Pacchioni ha portato a termine l’impresa in questo mese di marzo. Ha scelto di raccontarla in un’intervista alla redazione de Il Caffè.

Un racconto che parte dai suoi primi passi tra maratone e trekking, fino ad arrivare al traguardo raggiunto in una delle competizioni più dure del panorama internazionale.
E per lui non è un punto d’arrivo. Lo sguardo, infatti, è già rivolto ai prossimi obiettivi, con nuove sfide all’orizzonte.
Giulio Pacchioni alla Lapland Arctic Ultra: dall’inizio 15 anni fa agli studi che aiutano
Il rapporto tra Giulio e la montagna non è cosa nuova, anzi ha inizio 15 anni fa. Lì ha capito che certi paesaggi e certi luoghi ti rimangono dentro e non ti lasciano più.
Ho iniziato a fare percorsi in montagna 15 anni fa. Ora ne ho 35, ma adesso come allora ho la forte passione per il trekking e le escursioni. Ci tengo a specificarlo: non sono un maratoneta.
Quello che faccio è grazie al trekking e alla preparazione che c’è dietro. Ti insegna a stare in un ambiente selvaggio da solo.
Inoltre, una netta preferenza è sempre stata chiara per Giulio.
Ho volutamente scelto il trekking e non la maratona. La corsa classica su strada non mi ha mai preso. Ecco, un’ultramaratona è un grande trekking, ci sono vari fattori.

Il fascino della montagna e della neve non ha mai abbandonato Giulio. E il suo percorso triennale di studi in Scienze forestali lo aiuta notevolmente in queste sue maratone.
I miei studi sono decisamente d’aiuto in quello che faccio. Sapere di più sugli ambienti che mi circondano, anche in aspetti più tecnici mi porta a coglierne più aspetti possibili.
Anche avere un migliore orientamento nei vari sentieri. Non è cosa da poco. Nel caso della Lapland, il percorso è comunque ben definito, è complicato perdersi. Tuttavia capita che in altre tratte ci siano difficoltà di questo tipo.
La Lapland Arctic Ultra di Giulio Pacchioni: il cuore oltre l’ostacolo in 91 ore
Addentrandoci nei particolari di questa storia, Giulio fa capire cosa significhi affrontare una maratona del genere tra insidie e paure, ma anche consapevolezza della propria forza.
In primis, la Lapland Arctic Ultra ha delle particolarità.
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LUMA COLORIFICIO LATINAAllora, la Lapland Arctic Ultra che ho portato a termine consiste in un percorso di 185 km nella parte svedese della Lapponia.
Può avere anche altre lunghezze, come ad esempio 20 km o 500 km. Va completata in autonomia in un tempo massimo di sei giorni (Giulio c’è riuscito in 91 ore, meno di 4 giorni, ndr).
Ogni partecipante ha con sé una slitta di circa 20 kg in cui c’è tutto il necessario come acqua, cambi di vestiti, assistenza medica di base per eventuali urgenze.
Oltretutto, in questo percorso ad anello, ci sono tre punti di controllo. Qui dei funzionari controllano il tuo stato di salute, eventuali geloni a mani e piedi, stati di ipotermia o simili.
In questa esperienza è fondamentale anche il modo in cui si gestiscono energie e alimentazione. Pacchioni in questo senso chiarisce degli aspetti fondamentali.
L’alimentazione è importantissima. Direi che le calorie giornaliere devono ammontare intorno alle 8.000.
Non è applicabile uno stile alimentare normale con 3 o 4 pasti al giorno. Sarebbe troppo pesante, arrivando magari anche a nausea e bisogno di fermarsi.
Io mangiavo ogni mezz’ora, con tre o quattro bocconi dolce o salato. Questo per bilanciare i valori nutrizionali.

Pacchioni per prepararsi alla maratona artica ha svolto un allenamento specifico.
Ho scelto di allenarmi sul cammino del Gran Sasso. Conta 60-65 km è l’ho pensata come fosse una delle tre tappe della Lapland.
L’ho svolto in meno di 24 ore proprio per prepararmi a livello di tempistiche a quello che sarebbe stato in Lapponia.
Sono stato anche a Campo Felice, lì per sperimentare la camminata sulla neve, ben più faticosa di quella normale

Ovviamente in un contesto così sorgono tante difficoltà, ma alla fine si vede la luce e l’orgoglio.
Intorno a metà gara ci sono stati i momenti peggiori. Quelli dove mi son detto “Non credo di farcela”. A -20° di notte e -10° di giorno, vengono certi pensieri.
Quando però mancavano 30 km, lì ho realizzato che ce l’avrei fatta e che potevo buttare il cuore oltre l’ostacolo.
Essere il primo italiano del 2026 a completare i 185 km è stato sicuramente motivo di orgoglio e anche di sprono durante la marcia.

Sempre restando sulla preparazione di questa gara con sé stesso, Giulio ci ha raccontato quanto conti un allenamento mentale oltre che fisico.
La parte mentale è importante. Sicuramente un allenamento fisico conta, ma avere il giusto atteggiamento fa la differenza.
Io stesso ho fatto un mese prima della marcia, un percorso di Coaching Mindfullness per prepararmi mentalmente a quello che fare questa maratona comportava.
Gli obiettivi futuri di Giulio Pacchioni: ancora Lapland… ma più lunga
Un’impresa come quella dello sportivo apriliano non poteva che essere l’inizio. Infatti Giulio ha già in mente i prossimi obiettivi.
L’idea è quella di svolgere il percorso da 500 km. Va svolto entro 10 giorni e concluderlo sarebbe un sogno.
Ovviamente la preparazione è totalmente differente. Aver svolto la 185 km mi ha dato modo di capire cosa voglio fare di diverso per prepararmi.
Ad esempio, in un percorso così lungo diventa fondamentale la gestione del dei dolori fisici, del riposo e del sonno. Non è per nulla sacrificabile.

E non manca un consiglio finale per chi vorrebbe affrontare un percorso del genere.
Vi direi di farlo. Non scoraggiatevi. Provateci fino all’ultimo, preparandovi bene. C’è tanta preparazione dietro, ma al traguardo arriva tanta soddisfazione.
Non ci resta che fare un grande in bocca al lupo a Giulio Pacchioni per una nuova avventura in Lapponia.
E infine una segnalazione anche allo sponsor di Giulio in questa impresa, Riparto di Aprilia. Un sostegno sicuramente importante per il 35enne di Aprilia
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