Soldi presi dalle tasche dei cittadini
Il punto che ha acceso l’indagine è semplice da capire.
Per quell’area Ama ha sborsato circa 7,7 milioni di euro. Secondo le ricostruzioni emerse, però, il valore ritenuto plausibile era vicino ai 3 milioni.
È su questa forbice che si concentra l’attenzione dei magistrati contabili. Se quella differenza non fosse giustificata, il conto finale rischierebbe di pesare sulle risorse pubbliche, visto che AMA è un’azienda municipale interamente di proprietà di Roma Capitale e quindi dei cittadini romani.
Perché la Corte dei Conti vuole vederci chiaro
La magistratura contabile ha chiesto chiarimenti a 14 persone, tra dirigenti pubblici, manager e soggetti privati coinvolti nella compravendita. Non siamo ancora a una sentenza, siamo però in una fase in cui si raccolgono spiegazioni e difese.
Ma i passaggi riportati nelle carte sono netti. Si parla di un prezzo “esorbitante e fuori mercato” e di una situazione che sarebbe stata “facilmente e preventivamente conoscibile” da chi doveva vigilare sull’operazione.
Il nodo che avrebbe fatto salire il prezzo
Secondo la ricostruzione giudiziaria, uno dei punti più delicati riguarda un corrispettivo da 1 milione e 350mila euro tra società private, definito nelle carte “non dovuto e non previsto”.
È un passaggio importante, perché proprio lì, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbe creato uno dei meccanismi che hanno contribuito a gonfiare il prezzo finale del terreno acquistato da Ama.
In altre parole, il sospetto è che il costo dell’area sia lievitato ben oltre il suo valore reale con degli artifici finanziari.
Una vicenda spinta anche da associazioni e comitati
Sul territorio, il caso del prezzo dei terreni era stato sollevato da tempo anche da associazioni e comitati contrari all’impianto. Proprio per questo la questione del terreno pesa così tanto.
Se davvero il sito fosse stato comprato a un prezzo gonfiato, la polemica andrebbe ben oltre la singola compravendita. Toccherebbe anche il cuore del progetto, toccherebbe il modo in cui è stato gestito uno dei passaggi più sensibili dell’intera operazione.
Il punto politico e quello concreto
Per chi segue la vicenda da fuori, il punto non è tecnico, è molto concreto.
Si tratta di capire se soldi pubblici siano stati spesi con prudenza oppure no. È questo che rende l’indagine così delicata.
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Non si discute soltanto dell’impianto in sé, si discute del prezzo pagato per far partire un tassello decisivo dell’opera.
E quando in una grande operazione pubblica emerge il sospetto di aver speso troppo, il tema diventa immediatamente politico oltre che contabile.
Che cosa succede adesso
Ora gli interessati hanno tempo per presentare memorie difensive.
Ama, dal canto suo, sostiene che il prezzo fosse congruo e che l’acquisto sia stato verificato da soggetti terzi.
La partita, quindi, è ancora aperta, ma una cosa è già chiara: sulla compravendita dei terreni di Santa Palomba la domanda non è più soltanto se il termovalorizzatore andrà avanti; la vera domanda è se, per arrivare fin qui, sia stato pagato troppo.
Ed è su questo che la Corte dei Conti è chiamata a dare una risposta.
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