Dopo il caso di via Ercolano, la nuova ordinanza comunale accende i riflettori su via San Sebastiano, la via del cimitero, nonché arteria di connessione tra l’Appia Nuova e Pavona.
Il Comune di Castel Gandolfo introduce un pacchetto preciso: limite a 30 chilometri orari, posa di rallentatori di velocità e segnaletica di pericolo per l’anomalia altimetrica della strada.
Non un intervento isolato, ma un altro tassello di una strategia che il Comune definisce esplicitamente collegata ad “altri analoghi interventi” sul territorio.
Dopo via Ercolano, il secondo capitolo
Il precedente è recente e politicamente significativo. A inizio febbraio era stata annunciata la Zona 30 sperimentale su via Ercolano, il tratto che collega il Palazzo Pontificio e il borgo storico alla via Appia Nuova, con dossi, segnaletica di pericolo, nuovi attraversamenti pedonali e dissuasori contro la sosta irregolare.
Ora il baricentro si sposta più a sud-est, su una strada meno simbolica ma altrettanto sensibile, usata da residenti e pendolari come cerniera tra il territorio comunale e Pavona.
Il messaggio, però, è lo stesso: la sicurezza viene affidata sempre meno ai soli controlli e sempre più alla conformazione fisica della strada.
Un disegno che parte da lontano
A guardare meglio, la scelta di oggi non nasce nel vuoto.
Già nel 2017, nel tratto dell’Appia Nuova compreso tra località Villetta e l’incrocio con via Ercolano, era stata avviata una riduzione del limite a 30 km/h, all’interno di un pacchetto deciso dopo una serie di incidenti gravi.
La novità del 2026 è che quel metodo, allora circoscritto a un punto critico, sembra trasformarsi in una grammatica amministrativa più ampia. Prima via Ercolano, ora via San Sebastiano. Più che singole ordinanze, comincia a emergere una rete di corridoi lenti attorno agli accessi più esposti del paese.
Perché proprio via San Sebastiano
Nel documento allegato, il Comune di Castel Gandolfo descrive via San Sebastiano come una strada locale a doppio senso, priva di marciapiedi, con carreggiata ridotta, andamento altimetrico marcato e diverse confluenze a raso.

In altre parole: una strada che tollera male velocità elevate, soprattutto quando i veicoli si incrociano o quando entrano ed escono dalle residenze.
Su questo sfondo arrivano i dossi, che per strade con limite pari o inferiore a 30 km/h devono rispettare misure precise fissate dal regolamento: larghezza non inferiore a 120 centimetri e altezza non superiore a 7 centimetri. È la tecnica, qui, a diventare politica della mobilità.
Costi, tempi e la vera prova
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C’è però un punto che resta aperto: la copertura economica.
L’ordinanza di marzo definisce la cornice del progetto, ma non allega ancora un quadro economico dettagliato, nè indica il numero dei rallentatori da installare. Dispone invece che sia l’Area tecnica comunale a posare la segnaletica almeno 48 ore prima dell’entrata in vigore.
La prova decisiva, adesso, sarà capire se la seconda Zona 30 sperimentale resterà un episodio o diventerà il modello con cui Castel Gandolfo ridisegnerà i suoi assi più delicati.
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