Il campus sorgerà su 140mila metri quadrati, con una capacità fino a 35,2 MW e un investimento potenziale fino a 400 milioni di euro.
Alla presentazione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) era presente anche la sindaca Veronica Felici. Il progetto è stato presentato il 17 marzo, dopo il recente permesso a costruire.

Cosa farà il nuovo hub digitale
Non si tratta soltanto di un archivio tecnologico della Rai. Il nuovo data center di Pomezia nasce per custodire e gestire in sicurezza il patrimonio digitale del servizio pubblico, ma anche per ampliare la capacità cloud e i servizi di elaborazione dati distribuiti sul territorio nazionale.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare resilienza, continuità operativa e disaster recovery, offrendo nuove “availability zone” utili non solo al gruppo Rai, ma anche a imprese e pubblica amministrazione.
Per semplificare possiamo dire che tutte le produzioni Rai hanno oggi bisogno di moderne strutture informatiche ed enormi archivi digitali. Tutto ciò verrà sviluppato grazie al nuovo “data center” di Pomezia.
In questo senso, il sito di Santa Palomba punta a diventare un’infrastruttura strategica per il Centro-Sud.
Quanto costerà il Data Center di Pomezia
Il dato economicamente più rilevante riguarda l’investimento.
Secondo l’amministratore delegato di Rai Way, Roberto Cecatto, il costo complessivo dell’operazione potrà arrivare fino a 400 milioni di euro.
Il modello sarà però progressivo: in una prima fase si partirà con 4-5 megawatt, per un impegno stimato intorno ai 50 milioni, mentre l’estensione completa del campus porterà la potenza fino a circa 35 megawatt.
Il tempo di realizzazione indicato è di circa due o tre anni dall’avvio dei lavori.
Quanto sarà grande e come sarà organizzato
L’intervento previsto a Pomezia è di scala nazionale, ma con ricadute molto concrete sul quadrante di Santa Palomba.
Il campus occuperà un’area di circa 140mila metri quadrati e comprenderà 16 mila metri quadrati di data hall (sale che ospitano le attrezzature server) distribuiti in quattro edifici indipendenti.
Ogni edificio sarà articolato in quattro data hall da mille metri quadrati.
L’infrastruttura avrà una configurazione modulare, con quattro moduli funzionali da 8,8 MW ciascuno, per una capacità complessiva di 35,2 MW, ulteriormente espandibile.
Perché Rai Way ha scelto proprio Pomezia
La scelta di Pomezia non è casuale e va letta in chiave infrastrutturale.
Rai Way collega il progetto alla centralità dell’area romana nelle reti digitali italiane, alla vicinanza con le principali landing station dei cavi sottomarini del Mediterraneo, alla presenza di un Internet Exchange Point e alla disponibilità di connessioni in fibra ad alta capacità.
In altre parole, Santa Palomba non viene indicata solo come area disponibile, ma come punto logistico adatto a sostenere un grande polo dati, con standard elevati di affidabilità e una forte vocazione intermodale digitale.
Dall’antenna storica al campus dei dati
Per Pomezia il progetto ha anche un valore simbolico.
L’area di Santa Palomba è legata alla storia delle trasmissioni radiofoniche italiane: un documento storico Rai ricorda che già nel 1929 l’Eiar aveva impiantato in questa località un potente trasmettitore radiofonico.
Oggi quello stesso sito cambia funzione e linguaggio tecnologico: dalla diffusione analogica al trattamento del dato.
È la trasformazione di un’infrastruttura storica in un asset coerente con la nuova identità digitale del gruppo Rai e con il ridisegno produttivo del territorio pometino.
La dimensione locale e la presenza della sindaca Felici
Solo dopo i numeri, emerge il quadro politico e territoriale.
Alla presentazione del progetto al Mimit, accanto al ministro Adolfo Urso e ai vertici di Rai e Rai Way, era presente anche la sindaca di Pomezia Veronica Felici.

La sua partecipazione non è stata formale: nelle dichiarazioni diffuse da Rai Way, Felici ha rivendicato il lavoro svolto dall’amministrazione per rendere possibile l’investimento, leggendo l’operazione come un passaggio capace di consolidare Pomezia come polo attrattivo per infrastrutture avanzate e innovazione.
Per Santa Palomba, in particolare, significa uscire dalla memoria industriale del Novecento per entrare stabilmente nella geografia del digitale.
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