Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha infatti annullato l’ordinanza del 30 maggio 2025 con cui il Comune di Grottaferrata aveva imposto la demolizione dell’impianto di telefonia mobile, dando ragione al gestore telefonico responsabile dell’impianto, Iliad.
Per i giudici, il ritardo non può essere scaricato tutto sulla società, perché nel mezzo c’è stato il lungo passaggio con l’Enac, necessario per la sicurezza del traffico aereo legata alla vicinanza con l’aeroporto di Ciampino.

La decisione che cambia la partita
La sentenza pubblicata l’11 marzo 2026 ribalta il provvedimento con cui Palazzo Consoli aveva fermato l’opera. Il Comune di Grottaferrata sosteneva che l’autorizzazione fosse ormai scaduta. Da qui l’ordine di demolire quanto già realizzato.
Il TAR, però, ha letto la vicenda in modo differente.
Secondo i giudici, prima del via libera definitivo dell’Enac sulle caratteristiche dell’impianto, Iliad non era nelle condizioni di procedere davvero con i lavori.
Per questo motivo il conto dei tempi non doveva partire dall’autorizzazione comunale del luglio 2023, ma dal successivo passaggio arrivato dall’ente dell’aviazione civile.
In una frase chiave della sentenza, il collegio scrive che è
“ingiusto e irragionevole far ricadere gli effetti sfavorevoli del decorso del tempo interamente sul privato”
soprattutto perché l’azienda si era attivata per trovare una soluzione compatibile con le esigenze di sicurezza aerea.
Perché il Comune di Grottaferrata aveva detto no
Il nodo del contenzioso era tutto sul calendario.
Il Comune di Grottaferrata riteneva che i dodici mesi previsti per completare l’intervento fossero già finiti il 20 luglio 2024. Da qui la conclusione: titolo decaduto e opere da rimuovere.
In sostanza, la linea del Comune era questa: il via libera esisteva già e il successivo intervento di Enac, arrivato dopo, non poteva rimettere in gioco i tempi.
Una posizione netta, che si inserisce anche in un clima già teso in città sul tema delle antenne.
Con l'implantologia computer guidata, alternativa meno invasiva alla classica
Negli ultimi mesi, infatti, Grottaferrata si è trovata più volte a fare i conti con ricorsi, contestazioni e battaglie amministrative legate ai nuovi impianti per la telefonia mobile.
La tesi di Iliad: impossibile partire senza il via libera definitivo
Diversa la ricostruzione di Iliad. La società ha sostenuto che non fosse materialmente possibile avviare i lavori prima della definizione finale delle prescrizioni dell’Enac.
Il primo nulla osta dell’ente arrivò nel settembre 2023, ma con indicazioni tecniche precise. Iliad chiese poi una modifica di quelle prescrizioni, proponendo una soluzione diversa. La risposta definitiva arrivò solo il 22 ottobre 2024, quasi un anno dopo.
A quel punto, nel novembre successivo, la società comunicò l’avvio delle attività, anche se il termine ultimo per iniziarli era ormai passato da 3 mesi..
Secondo l’azienda non c’era alcuna inerzia. C’era invece un iter ancora aperto, legato a un parere essenziale perché collegato alla sicurezza della navigazione aerea.
Il TAR ha condiviso questa lettura. I giudici citano una precedente sentenza:
“il completamento dei lavori di una stazione radio base deve essere sospeso in presenza di un evento che impedisca in maniera oggettiva lo svolgimento di tali lavori”.
“In conclusione, il termine per la conclusione dei lavori, nel caso di specie, deve essere fatto decorrere dal 22 ottobre 2024, data in cui l’ENAC
si è espresso definitivamente sulle caratteristiche dell’impianto da realizzare”.
Il punto decisivo: i tempi ripartono da ottobre 2024
È qui che si concentra il cuore della decisione. I giudici hanno stabilito che, in questo caso, il termine per realizzare l’impianto dovesse decorrere dal 22 ottobre 2024, cioè dal momento in cui l’Enac si è espresso in modo definitivo sulle caratteristiche del traliccio.
Tradotto in parole semplici: per il Tar il cronometro non era affatto scaduto quando il Comune di Grottaferrata ha ordinato la demolizione.
La conclusione è netta. L’ordinanza comunale è stata annullata. Il Comune è stato anche condannato al pagamento delle spese di giudizio.
Grottaferrata ora ha due torri
La vicenda nasce in un’area delicata.
Da una parte c’è il tema della copertura telefonica e della necessità di rafforzare la rete. Dall’altra ci sono i timori dei cittadini e delle associazioni per l’impatto di un traliccio alto 30 metri in una zona che, secondo le contestazioni emerse nei mesi scorsi, tocca un contesto paesaggistico molto sensibile.
Cambia in pratica lo skyline di Grottaferrata, che era caratterizzato dal campanile dell’Abbazia di San Nilo, unico esempio greco-bizantino in Italia, si trova oggi con una seconda torre.
Su questo punto la sentenza non entra nel terreno politico o simbolico della discussione cittadina. Il Tar si concentra su un aspetto preciso: capire se il Comune potesse davvero dichiarare decaduta l’autorizzazione e ordinare la demolizione. La risposta è stata no.
Una sentenza che pesa anche oltre questo caso
La decisione va oltre il singolo impianto. Perché conferma una linea già emersa in altri contenziosi simili: quando ci sono passaggi tecnici o autorizzazioni sopravvenute che impediscono in concreto l’avvio dei lavori, il tempo non può essere conteggiato in modo automatico contro il gestore.
Per Grottaferrata è un altro capitolo di una battaglia ormai ricorrente sulle antenne. Per il Comune è una sconfitta in tribunale. Per Iliad è invece un via libera pesante, che rimette in moto un progetto rimasto a lungo impigliato tra prescrizioni, contestazioni e carte bollate.
E per i cittadini resta aperta la questione più ampia: come conciliare il bisogno di infrastrutture digitali con la tutela del paesaggio e dei luoghi simbolo della città. Su questo terreno la partita politica e amministrativa, al di là della sentenza, è tutt’altro che chiusa.
Leggi anche: Antenne dei telefonini: un traliccio di 30 metri incombe su Grottaferrata e l’Abbazia di San Nilo























