È questo il punto centrale della determina della Città Metropolitana di Roma Capitale, che ha adottato l’Autorizzazione Unica Ambientale per lo stabilimento di via Vecchia Velletri il 24 marzo.
Cosa cambia davvero
La decisione non apre la strada a un ampliamento dell’impianto esistente, piuttosto, consente a una struttura che opera da tempo sul territorio di continuare la propria attività.
Il documento, infatti, parla del rinnovo dell’autorizzazione per le emissioni in atmosfera e del nulla osta sull’impatto acustico. La durata indicata è chiara: l’autorizzazione “avrà durata di 15 anni”.
La novità più importante riguarda le polveri.
È su questo fronte che il provvedimento insiste di più. Non con formule astratte, ma con una serie di obblighi concreti.
L’obiettivo è semplice: ridurre la dispersione del materiale polverulento dentro e fuori dall’area produttiva, situata a meno di un chilometro dal centro di Marino e altre zone densamente abitate.
Dove si trova l’impianto
Lo stabilimento si trova a Marino, in via Vecchia Velletri. Un dettaglio non secondario è che l’area, come si legge nella determina, ricade “in parte” anche nel territorio del Comune di Grottaferrata.

Nel provvedimento l’attività viene descritta come produzione di “calcestruzzo pronto per l’impiego”. Quindi, in termini più comprensibili, parliamo di un impianto che prepara il materiale destinato ai cantieri.
Un impianto che resta, ma con più obblighi
Il passaggio forse più significativo del documento è quello in cui la società dichiara che, rispetto al passato, “nulla è mutato” per quanto riguarda processo produttivo, impianti e caratteristiche principali.
In sostanza, non si parla di una rivoluzione industriale, si parla invece della prosecuzione dell’attività dentro un quadro di prescrizioni ambientali più stringente e dettagliato.
C’è anche un elemento pratico da segnalare. Restano tre punti di emissione collegati all’attività dell’impianto, mentre il documento prevede “l’eliminazione del camino E4”.
È un dettaglio tecnico, ma racconta bene la logica del provvedimento: tenere sotto controllo il funzionamento dell’impianto e circoscrivere le emissioni.
La stretta sulle polveri
È qui che si concentra il cuore operativo della determina. La società dovrà adottare una serie di misure per limitare la diffusione delle polveri.
Con l'implantologia computer guidata, alternativa meno invasiva alla classica
Il documento chiede un impianto di irrigazione a pioggia lungo il perimetro e sui piazzali. Chiede che cumuli e vie di transito siano mantenuti bagnati, soprattutto quando c’è vento. Chiede anche l’umidificazione degli inerti, la presenza di barriere verdi o frangivento, la riduzione della velocità dei mezzi e la copertura con teloni dei carichi in entrata e in uscita.
Tradotto in termini semplici, il messaggio è netto. L’impianto può continuare a produrre, ma dovrà evitare che la polvere si sollevi e si disperda più del dovuto.
La manutenzione dovrà essere costante. I macchinari dovranno restare efficienti. Anche le strade interne e le aree pavimentate dovranno essere tenute in condizioni adeguate.
Controlli, verifiche e tempi stretti in caso di problemi
La determina prevede anche controlli periodici sulle emissioni.
In particolare, alcuni punti dell’impianto dovranno essere verificati con cadenza annuale. I risultati andranno poi comunicati agli enti competenti. Se dovessero emergere anomalie o guasti tali da compromettere i limiti fissati, il gestore dovrà avvisare entro poche ore.
Anche questo passaggio va letto in modo molto concreto. Non basta avere l’autorizzazione, bisogna dimostrare nel tempo che le regole vengono rispettate. È il punto che accompagna tutta la filosofia del provvedimento: continuità produttiva sì, ma con monitoraggio costante.
Le altre indicazioni contenute nel provvedimento
Nel testo si legge anche che “le acque di processo sono integralmente recuperate e riutilizzate all’interno del ciclo produttivo”.
Per le acque reflue assimilabili a quelle domestiche, invece, è previsto un adeguamento dell’impianto.
È un tema meno centrale rispetto a quello delle polveri, ma conferma che il provvedimento non guarda solo alle emissioni in aria.
Il senso politico e pratico della decisione
Alla fine, la notizia si può riassumere così. La Città Metropolitana di Roma non chiude l’impianto, lo autorizza a proseguire.
Però lo fa mettendo nero su bianco una richiesta precisa: lavorare per altri 15 anni con più attenzione all’impatto esterno, soprattutto sul fronte delle polveri.
È questo il vero baricentro della determina ed è anche l’aspetto che interesserà di più ai residenti e a chi vive nelle zone vicine allo stabilimento.
Leggi anche: Marino, lo stadio comunale affidato al privato per 24 anni: 3,6 milioni di euro per rilanciarlo






















