Si tratta di un impianto da oltre 37 megawatt, esteso su circa 39 ettari, l’equivalente di 80 campi da calcio circa di serie A, che ora dovrà affrontare un esame ambientale più approfondito perché, allo stato attuale, non è possibile escludere effetti pesanti sul territorio.
Un progetto enorme nel cuore dell’area agricola
Il piano presentato da Edison Rinnovabili riguarda un impianto agrivoltaico nel territorio di Velletri, con opere di collegamento elettrico che si estendono anche nei Comuni di Lanuvio e Aprilia. Le dimensioni del progetto spiegano da sole perché l’attenzione si sia alzata.
Si parla infatti di quasi 50mila moduli fotovoltaici e di un’area complessiva che sfiora i 40 ettari. A questo si aggiunge un collegamento interrato lungo circa 18 chilometri, necessario per connettere l’impianto alla rete elettrica nazionale.
Non si tratta quindi di un intervento limitato o circoscritto. È un’opera che, per estensione e caratteristiche, tocca più territori e incide su un’area vasta. Ed è proprio questo uno dei punti centrali emersi dall’istruttoria.
Perché la Regione Lazio vuole approfondire
Il messaggio che arriva dalla Regione è chiaro. La documentazione finora presentata non basta per dire con sicurezza che il progetto non avrà effetti significativi sull’ambiente.
In altre parole, prima di andare avanti servono verifiche più serie e più dettagliate.
Il nodo non è soltanto la presenza dei pannelli, a pesare sono anche tutte le opere collegate: il nuovo collegamento elettrico, la futura stazione, i cantieri e il passaggio in aree delicate dal punto di vista del paesaggio e del territorio, tutti elementi che pongono interrogativi che, secondo gli uffici regionali, non possono essere liquidati con leggerezza.
Il provvedimento non chiude la porta al progetto, però mette un paletto netto. Prima bisogna capire meglio quali conseguenze reali potrà avere.
I punti più delicati: suolo, viabilità e paesaggio
Tra gli aspetti più sensibili c’è il consumo di suolo.
Un impianto di queste dimensioni richiede spazio. E quando un progetto occupa quasi 40 ettari, la questione non riguarda solo la produzione di energia pulita, ma anche l’equilibrio del paesaggio e l’uso del territorio.
C’è poi il tema della viabilità.
Il cavidotto interrato previsto per collegare l’impianto alla rete si sviluppa per circa 18 chilometri lungo strade esistenti e attraversa più Comuni. Questo significa cantieri lunghi, interferenze con il traffico locale e possibili disagi per chi vive o lavora nelle zone interessate.
Un altro elemento importante riguarda la possibile interferenza con aree tutelate e con zone soggette a vincoli.
Nelle osservazioni raccolte durante l’iter, è stato evidenziato che la nuova stazione elettrica potrebbe interessare aree di pregio paesaggistico, comprese zone boscate, mentre l’intero tracciato ricadrebbe in un’area con vincolo idrogeologico.
Il timore dell’effetto cumulo
C’è poi un tema che negli ultimi anni è diventato sempre più centrale.
Non conta solo il singolo impianto, ma anche quello che accade quando più progetti si concentrano nella stessa zona.
La Regione Lazio richiama infatti la necessità di valutare gli effetti cumulativi.
Nel raggio di 5 chilometri, si legge negli atti, sono già presenti altri impianti da fonti rinnovabili, esistenti o autorizzati, per superfici già consistenti.
Inoltre viene citato un altro progetto in valutazione nella stessa area, il cosiddetto “Velletri Lazzaria”, da oltre 43 megawatt.
Tradotto in termini semplici, il punto è questo: un impianto, da solo, può apparire sostenibile, ma se si somma ad altri interventi simili, il peso complessivo sul territorio cambia e può diventare molto più rilevante.
Una frenata, non una bocciatura definitiva
La decisione regionale va letta per quello che è: non è uno stop definitivo al maxi impianto, ma è una frenata importante.
La Regione Lazio ha stabilito che il progetto dovrà passare attraverso una valutazione ambientale più completa, perché oggi mancano elementi sufficienti per escludere criticità su rumore, traffico, fase di cantiere, mitigazioni e impatti complessivi.
Per il territorio significa che la partita è ancora aperta.
Per il proponente significa tempi più lunghi, verifiche più approfondite e un livello di attenzione più alto.
Per cittadini e amministrazioni locali vuol dire, almeno sulla carta, maggiori occasioni per comprendere davvero quale sarebbe l’impatto di un’opera di queste dimensioni.
La domanda a cui una valutazione più approfondita dovrà dare risposta certa è: un’opera così grande può convivere con l’equilibrio del territorio senza alterarlo in modo significativo?
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