È questo il punto più rilevante che emerge dalla sentenza pubblicata il 17 marzo dal Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado della Giustizia Amministrativa.
I giudici amministrativi non hanno dato un via libera edilizio, ma hanno chiarito un passaggio decisivo: la precedente pronuncia del TAR del Lazio non chiude la porta alla ricostruzione e non può essere usata come un giudicato definitivo contro i proprietari.
Il locale era andato completamente distrutto da un incendio che, nel luglio 2024, aveva mandato in cenere la struttura in legno di via Spiaggia del Lago 24. era accaduto prima della sentenza

La guerra giudiziaria al TAR
La vicenda giudiziaria nasce da un’ordinanza di demolizione emessa dal Comune di Castel Gandolfo nel 2019 su opere ritenute abusive all’interno del ristorante.
Quel provvedimento era stato impugnato davanti al TAR del Lazio. Nel frattempo, però, il quadro è cambiato radicalmente.
Parte delle opere era già stata rimossa e poi il ristorante è stato distrutto dal rogo dell’estate del 2024. Per questo il TAR aveva dichiarato improcedibile il ricorso: secondo il primo giudice, non aveva più senso discutere della demolizione di un immobile non più esistente.
Nella stessa sentenza il TAR aveva anche richiamato il tema della presunta inedificabilità dell’area per dieci anni.
Perché il Consiglio di Stato apre uno spazio nuovo
Il Consiglio di Stato non ha ribaltato la decisione processuale del TAR. Ha però fissato un punto molto importante.
La sentenza di primo grado, essendo una pronuncia di rito, non decide il merito della controversia e non produce un vincolo definitivo tra le parti.
Tradotto: le frasi del TAR sulla possibile inedificabilità per i prossimi 10 anni non valgono come una pietra tombale sulla ricostruzione del Wunderkammer prima di quel termine decennale.
I giudici d’appello hanno spiegato che quelle motivazioni non hanno forza di giudicato sostanziale e non possono impedire, da sole, la richiesta di nuovi titoli autorizzativi.
I 10 anni non sono un blocco già deciso dai giudici
È qui che si concentra la vera novità. Il Consiglio di Stato non afferma che i proprietari debbano attendere dieci anni prima di muoversi. Dice, al contrario, che quel tema non è stato deciso in modo vincolante in questo processo.
Di conseguenza, i proprietari possono presentare le dovute richieste al Comune di Castel Gandolfo senza essere fermati da questa sentenza come se contenesse già un divieto definitivo di ricostruzione.
Sarà l’amministrazione, eventualmente, a doversi esprimere con un nuovo atto, motivato e autonomo, sulla base delle norme urbanistiche, ambientali e paesaggistiche applicabili al caso concreto.

Cosa succede adesso per il ristorante sul Lago Albano
La strada, quindi, non è chiusa. Ma dovrà passare da un nuovo procedimento amministrativo.
Se il Comune di Castel Gandolfo dovesse negare permessi o autorizzazioni per ricostruire il Wunderkammer, dovrà farlo con un provvedimento specifico.
E quel provvedimento potrà essere impugnato, eventualmente, davanti al giudice amministrativo.
In questo senso la sentenza del Consiglio di Stato segna una svolta chiara. Non promette la rinascita automatica del ristorante di legno sul Lago Albano, ma dice che quella possibilità resta aperta.
Ed è un passaggio che, dopo l’incendio e dopo anni di contenzioso, cambia davvero il peso della partita.
Leggi anche: Il più famoso locale del Lago Albano, tra lago che arretra e ricorsi: la decisione che pesa sul suo destino
























