La novità: stop congelato fino alla prossima udienza
Il Consiglio di Stato, cioè il secondo e ultimo grado della giustizia amministrativa, ha accolto l’istanza cautelare presentata dal proprietario. In termini semplici, ha deciso di fermare temporaneamente l’efficacia della sentenza del TAR.
Questo significa che, almeno per il momento, non scatterà l’esecuzione immediata dello stop deciso nei mesi scorsi dal Comune di Frascati e confermato dal TAR del Lazio. La vicenda tornerà davanti ai giudici il 1° luglio 2026, data fissata per la discussione nel merito.
Il passaggio chiave dell’ordinanza è molto netto. I giudici spiegano di accogliere la richiesta “al solo fine di mantenere la “res adhuc integra”.
In sostanza, vogliono lasciare la situazione invariata fino alla prossima udienza, senza produrre effetti irreversibili per i proprietari degli immobili prima della decisione finale.
Non è quindi una vittoria definitiva per il proprietario, ma è un risultato concreto. Perché, fino a luglio, la struttura non dovrà essere demolita sulla base della sentenza già emessa dal TAR e potrà continuare ad essere utilizzata.
Il nodo della vicenda
Al centro del caso c’è un complesso di 15mila metri quadrati (l’equivalente di 3 campi di calcio di serie A) nell’area compresa tra via Casal di Mario e vicolo di Pantano Secco, a Frascati.

Secondo la ricostruzione del Comune, quelle strutture erano nate come serre e avanserre con destinazione agricola. Nel tempo, però, sarebbero state trasformate in qualcosa di molto diverso.
Per il Comune di Frascati, infatti, la serra sarebbe diventata un vero spazio destinato all’intrattenimento e alla ristorazione. Non solo ristorante e bar, ma anche sala da ballo, cucina, locali di servizio, spogliatoi, uffici e perfino ambienti ad uso abitativo.
È questa la contestazione che ha acceso il contenzioso. Non un semplice intervento interno, ma, secondo l’amministrazione frascatana, una trasformazione profonda della funzione originaria dell’immobile.
La linea del Comune di Frascati
L’amministrazione comunale ha sostenuto che il complesso sia stato snaturato rispetto alla destinazione agricola iniziale. Per questo aveva emesso un’ordinanza con cui ordinava la demolizione delle opere ritenute abusive e il ripristino dei luoghi entro novanta giorni.
Alla base della posizione dell’ente c’è un punto preciso. Le autorizzazioni ottenute in passato avrebbero riguardato opere legate all’attività agricola. Non avrebbero invece mai consentito la nascita di una struttura per eventi, ristorazione e ballo.
Per il Comune di Frascati, dunque, non si sarebbe trattato di semplici adattamenti, ma di un cambio sostanziale, realizzato senza i necessari passaggi autorizzativi.
La difesa del proprietario
Di segno opposto la posizione del proprietario, che ha provato a far valere vecchi titoli edilizi e precedenti sanatorie.
La tesi difensiva era chiara: almeno una parte degli interventi, secondo questa ricostruzione, sarebbe stata coperta da atti già rilasciati negli anni passati.
Su questo punto si è giocata gran parte della battaglia giudiziaria. Da una parte il Comune di Frascati, convinto che le autorizzazioni riguardassero solo serre e attività agricole. Dall’altra il ricorrente, secondo cui quei titoli non potevano essere ignorati e rendevano illegittimo l’ordine di demolizione.
Il TAR, in primo grado, aveva respinto l’impostazione del ricorrente.
Il Consiglio di Stato, invece, al momento non entra ancora nel merito definitivo della questione. Si limita a congelare gli effetti della sentenza e a rinviare tutto a luglio.
Cosa aveva deciso il Tribunale
Nei mesi scorsi il Tar del Lazio aveva dato ragione al Comune di Frascati. Aveva respinto il ricorso del proprietario e confermato la legittimità dell’ordinanza demolitoria.
La lettura dei giudici di primo grado era netta. Le vecchie sanatorie, secondo il Tribunale amministrativo, non potevano coprire la trasformazione di serre agricole in spazi per ristorazione, ballo e intrattenimento.
In altre parole, per il TAR, quelle strutture “erano nate e restavano serre” dal punto di vista autorizzativo.
I giudici avevano inoltre valorizzato un altro elemento. L’area interessata è considerata particolarmente delicata, proprio per questo, secondo il Comune e secondo il TAR, ogni trasformazione avrebbe richiesto molta cautela e autorizzazioni specifiche.
Perché l’ordinanza del Consiglio di Stato pesa
La decisione del Consiglio di Stato non cancella quanto stabilito dal TAR, però cambia il quadro nell’immediato. La sentenza di primo grado, almeno per ora, resta senza effetti esecutivi.
È un passaggio importante soprattutto sul piano pratico. La struttura potrà continuare a restare in piedi e a operare fino alla nuova udienza. Solo allora si capirà se il secondo grado confermerà la linea del Comune o se aprirà uno scenario diverso.
Anche il tono dell’ordinanza dice molto.
Il Consiglio di Stato non anticipa il giudizio finale. Non afferma che il TAR abbia sbagliato, ma ritiene “opportuno” sospendere tutto in attesa dell’approfondimento nel merito.
I prossimi mesi
Adesso il calendario è già segnato. Il nuovo appuntamento è il 1° luglio 2026. Sarà quella la data decisiva per capire il futuro della maxi serra trasformata in locale.
Per il momento, però, la notizia è una sola. Dopo la sentenza favorevole al Comune di Frascati arrivata dal TAR, il secondo grado ha rimesso tutto in pausa. Ristorante e sala da ballo, almeno per ora, restano in funzione. La parola definitiva arriverà solo in estate.
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