanno bocciato le decisioni dell’Amministrazione.
Il 6 marzo dopo, nel pieno di questa fase delicata, l’assessore all’Ambiente Amelia Paiano ha rassegnato le proprie dimissioni anche se l’Amministrazione guidata dalla sindaca Veronica Felici ha ribadito che l’esito della sentenza del 5 marzo e le dimissioni dell’assessore non solo collegate.
In ogni caso, il risultato è una doppia crisi, amministrativa e politica, che ora lascia aperto anche il nodo della delega ambientale.
La gara ponte si è fermata prima del traguardo
L’atto che fotografa la difficoltà della situazione è la Determina dirigenziale del 24 febbraio 2026 (pubblicata il 12 marzo).
Il Comune di Pomezia prende atto che la procedura negoziata avviata per affidare per otto mesi la raccolta differenziata, il trasporto dei rifiuti, gli altri servizi di igiene urbana e la pulizia dell’arenile si è conclusa con un “esito infruttuoso”.
Nel documento si ricorda che gli inviti erano stati spediti a cinque operatori economici il 15 settembre 2025. Alla fine, però, nella seduta del 12 gennaio 2026 è arrivata una sola offerta.
Il punto, per il Comune di Pomezia, non è stato solo numerico. Nella determina si legge che con un unico concorrente
“non appare nella specie adeguatamente assicurato il principio del pieno confronto competitivo”.
E nella parte finale l’amministrazione spiega ancora meglio la scelta, parlando della
“mancata possibilità di procedere ad un serio ed effettivo confronto competitivo delle offerte presentate”.
Tradotto: una sola offerta sul tavolo non basta: manca così una vera concorrenza su un servizio così delicato e così pesante per la città.
Dopo il Consiglio di Stato, un altro segnale di stallo
Questo stop pesa ancora di più perché arriva subito dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 5 marzo 2026, che ha ribaltato la linea del Comune sul maxi appalto rifiuti.
I giudici hanno annullato il dietrofront con cui l’amministrazione aveva cancellato l’aggiudicazione a Teknoservice, ritenendo che quell’annullamento fosse arrivato troppo tardi.
Un sorriso più radioso col "Trattamento illuminante" in un solo appuntamento
Nel ricostruire il punto decisivo, viene richiamata “l’esigenza di una regola di certezza e di correttezza nei rapporti tra il potere pubblico e i privati”. È il passaggio che ha rimesso in gioco la vecchia aggiudicazione e ha complicato ulteriormente il quadro.
La sostanza politica è chiara.
Il Comune di Pomezia aveva provato a uscire dal contenzioso costruendo un percorso alternativo. Prima con il servizio ponte, poi con una nuova fase destinata a portare a una gara pluriennale da oltre 74 milioni di euro. Ma oggi quella strategia appare più fragile.
Da una parte c’è la sentenza che riapre il vecchio fronte, dall’altra c’è una gara temporanea che non produce un’aggiudicazione. È qui che prende forma l’idea di un Comune in stallo.
Le dimissioni di Paiano arrivano nel momento più delicato
In questo contesto sono arrivate le dimissioni di Amelia Paiano.
La notizia è stata diffusa attraverso una dichiarazione del sindaco Veronica Felici, che ha ringraziato l’assessore “per il lavoro svolto in questi mesi” e ha annunciato che “nei prossimi giorni sulle politiche ambientali saranno messe in campo azioni straordinarie”.
Nello stesso passaggio, la sindaca ha difeso l’operato dell’amministrazione e ha attribuito l’origine dei problemi a una “gara scellerata del 2021”, sostenendo che da lì derivino le criticità che ancora oggi gravano sul servizio rifiuti.
Le parole del sindaco raccontano due cose.
La prima è che il fronte ambientale è considerato ormai un’emergenza politica.
La seconda è che la maggioranza sente il bisogno di spiegare, e difendere, ogni passaggio della vicenda.
Crisi politica?
Le dimissioni di Paiano, arrivate a 24 ore dalla sentenza e mentre emergeva il fallimento della gara ponte, si inseriscono dunque in un quadro già carico di tensione. Al momento non emerge ancora un nome per la sostituzione, ma il vuoto politico sulla delega ambiente adesso è un fatto.
Intanto, tra mille voci, si era diffusa incontrollata anche quella che ci si stesse dirigendo verso una reale crisi della maggioranza dagli esiti imprevedibili. Ma di tutto ciò, ufficialmente non c’è traccia. Se i partiti della coalizione stanno discutendo, lo stanno facendo chiusi nelle stanze, ben al riparo da orecchie indiscrete.
Cosa racconta davvero questa fase
Messa insieme, la sequenza è netta. Il Comune di Pomezia perde il round al Consiglio di Stato sul maxi appalto. Poi certifica che la gara ponte da 8 mesi non può essere aggiudicata perché c’è stata una sola offerta. Infine si apre una fase delicata con le dimissioni dell’assessore all’Ambiente.
Non è ancora il punto finale della storia, ma è il punto in cui la vicenda rifiuti smette di essere solo una controversia amministrativa e diventa un problema complessivo di governo della città.
Per Pomezia adesso la questione non è soltanto chi gestirà i rifiuti.
La vera domanda è con quale cornice, con quali tempi e con quale guida politica il Comune riuscirà a uscire da una stagione che, tra ricorsi, stop e dimissioni, continua a restituire l’immagine di un settore nel caos nel momento in cui avrebbe bisogno del massimo della stabilità.
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