Il caso sarà discusso giovedì 9 aprile 2026 alle ore 9.30, quando i consiglieri comunali affronteranno una mozione dedicata al rischio che 130 lavoratori possano perdere il posto.
È questo il punto più pesante all’ordine del giorno per la città. Non solo per il numero dei dipendenti coinvolti, ma perché dietro quei posti di lavoro ci sono famiglie, stipendi e un pezzo importante del tessuto produttivo del territorio.
Centotrenta famiglie appese a una risposta
La vertenza Esseti non è esplosa all’improvviso. I segnali di difficoltà erano emersi già all’inizio del 2025, quando i sindacati parlarono apertamente di una situazione gravissima.
Sul tavolo c’erano stipendi non pagati, tredicesime ferme, creditori scoperti, assenza di un piano industriale e produzioni bloccate o rallentate. Tanto che i lavoratori scesero in sciopero davanti allo stabilimento di Pomezia per chiedere risposte sul proprio futuro.
Il numero che pesa di più è sempre lo stesso: 130. Sono i lavoratori che da mesi vivono dentro una crisi lunga e logorante.
Nei passaggi pubblici di gennaio 2025, la Regione Lazio parlò di una situazione che rischiava di trasformarsi in emergenza sociale.
In quel momento molti dipendenti non avevano ancora ricevuto né la tredicesima né lo stipendio di dicembre, e c’era il timore che saltassero anche le mensilità successive.
Non si trattava quindi solo di una vertenza aziendale, era già un problema che toccava la vita quotidiana di decine di famiglie tra Pomezia e il territorio vicino.
La Cassa integrazione
Nel gennaio 2025 il caso arrivò quindi in Regione Lazio, con un tavolo tra azienda, sindacati e istituzioni.
Da quell’incontro uscì l’impegno ad attivare la cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale.
Poco dopo, nei provvedimenti del Ministero del Lavoro, comparve infatti la Esseti Farmaceutici di Pomezia tra le aziende destinatarie della Cigs.
Secondo le ricostruzioni pubblicate nei mesi successivi, l’ammortizzatore era entrato in vigore il 28 gennaio 2025 e avrebbe avuto una durata di 12 mesi. Era un modo per guadagnare tempo, non per chiudere davvero il problema.
Situazione sempre più grave
A seguire, il quadro non sembra però essersi alleggerito, anzi.
Nell’estate del 2025, con un comunicato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l’Agenzia italiana del farmaco ha reso noto che era stata sospesa, su richiesta, l’autorizzazione alla produzione di medicinali per l’officina farmaceutica di via Campobello a Pomezia. Un passaggio molto pesante, perché riguarda il cuore stesso dell’attività dello stabilimento.
Un sorriso più radioso col "Trattamento illuminante" in un solo appuntamento
A questo si sono aggiunti altri segnali arrivati anche nel 2026.
Tra gennaio e febbraio, sempre in Gazzetta Ufficiale, sono state pubblicate variazioni relative ad alcuni medicinali che hanno eliminato Esseti Farmaceutici come sito di produzione o di rilascio lotti.
Letti insieme, questi atti raccontano una crisi che non si è fermata ai primi mesi del 2025, ma ha continuato a lasciare tracce concrete anche nei mesi successivi. È da qui che nasce il peso politico della discussione in Comune.
Perché il caso adesso arriva in Comune
La Esseti farmaceutici è nata nel 1956 e si è installata a Pomezia nel 2013, con uno stabilimento in Via Campobello numero 15.

La crisi si è evidenziata in maniera conclamata ad inizio 2025. E quando una crisi industriale dura mesi, smette di essere solo un fatto interno all’azienda, diventa un problema del territorio.
Pomezia si ritrova davanti a una vertenza che parla di lavoro, reddito e tenuta sociale. La Esseti è stata raccontata come una storica realtà del settore farmaceutico, attiva nello sviluppo e nella produzione di farmaci generici.
Proprio per questo la sua difficoltà pesa ancora di più su un’area che da anni lega una parte importante della propria identità produttiva all’industria.
Il cuore politico della seduta
Il punto centrale della seduta del 9 aprile sarà quindi tutto qui: capire quale posizione assumerà il Consiglio comunale davanti a una crisi che riguarda 130 posti di lavoro.
Al di là dei passaggi formali, la domanda di fondo è semplice: Pomezia vuole limitarsi a registrare la vertenza oppure intende alzare il livello della pressione istituzionale per difendere i lavoratori?
È questo il senso vero dell’approdo in aula.
Dopo mesi di scioperi, tavoli, cassa integrazione e segnali di arretramento dell’attività produttiva, la crisi Esseti non resta più chiusa dentro i cancelli dello stabilimento, ma entra nel luogo più politico della città e lo fa con un dato che pesa più di ogni altra cosa: 130 lavoratori che aspettano ancora una prospettiva credibile.
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