Il Comune ha infatti confermato il via libera già concesso nel 2024, ai tempi della Giunta Borelli, e ha chiuso senza effetti il procedimento con cui aveva tentato di bloccare tutto.
Tradotto dal linguaggio amministrativo, il significato è semplice: lo stop chiesto dopo le proteste dei residenti e rilanciato anche in sede consiliare è stato ritirato. La nuova Determina del 12 marzo 2026 parla chiaro: il procedimento di revoca si chiude “negativamente” e arriva fino ad “autorizzare l’inizio dei lavori”.
Il precedente di via Valle Pozzo
Via I Maggio, però, non è un caso isolato. È il secondo capitolo di una storia che ad Albano va avanti da mesi e che ruota attorno a due impianti ormai simbolici: quello di via di Valle Pozzo e quello di via I Maggio.
Non a caso le due istanze erano state pubblicizzate insieme il 18 novembre 2024. E non a caso il precedente di Valle Pozzo pesa molto.
A gennaio, secondo quanto emerso pubblicamente in quelle settimane, anche in quel caso il Comune di Albano aveva finito per chiudere il procedimento di revoca e riattivare l’autorizzazione. Ora lo stesso schema si ripete anche sull’altro fronte.
Il segnale del Consiglio comunale
Per capire il significato politico di questa decisione bisogna tornare all’estate scorsa.
Il 16 giugno 2025 il Consiglio comunale straordinario di Albano aveva affrontato proprio il tema delle antenne di via Valle Pozzo e delle altre installazioni sul territorio.
Da quel confronto era uscito un indirizzo preciso: gli uffici dovevano riesaminare i fascicoli di Valle Pozzo e via I Maggio
“a maggiore tutela della salute della popolazione e per maggior controllo”.
Era il segnale di una linea politica netta: più prudenza, più verifiche, più distanza dalle scelte già maturate.
Da possibile frenata a via libera
Su via I Maggio, quella linea sembrava aver prodotto effetti concreti. Prima la sospensione dei lavori, nel settembre 2025, poi la proroga dello stop a ottobre. Quindi una relazione tecnica esterna che metteva in dubbio la necessità del sito privato scelto per l’impianto.
A quel punto il Comune di Albano aveva formalmente aperto la strada all’autotutela. Sembrava l’inizio di una vera frenata. Invece il finale è stato opposto.
Nell’atto firmato il 12 marzo 2026, il Comune sostiene di aver sanato il problema della pubblicizzazione dell’istanza, respinge le osservazioni dei cittadini perché “non sono state considerate accoglibili” e afferma che non ci sono elementi sufficienti per annullare il via libera rilasciato nel 2024.
Il nodo politico
È qui che la vicenda diventa pienamente politica. Perché il dato di fondo, ormai, è uno solo: la linea indicata dal Consiglio comunale eletto è stata superata due volte. Prima a Valle Pozzo, ora a via I Maggio.
In entrambi i casi il Comune di Albano, guidato ora dal Commissario straordinario, ha aperto una fase di ripensamento, ha alimentato l’idea di un possibile stop, ha raccolto osservazioni e ha rimesso in discussione gli atti precedenti. Ma alla fine è tornato al punto di partenza.
Il risultato è che due tralicci fortemente contestati dai residenti vanno avanti proprio dopo che la politica cittadina aveva lasciato intendere l’opposto.
Il peso del commissariamento
Tutto questo accade mentre Albano non è appunto più guidata dagli organi politici ordinari.
Dal 2025 il Comune è infatti sotto gestione commissariale: prima con la nomina di Filippo Santarelli a Commissario prefettizio, poi, dal novembre 2025, con la sua nomina a Commissario straordinario e con lo scioglimento del Consiglio comunale.
La determina su via I Maggio nasce interamente dentro questa cornice.
Lo si vede anche nelle premesse dell’atto, che richiamano le delibere adottate dal Commissario con i poteri del Consiglio. Formalmente la firma è del dirigente Marco Di Stefano. Politicamente, però, la decisione arriva in un Comune commissariato, dove la continuità amministrativa ha preso il posto del confronto politico in aula.
Il messaggio da Palazzo Savelli
Il segnale che esce da Palazzo Savelli è netto. Le proteste ci sono state, le richieste di riesame pure. Il Consiglio comunale aveva chiesto verifiche severe sui due siti. Eppure, quando è arrivato il momento di decidere, l’amministrazione ha rimesso in fila gli atti e ha scelto di non spezzare il percorso autorizzativo.
Anzi, nella determina su via I Maggio il Comune di Albano scrive che “non sussistano elementi idonei” per l’annullamento.
È la formula con cui, di fatto, si chiude il caso amministrativo e si apre quello politico.
Perché, a questo punto, la domanda non è più se il traliccio si farà, ma perché, dopo mesi di stop, verifiche e allarmi pubblici, il Comune sia tornato esattamente dove era partito.
Il paradosso del Piano antenne
C’è poi un altro elemento che pesa.
Mentre i due casi più contestati vanno avanti, il Comune continua a lavorare al nuovo Piano antenne. Lo stesso atto su via I Maggio ricorda che la revisione del regolamento e del piano di localizzazione degli impianti è ancora in corso.
Già a dicembre 2025, in piena gestione commissariale, era stata aperta la fase pubblica per raccogliere osservazioni sul nuovo piano.
Ma il paradosso è evidente: la città discute le regole future mentre i dossier più esplosivi del presente vengono sbloccati uno dopo l’altro.
La strada del ricorso
Per i residenti di via I Maggio la novità è chiara: il tentativo di fermare l’impianto si è chiuso. Per la politica albana, invece, resta una ferita aperta.
Perché la storia di via I Maggio, come quella di Valle Pozzo, racconta un Comune che prima tira il freno e poi lo lascia andare.
E oggi, con il Consiglio sciolto e il Commissario straordinario alla guida dell’ente, quel dietrofront pesa ancora di più.
La partita, se qualcuno vorrà proseguirla, potrà spostarsi ormai solo sul piano del ricorso: l’atto ricorda infatti che resta aperta la strada del TAR entro 60 giorni o del ricorso straordinario al Capo dello Stato entro 120 giorni.
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