La sostanza, con un alto grado di purezza, avrebbe potuto fruttare circa 150 dosi destinate allo spaccio. L’intervento è stato eseguito dagli investigatori del IX Distretto Esposizione, che da tempo monitoravano l’abitazione sospettata di essere utilizzata come deposito della droga.
Il “Fortino” di Santa Palomba
L’operazione è avvenuta in una zona residenziale di Santa Palomba conosciuta come “il Fortino”. Il nome particolare è dato dal fatto che l’area residenziale assomiglia per forma ad un antico accampamento romano (Castrum), con tanto di ‘difese perimetrali’.

L’accesso all’area, inoltre è facilmente controllabile da una sola posizione. Una caratteristica che, secondo gli investigatori, rende il luogo particolarmente adatto a chi vuole gestire attività di spaccio.
L’area residenziale, tra via dei Papiri e via degli Astrini, è interamente circondata da capannoni di attività industriali e commerciali.
Un’operazione che ricorda un assedio medievale
L’operazione è nata da un’attività investigativa durata diverse settimane. Gli agenti del distretto, profondi conoscitori del territorio, avevano concentrato l’attenzione su una delle abitazioni delle palazzine popolari di Santa Palomba.
Il modo in cui gli agenti hanno deciso di intervenire richiama, per certi aspetti, le strategie degli assedi medievali.
Prima dell’ingresso nell’appartamento, infatti, i poliziotti hanno circondato con discrezione l’intero complesso di palazzine, controllando tutte le possibili vie di fuga.
Solo quando l’obiettivo è stato completamente isolato, gli investigatori hanno deciso di avvicinarsi alla porta dell’abitazione.
Una tattica pensata proprio per impedire che eventuali complici potessero allontanarsi o che la droga venisse portata via. Un’azione che ha portato di fatto alla “caduta” del cosiddetto fortino.
La Polizia ha quindi bussato alla porta dell’appartamento sospetto.
Proprio in quei momenti è avvenuto un episodio decisivo.
Il tentativo di disfarsi della droga
Davanti agli occhi degli agenti, da una finestra dell’abitazione è stata lanciata una borsa termica di grandi dimensioni.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la donna avrebbe tentato di liberarsi rapidamente della droga. Pensando di essersi disfatta di ogni prova, ha quindi aperto la porta di casa agli agenti con apparente tranquillità.
La perquisizione dell’abitazione non ha inizialmente portato al ritrovamento di sostanze stupefacenti. Ma gli investigatori avevano assistito al lancio della borsa dalla finestra.
La borsa termica è stata quindi recuperata all’esterno dell’edificio.
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All’interno gli agenti hanno trovato una piccola cassaforte che conteneva la sostanza stupefacente e il materiale necessario per preparare le dosi. Si trattava di circa 30 grammi di cocaina.
Gli accertamenti successivi hanno stabilito che la sostanza aveva un grado di purezza del 78%. Un livello molto alto che, secondo gli investigatori, avrebbe consentito di ricavare circa 150 dosi destinate allo spaccio.
L’arresto e la convalida
Al termine degli accertamenti la donna, 35 anni e di origine peruviana, è stata arrestata con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
La misura è stata successivamente convalidata dall’autorità giudiziaria nelle aule del tribunale di Piazzale Clodio, dove si svolgono le udienze del Tribunale di Roma.
Poiché la vicenda si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, nei confronti della donna resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna.
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