Il Comune di Roma Capitale ha pianificato circa 4 miliardi di euro per prolungare la terza linea della Metropolitana che attraverserà la città.
Il costo per la realizzazione del progetto delle stazioni Clodio/Mazzini, Ottaviano, San Pietro, Chiesa Nuova e relative gallerie fino a Piazza Venezia ammonta a 2 miliardi e 200 milioni di euro.
Il tracciato di queste stazioni, sarà lungo circa 4 chilometri ma la stazione Clodio/Mazzini in realtà prevederà la realizzazione di una sola fermata, ovvero quella di Mazzini.
Tutti i Pro della Metro C
La Metro C nasce con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2, il traffico in superficie e alleggerire la pressione veicolare di quartieri già saturi come Prati.
L’obiettivo è spingere sempre più cittadini a lasciare l’auto privata per affidarsi a un sistema rapido ed efficiente.
Inoltre si tratterà della prima linea automatizzata della Capitale e senza conducente.
Sul fronte della mobilità, i tempi di percorrenza tra il quadrante est e il centro si ridurranno sensibilmente, rendendo gli spostamenti quotidiani meno gravosi per migliaia di pendolari.
Non meno rilevante l’effetto sull’economia locale: lungo il tracciato si registrerà una crescita delle attività commerciali e un generale dinamismo che si tradurrà in nuove opportunità di lavoro.
Tutti i progetti della Metro C
Sono stati tanti i progetti che dagli ultimi anni hanno provato a dare forma alla Terza linea della Metropolitana di Roma.
L’idea nasce nei primi anni ’90 e nel corso del tempo cambia spesso forma.
Il progetto iniziale presentato da Roma Metropolitane nel Dicembre 2007, prevedeva la costruzione dei cantieri più vicini a Piazzale Clodio, posizionando la metro lungo Viale Mazzini all’incrocio con Viale Angelico.
In effetti il progetto della metro a Clodio, avrebbe potuto agevolare maggiormente lo spostamento dei migliaia di lavoratori che ogni giorno si recano a lavorare presso la Città giudiziaria.
Nel 2011 i progetti si sono evoluti ancora una volta, e nella versione Project Financing presentata da Metro C spa, la stazione doveva trovarsi in Piazza Bainsizza.
Dovevano essere tre le uscite, una su Viale Carso, un’altra su Via Oslavia e l’ultima su Viale Timavo.

Sicuramente questo avrebbe consentito ai cantieri di godere di un maggiore spazio, in quanto le uscite sarebbero sfociate proprio sull’ampia area della Piazza.
Ma il Comune di Roma ha successivamente pedonalizzato l’area di Bainsizza.
L’assenza di un efficace coordinamento tra i diversi dipartimenti di Roma Capitale ha impedito il corretto completamento dei lavori della Metro.
Quello che è certo è che l’area “Mazzini” dispone di ben tre Piazze/Piazzali importanti:
- Mazzini,
- Bainsizza,
- Clodio.
Per motivi legati allo spazio, alla viabilità, ai parcheggi e alla mobilità sostenibile, poteva essere più semplice progettare la metropolitana in una delle tre piazze?
Il problema dei parcheggi
Inoltre, si legge su Roma servizi per la mobilità: “La stazione Clodio/Mazzini è ubicata nel quartiere Prati, tra Viale Giuseppe Mazzini, Via Monte Santo e Via Giunio Bazzoni.
La sfida della costruzione della stazione è rappresentata dalla forte densità urbana dell’area interessata”.
Il potenziale problema derivante dai parcheggi, non era quindi poi così sconosciuto al Comune di Roma.
I lavori della Metropolitana dureranno circa un decennio e per i residenti di Prati questo è davvero limitante.
Basti pensare che già ben prima della costruzione della Metro C , per trovare un parcheggio in Prati ci si poteva impiegare anche un’ora.
Per costruire la Metro, il Comune di Roma ha eliminato alcuni posti auto situati sotto gli alberi di Via Monte Santo. Sono state tagliate anche alcune piante per fare spazio al cantiere.


Inoltre sono state chiuse al traffico alcune strade, come il tratto dal lato di Viale Mazzini che consente l’accesso a Via Giunio Bazzoni.
L’impedimento più grande include la riduzione delle corsie in Viale Giuseppe Mazzini, per via della costruzione del cantiere della Metro all’interno del suo famoso Piazzale.
Un limite importante per i residenti del circondario e per coloro che vengono a lavorare in questa zona.
L’iniziativa (poco) “Green”
All’interno del Piazzale i posti auto sono quasi del tutto inesistenti per via della costruzione del cantiere.
Inoltre la metà dei posti che potevano essere disponibili a metro conclusa, saranno sostituiti dagli alberi per la costruzione della tanto attesa Tiny Forest (micro-foresta).
Una Tiny Forest di cui i residenti non sapevano di aver bisogno visto e considerato il ricchissimo patrimonio arboreo di Prati, già grande di per se.
Gli alberi di Viale Mazzini riparavano i residenti dallo smog, garantivano prezioso ossigeno e lasciavano defluire l’assorbimento dei gas prodotto dal traffico veicolare.
Queste piante secolari sono state abbattute per creare una microforesta di cui faranno parte 259 esemplari di piante.
L’iniziativa è stata sviluppata dal Dipartimento di Biologia della Sapienza per compensare le emissioni di CO2.
Ma la domanda che sorge spontanea è: che bisogno c’era di abbattere degli alberi in perfetta salute e che già garantivano una protezione dallo smog?
Tra le iniziative del progetto c’è anche quella di ripiantare gli alberi di Viale Mazzini nelle periferie di Roma. Un fatto che lascia interdetti i residenti del quartiere.
Inoltre uno dei prossimi interventi sarà quello di ridurre la chioma degli alberi appena arrivati.
L’ennesima pratica che è molto discussa dai cittadini, che temono le conseguenze delle potature così drastiche e sono già abbastanza sopraffatti della riduzione del verde nel proprio quartiere.

Abbiamo voluto sentire anche un cittadino che riassume i pensieri e le considerazioni dei residenti nella zona.
Marco: “Ma perché l’hanno fatta qui?”
Marco abita in Via Monte Santo da quando è nato. Ha 70 anni e per decenni ha visto il proprio quartiere crescere e trasformarsi davanti ai suoi occhi, ma mai come in questo modo.
Marco risiede proprio al Civico numero 1 che si trova esattamente ai piedi del cantiere della Metro C, dove sorgerà la fermata della Metro.
Con un po di nostalgia, ci racconta cosa ne pensa del nuovo cantiere in Prati, che sta trasformando il panorama di una vita, che conosce e che ama da sempre.
I lavori per la metro C dureranno 10 anni, e lei ha la metro proprio sotto casa: ci saranno molti disagi dovuti alla viabilità?
“A un occhio obiettivo e senza voler edulcorare la situazione, perché è abbastanza pesante, si vede chiaramente il danno subìto dagli abitanti di questo quadrante, non solo per motivi di traffico.
Il problema grave è la perdita per dieci anni (finché dureranno i lavori) di circa 140-150 posti auto, che non è poco.
È grave perché la gente non potrà trovarli neanche nei suoi garage privati, che ovviamente verranno presi d’assalto”.
Certo, un disagio soprattutto per i residenti più anziani, che verrà enfatizzato ancora di più.
“Dei diritti dei residenti, come sempre, non è importato mai nulla ai politici, mi sembra evidente.
Io capisco che per legge l’interesse collettivo viene prima di tutto, ma facendo cosi si va incontro a parecchie problematiche.
Non c’è stato alcun piano del Comune per la risoluzione del problema dei parcheggi.
Non c’è stato alcun coinvolgimento dei cittadini o delle associazioni civiche per trovare da prima, una risoluzione al problema.
Volevano fare anche un parcheggio sotterraneo a Piazzale Clodio, ma a questo punto mi domando perché non ci hanno fatto la metro”
Secondo lei, poteva essere scelta un’altra zona per costruire la metro?
“Negli anni ’90 scrissi una lettera all’allora Sindaco di Roma.
Esposi la mia tesi secondo cui sarebbe stato più utile mandare la Linea Metro C da Ottaviano/Cipro verso Piazzale Clodio (Città giudiziaria) e da li all’Olimpico, dove vanno a lavorare decine di migliaia di persone a settimana.
Cosi come anche verso il Ministero degli Esteri. Forse, loro ne avrebbero giovato di più ..”
Perché la scelta è ricaduta su Via Monte Santo, secondo lei?
“Si dice che il terreno sottostante la zona di Circonvallazione Clodia non permettesse la costruzione della Metro, ma anche qui a Viale Mazzini e le vie limitrofe, il terreno è sempre stato una palude. Eppure qui, la metro la vogliono costruire.
Io ricordo bene che i politici dell’epoca, vollero premiare il passaggio per l’Auditorium Flaminio. Un investimento che costò al Comune, miliardi di euro”

Marco: “Che dolore tutti quegli alberi secolari distrutti!”
La metro ha stravolto il patrimonio arboreo di Prati, alberi che lei da residente, ha visto crescere. Era necessario abbatterli?
“Abbiamo un’amministrazione che dice a parole di essere green.
A via Barletta, sono stati distrutti platani secolari bellissimi che erano degni del lungo Senna di Parigi per quanto erano belli. E siccome non era possibile ripiantarli per quanto erano grandi, sono stati estirpati.
Ora, a Viale Mazzini decine di cipressi e cedri del Libano sono stati distrutti, per il medesimo motivo”.
Infatti il Comune vorrebbe creare una Tiny Forest, definendola un’azione “green”. Ma migliaia di alberi secolari sono stati abbattuti…
“Esattamente. Tutto questo, sta creando una zona di squallore che loro dicono diventerà di nuovo verde, grazie alla nuova “Tiny Forest” .
Ma per quanto la potranno rinverdire non potrà mai essere uguale all’originale. Il livello di alberatura che c’era prima faceva sembrare quest’area un parco.
Mi chiedo se era veramente necessario distruggere così tanti alberi.
Se la metropolitana scorre 30 metri sotto il terreno, allora forse valeva la pena spostare le stazioni d’uscita, per evitare uno scempio “green”.
Vedere distrutti degli alberi secolari, non è per nulla green. Non può che far male, non solo a chi qui c’è nato e vive da 50 anni, ma anche a tutti coloro che avevano scelto di venire ad abitare qui, proprio per la bellezza della zona”.
Ci potrebbero essere dei problemi alle infrastrutture secondo lei?
“La problematica che balza gli occhi è che gli edifici non sono tutti edifici nuovi, ci sono edifici anche degli anni 20 -30.
La metropolitana passa sotto, a 30 metri sottoterra, ma le vibrazioni che dà la talpa sono abbastanza forti e peggio ancora per chi si trova nelle vicinanze delle stazioni di uscita.
Bisogna fare delle buche profonde 30 metri per arrivare alla metropolitana, in mezzo ai palazzi.
Inoltre, qui il terreno è meglio del burro: c’era una palude.
Non dimentichiamo che durante i lavori della Metropolitana di Viale Giulio Cesare decine di palazzi rimasero lesionati.
Anche perché ripeto, ci troviamo in una zona che non è tutta cemento armato, il cemento armato arrivò praticamente con gli anni 50-60”.
L’avvio dei lavori è stato comunicato in anticipo ai residenti, dalle associazioni civiche? O ne siete entrati a conoscenza a cantiere iniziato?
“Molti come me conoscevano già la scelta di Gualtieri, speravamo sino all’ultimo che la stazione diventasse Piazza Bainsizza, dove penso proprio che avrebbe creato meno danni che non qui.
Per esempio non avrebbero tolto la quantità di parcheggi che hanno tolto nel Piazzale Mazzini o a Via Monte Santo.
La conoscenza degli abitanti da quello che ho visto, parlando con le persone, era molto bassa. I residenti non sapevano dove i cantieri sarebbero stati fatti. Ci si fermava a sapere che sarebbe passata la metropolitana.
Però, questo non vuol dire che sia stata una scelta democratica ma bensì imposta.
Chiaramente ci siamo ritrovati a dover sottostare a dei lavori dentro la nostra casa che non avevamo in programma di fare, come per esempio il nuovo impianto del gas, cosa a cui io ho cercato di oppormi”.
E così, dopo le scelte non condivise coi cittadini, tra cantieri decennali, alberi “sostituiti” e parcheggi spariti, ai residenti resta solo la promessa di una città più moderna… sempre che riescano ancora a viverci quando sarà pronta.
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