Tradotto in parole semplici: il Comune di Pomezia vuole rimettere mano alle regole che bloccano da anni l’edilizia di intere porzioni di città e di litorale, per riportarle dentro una nuova cornice urbanistica.
È questo il cuore vero della Delibera numero 39 del 4 marzo scorso. Un atto che, dietro il linguaggio amministrativo, dice una cosa chiara: Pomezia ha scelto di riaprire il grande cantiere politico del territorio.
Cosa sta per succedere a Pomezia
Per chiarire l’importanza di questo passaggio al ‘comune cittadino’ possiamo spiegare così cosa sta per succedere.
Esistono vecchi piani urbanistici approvati molti anni fa. Nel tempo però, per vari motivi, una parte di quei piani ha perso efficacia, soprattutto quella che serviva a garantire spazi pubblici, parcheggi, strade, verde e altri servizi.
Ora il Comune di Pomezia vuole aggiornarli con nuove varianti. Non è ancora un via libera automatico a nuove case, ma è il passaggio che può rimettere in circolo aree, volumetrie e interessi immobiliari rimasti sospesi per anni.
Nella delibera si legge infatti che “tutti i piani sopramenzionati risultano aver perso la loro efficacia decennale” e si dà mandato agli uffici di “avviare l’iter delle varianti urbanistiche”. Politicamente, il segnale è netto: l’amministrazione vuole rientrare nella partita immobiliare e governarla.
I quartieri e i comparti che tornano nel mirino
L’atto non riguarda una sola zona, riguarda un pezzo largo di Pomezia. Dentro ci sono
- Campo Ascolano,
- Martin Pescatore,
- Pomezia Centro,
- Borgo Santa Palomba
e una lunga serie di comparti industriali.
Non stiamo parlando, quindi, di una semplice correzione tecnica. Stiamo parlando di un riassetto che tocca la costa, i quartieri residenziali, il centro urbano e le aree produttive.
È qui che la decisione diventa politica, perché ogni variante urbanistica non cambia solo carte e perimetri, cambia equilibri, decide dove si potrà intervenire, decide quanto peseranno gli interessi privati, decide se verranno prima i servizi oppure le cubature.
Torvaianica resta il punto più sensibile
Il punto più delicato resta Torvaianica, non solo per ragioni urbanistiche, ma per ragioni simboliche.
Sul litorale, ogni discorso sul “riordino” viene letto dai residenti con un riflesso immediato: il timore che dietro la parola riqualificazione possa tornare la pressione edificatoria. Non è una paura astratta.
Negli ultimi due anni la stessa amministrazione ha già annunciato un nuovo piano edilizio particolareggiato per Torvaianica e il recupero di sei quartieri di Pomezia, tra cui
- Martin Pescatore basso,
- Macchiozza,
- San Pancrazio,
- Tre Cannelle,
- via dei Ciliegi
- via della Meccanica.
Quella dichiarazione andava nella direzione di una grande rimessa in ordine urbanistica. La delibera di marzo, adesso, dà un altro tassello a quella strategia.
Il rischio politico dietro la parola “adeguamento”
Il Comune di Pomezia presenta la scelta come un adeguamento necessario. E in parte lo è.
Pomezia ha un piano regolatore vecchio, una crescita disordinata alle spalle e quartieri che aspettano da anni servizi e regole certe. Ma il punto politico è un altro.
Quando si riaprono piani attuativi scaduti, si riapre anche il mercato delle aspettative edificatorie.
I proprietari tornano a sperare. I costruttori tornano a guardare quelle aree. I cittadini iniziano a chiedersi se il risultato finale sarà più equilibrio urbanistico oppure una nuova stagione di palazzi e villette plurifamiliari.
È in questo spazio che nasce l’ombra delle lottizzazioni. Non perché l’atto le autorizzi oggi, ma perché crea le condizioni per riportare quei dossier sul tavolo.
Le partite già aperte tra Torvaianica e Pomezia
Le vicende recenti mostrano bene quanto il terreno sia scivoloso.
Nell’area Torvaianica Alta-Campo Jemini si trascinano da anni contenziosi su lottizzazioni mai decollate.
Un caso ha riguardato 36mila metri quadrati di terreno e una richiesta di 1,5 milioni di euro di danni contro il Comune. Un altro ha visto una società chiedere 4,5 milioni per una lottizzazione mai partita nella stessa zona.
Entrambe le vicende raccontano una verità politica prima ancora che giudiziaria: quando la pianificazione resta sospesa troppo a lungo, il territorio diventa un campo di battaglia permanente tra attese private e decisioni pubbliche.
La vera domanda politica
La vera domanda, adesso, è semplice. Pomezia userà queste varianti per riparare gli errori del passato oppure per riaprire vecchie partite edilizie mai davvero chiuse?
La giunta Felici sostiene di voler recuperare standard urbanistici e adeguare i piani alle norme sopravvenute. È una formula corretta, ma la politica si misura sui risultati.
Se il riordino servirà a portare più strade, più verde, più servizi e meno caos, allora potrà essere difeso. Se invece diventerà il grimaldello per rimettere in moto comparti fermi e nuove spinte edificatorie, allora i timori dei cittadini rischiano di diventare realtà.
Leggi anche: Pomezia, nuovo svincolo sulla via del Mare: 1,95 milioni per cambiare l’accesso al quartiere Sedici Pini


























